“Lukaku non era un talento ma più sbagliava, più si allenava duramente”
René Peeters, lo storico allenatore delle giovanili dell'Anderlecht, lascia: "Si allenava come un indemoniato. Mentre gli altri brontolavano, Lukaku voleva un'altra serie di esercizi". Dal giornale belga Hln

Db Bergamo 22/02/2026 - campionato di calcio serie A / Atalanta-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Romelu Lukaku
“Lukaku da giovane non era un talento: più sbagliava, più si allenava duramente”
Romelu Lukaku è un grande professionista. Checché se ne dica in questi giorni per una vicenda dai contorni poco chiari. In Belgio il giornale Hln dedica un articolo al ritiro di René Peeters (64 anni) storico allenatore delle giovanili dell’Anderlecht che lascia dopo 27 stagioni. Il giornale belga pubblica pillole del suo pensiero, una delle quali ovviamente è dedicata a Big Rom. L’omaggio giovedì sera allo stadio contro il Gent.
L’importanza della tecnica.
Peeters non è mai stato un uomo da fogli di calcolo. “Sono un tecnico maniacale. Il mio motto? Un controllo mancato non è un dettaglio, è un disastro. Oggi le statistiche sono essenziali, ma il talento e il controllo della palla rimangono le priorità. Bisogna amare il calcio.”
Romelu Lukaku
René Peeters ha lavorato con il giovane Romelu Lukaku. “Quando arrivò dalla Lierse, aveva difficoltà tecniche. Lukaku non era un talento puro, ma si allenava come un indemoniato. Mi allenavo con lui individualmente. Più sbagliava, più si allenava duramente.”
“Mentre gli altri brontolavano, Romelu voleva un’altra serie di esercizi. A 16 anni è passato alla squadra Under 19 di Johan Walem. Lo vedo giocare fino a 40 anni, come Ibrahimovic. E un giorno tornerà a casa”.
La generazione Under 16 di Vincent Kompany e Anthony Vanden Borre.
“A Palermo, nel complesso di Totò Schillaci, quei due hanno fatto a pezzi tutti. L’atmosfera era ostile, ma alla fine entrambi hanno ricevuto una standing ovation. Vanden Borre è un anno più giovane di Kompany, ma erano ugualmente talentuosi. Anthony spesso interpretava il ruolo del ‘duro’, ma aveva un cuore d’oro. Questo lo rendeva troppo vulnerabile per lo spietato mondo del calcio”.
Lukebakio e quelli come lui che non nascono Yamal
Peeters aveva un debole per i giocatori che non erano nati fenomeni, come Dodi Lukebakio. “Per me, Dodi sarà sempre la prova migliore che bisogna avere pazienza con i giovani. Tutti vogliono una carriera fulminea come quella di Jeremy Doku o Lamine Yamal, ma questi sono casi eccezionali. Dodi Lukebakio era disinvolto, e in prima squadra li faceva impazzire. L’ho nominato capitano della squadra riserve, e improvvisamente era il primo ad arrivare a colazione. Anch’io vengo da un quartiere operaio di Anderlecht; capivo quei ragazzi”.











