L’Italia magari è stata brutta, noiosa. Ma sempre padrona del campo

Lunare la rassegna stampa nord irlandese. Il copione non è mai stato in discussione. Si può discutere l'estetica non la sostanza

Italia

Italy's forward #11 Moise Kean celebrates with Italy's headcoach Gennaro Gattuso after scoring his team's second goal during the play-off FIFA World Cup 2026 European qualification semi-final football match between Italy and North Ireland at the Gewiss stadium in Bergamo, on March 26, 2026. Stefano RELLANDINI / AFP

L’Italia magari è stata brutta, noiosa. Ma sempre padrona del campo

Le partite, se le racconti solo con il gusto del bello, rischi di tradirle. Perché il calcio non è sempre estetica: è gerarchia, è mestiere, è quella cosa che si chiama categoria. La rassegna stampa anglosassone quest’oggi è stata generosamente paradossale. A Bergamo, ovvio, non c’era il vento di Belfast, ma un’aria più concreta, quasi operaia. E lì dentro si è vista un’Italia magari brutta, magari noiosa – come dicono da quelle parti e come abbiamo sottolineato ieri sera – ma ostinatamente padrona del tempo e dello spazio. Sessantatré per cento di possesso: non uno sfoggio, ma una presa di possesso quasi notarile. Anche perché gli irlandesi lanciavano palla avanti e le correvano indietro. Sembrava rugby. Persino Bastoni è rimasto in piedi! Diciannove tiri a otto, otto nello specchio contro uno: numeri che non incantano, ma inchiodano.

La stampa nordirlandese invece, sostiene che l’Italia fosse “alla loro portata”. È un’espressione interessante, perché dice molto più di quanto voglia ammettere. Alla portata, forse, nell’estetica. Non nella sostanza. Perché il calcio, piaccia o no, ha memoria lunga. E la memoria dice che l’Italia è una tradizione che pesa, una scuola che resiste anche quando arranca. Dall’altra parte, l’Irlanda del Nord resta una comparsa dignitosa, con tre apparizioni mondiali e l’ultima che profuma di archeologia, Coppa del Mondo 1986. Poi il vuoto Puoi anche dire che l’Italia non stupisce, che è lenta, prevedibile, perfino tediosa. Ma poi guardi il campo e scopri che la partita l’ha fatta sempre lei, che il pallone ha obbedito sempre agli stessi piedi, che il copione — pur senza poesia — non è mai davvero stato in discussione.

Ma la poesia è anacronistica. È un’Italia che insiste. Che va avanti per inerzia, ma quell’inerzia è fatta di storia, di abitudine a certi palcoscenici, di una superiorità che non ha bisogno di essere gridata. E in fondo, il calcio sa essere crudele proprio così: puoi anche sentirti alla pari, puoi raccontartela come vuoi. Poi però perdi. E il risultato resta sempre della stessa, vecchia, inelegante categoria. In Irlanda si rassegnassero, così come in Inghilterra. Gli alzammo una coppa in casa e loro si che erano nettamente superiori a noi, ma non erano l’Italia, e ci videro festeggiare.

Scrittore, giornalista e autore teatrale, con una passione profonda per la musica e il calcio, tifoso del Napoli.

ilnapolista.it © Riproduzione riservata
Correlate