Bianchini: “De Laurentiis ha cambiato la percezione del Napoli”
Il dg dell’area business del Napoli a Calcio e Finanza: "Oggi, se non vinciamo lo Scudetto, è quasi una sorpresa. Per noi è partita una terza fase, quella delle infrastrutture. Nel giro di 4-5 anni, quando le altre big italiane saranno a regime con i nuovi impianti, il gap diventerà molto difficile da colmare".

Intervistato da Calcio e Finanza, Tommaso Bianchini (direttore generale dell’area business del Napoli) ha affrontato diversi temi legati alla gestione del club azzurro.
Le parole di Bianchini
“Oggi, se il Napoli non vince lo scudetto, c’è quasi sorpresa. Ma fino a pochi anni fa era l’opposto. Ecco perché la vera vittoria di De Laurentiis è questa: aver cambiato la percezione. Il suo capolavoro è stato prima costruire una squadra che, con lo Scudetto del 2023, ha reso possibile qualcosa che sembrava impossibile, e poi, con la gestione Conte, compiere un ulteriore salto: rendere “ordinario” un fatto straordinario come la vittoria di uno Scudetto, partendo da outsider dopo una stagione difficile e superando con il mister tantissime difficoltà lungo il cammino. Anche questa volta il Presidente, scegliendo Antonio Conte come allenatore, ha rilanciato dopo un’annata negativa, dando un segnale chiaro sia all’interno che all’esterno e affidando la squadra a uno dei migliori professionisti della panchina al mondo.
Il Napoli di oggi inizia la stagione con l’obiettivo di consolidarsi stabilmente ai vertici e giocare in Champions League, restando competitivo per lo Scudetto. Perché rimanere a quel livello significa alimentare un percorso virtuoso. I cicli iniziano e finiscono, ma oggi il Napoli è una realtà calcistica riconosciuta a livello globale”
Su Conte e l’Europa
Antonio Conte è un vincente e ha portato a Napoli la sua mentalità e la sua metodologia di lavoro. Credo che la presenza di un allenatore del suo carisma sia stata fondamentale per agevolare il processo di crescita anche del brand Napoli, perché ha reso da subito ancora più credibile la percezione del Club in Italia e all’estero.
Oggi siamo entrati in una terza fase della vita del Napoli, che secondo me è la più complessa: quella della competizione in Europa. All’estero le squadre con cui ti confronti hanno fatturati doppi, tripli, quadrupli rispetto al tuo. Puoi essere anche bravissimo ma il divario economico è così ampio che diventa più difficile competere, e basta poco – un infortunio, un episodio – per uscire magari già nelle prime fasi. Il nostro allenatore, oltre un decennio fa, profetizzò che nessun club italiano avrebbe vinto la Champions per parecchi anni, e il tempo gli ha dato ragione.
Il livello si sta alzando….
Ma anche in Italia il livello si sta gradualmente alzando. Inter e Milan stanno lavorando insieme al nuovo stadio, la Roma ha annunciato il proprio progetto, la Juventus ha già l’impianto: significa che anche le altre stanno investendo per crescere strutturalmente. Noi, invece, siamo obbligati ad avviare adesso la terza fase, quella delle infrastrutture. Perché se non partiamo con l’idea di dotarci di strumenti che permettano di generare ricavi extra-sportivi al livello degli altri club, nel giro di 4-5 anni, quando le altre big italiane saranno a regime con i nuovi impianti, il gap diventerà molto difficile da colmare”.
Infine, un passaggio sui famosi diritti d’immagine
Un altro punto fondamentale del modello Napoli sono i diritti d’immagine. Ci spiega come funzionano?
“È un altro elemento che De Laurentiis ha portato dal cinema. Ed è centrale anche perché oggi non esiste solo il brand Napoli: esistono anche i brand dei singoli giocatori. Ogni calciatore è un asset, con una propria identità e un proprio valore commerciale. Faccio sempre l’esempio di Kim Min-jae: grazie a lui abbiamo aperto un mercato, quello sudcoreano, che prima non conoscevamo quasi per nulla. Questo ha portato benefici immediati, ma anche duraturi: ancora oggi esiste una fan base legata a quella stagione”.










