L’ex psicologa di Alcaraz: “Ha subito un trauma, doveva succedere. Il tennis è estenuante”
Intervistata da El Mundo: "Alcaraz non s'è mai fermato, ed è arrivato a saturazione. Anche i fuoriclasse sono essere umani"

Spain's Carlos Alcaraz hits a return to Australia's Alex De Minaur during their men's singles quarter-final match on day ten of the Australian Open tennis tournament in Melbourne on January 27, 2026. (Photo by WILLIAM WEST / AFP)
Che cos’è successo a Carlos Alcaraz da Natale ad oggi? Da quel campione invincibile e in pace con se stesso, a quello in subbuglio emotivo che urla “Voglio tornare a casa subito! Non ce la faccio più!” prima di essere eliminato da Korda a Miami? Ora che addirittura fa la vittima dei suoi avversari “tutti fenomeni”? Niente, risponde El Mundo: è il tennis, bellezza.
Ovvero: il giornale spagnolo scrive che “non importa quanto bene vadano le cose, la noia sarà sempre in agguato. Il tennis è estenuante, non c’è modo di negarlo. Dall’inizio dell’anno, Alcaraz ha trascorso a malapena un paio di settimane a Murcia tra tornei e impegni. Dalla Corea del Sud, dove ha giocato un’amichevole con Jannik Sinner, agli Australian Open; da lì al Bahrain per la preseason di Formula 1 e al Qatar per l’Atp 500 di Doha, e da lì ai due tornei Masters 1000 degli Stati Uniti. Quando era a casa, coglieva l’occasione per vedere la famiglia e incontrare gli amici per andare in kart, ma poco altro. Tennis, tennis e ancora tennis. Alla fine, doveva succedere“.
El Mundo se lo fa spiegare dalla sua psicologa, Josefina Cutillas, che ha lavorato con il numero uno al mondo fino all’età di 15 anni. “Tendiamo ad attribuire poteri soprannaturali agli atleti, ma sono umani come tutti gli altri. Carlos ha accumulato troppo stress per molte settimane, ed è arrivato un punto in cui si è sopraffatto emotivamente. Ha subito un trauma psicologico, così come avrebbe potuto subirne uno fisico. Forse gli sono mancate misure preventive, o non si è riposato a sufficienza, o non si è concentrato abbastanza sul suo benessere. È quello che potrà fare ora”.
“Quello che gli è successo non è poi così insolito o grave. Carlos è trasparente e, secondo me, questo lo rende eccezionale. Attraverso di lui, possiamo vedere quanto sia difficile essere una stella del tennis”.
“Fin da piccolo, la sua forza motrice sono sempre state le sfide, e in quel contesto prospera. Si esalta sotto la massima pressione. Ma questo non significa che non la senta. In seguito, quando la pressione si allenta, sorgono i problemi. Ad esempio, non so fino a che punto abbia gestito le emozioni della vittoria in Australia”.
La soluzione è fermarsi. Ma se decidesse di attenersi al suo programma, dovrebbe andare a Monte Carlo la metà della prossima settimana, poi a Barcellona, a Madrid e a Roma. “Logicamente, dovrebbe ritirarsi da uno dei suoi tornei, ma il tennis è estenuante; non c’è modo di evitarlo”, conclude il giornale spagnolo.










