La Lega Serie A non agisce nell’interesse del calcio italiano, il mercato a saldo zero del Napoli lo dimostra (Calcio e Finanza)
C&F: "È come il Parlamento, esistono opposizione e maggioranza, ciascuno tira acqua al proprio mulino. Punito il club più virtuoso e il no alla deroga è arrivato dai competitor per la Champions".

Db Riyadh 22/12/2025 - finale Supercoppa Italiana / Napoli-Bologna / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis
Il Napoli in questa sessione invernale ha potuto fare solo mercato a saldo zero. Il caso è diventato paradigmatico nella Lega Serie A.
Calcio e Finanza scrive:
La vicenda ha mostrato nella maniera più adamantina possibile anche ai non addetti ai lavori come la Lega Serie A non sia un comitato di saggi che opera nel bene del calcio italiano, quanto piuttosto un consesso nel quale ogni parte in causa (ovvero ogni club) bada al suo particolare e tira acqua al suo mulino. La Lega più che assomigliare a un’assise in cui si cerca di disegnare le linee guida per il bene del movimento, appare come una sorta di parlamento in cui a ogni partito politico importa essenzialmente il suo, con la differenza che se alle Camere le fazioni sono un numero abbastanza limitato e legate da coalizioni più o meno riconoscibili, in Serie A l’equilibrio è ancora più instabile visto che vi sono 20 attori diversi che mutano e cambiano alleanze a seconda delle convenienze sulla singola questione.
Spesso in Lega Serie A vengono prese decisioni che ufficialmente sono all’unanimità. Poi, però, incontrando i manager delle società nei caffè nelle vicinanze della sede, o soltanto contattandoli via telefono, si viene a conoscenza di come questa o quella società non fosse d’accordo con la decisione. Ma che poi, vistosi comunque sconfitta, ha ufficialmente aderito a questa o quella mozione per mostrare all’esterno una sorta di compattezza che fa bene all’immagine del calcio italiano.
Qui, il portale entra nello specifico caso del Napoli:
A fine dicembre, il club di Aurelio De Laurentiis aveva capito che sarebbe andato incontro a un mercato di gennaio a costo zero. Questo perché non rispettava la norma della Figc legata al costo del lavoro allargato, che mette a confronto il costo complessivo del lavoro sportivo (ovverosia stipendi, ammortamenti e costi per gli agenti) con i ricavi della società, chiedendo un valore pari al massimo allo 0,8 (ovverosia i costi dovevano essere al massimo pari all’80% dei ricavi). E invece la situazione del club partenopeo non era sufficiente visto che, complice il costoso mercato estivo, la società superava questo valore.
A questo punto per il blocco De Laurentiis aveva inoltrato una richiesta di modifica della norma al Consiglio Figc; il ragionamento della società è stato: ma come, abbiamo una liquidità disponibile di 174 milioni, la più alta dell’intera Serie A, e non possiamo spendere i nostri soldi come vogliamo a causa di un vincolo burocratico-giuridico immesso nel sistema non certo per prevenire i nostri problemi di bilancio? La deroga necessitava dell’unanimità da parte dei club per essere approvata ma la mozione non è passata in Lega per l’opposizione del Milan, che ha votato contro, quella di Inter, Juventus e Roma, che si sono astenute. Se è evidente che se una norma finisce per punire uno dei soggetti più efficienti, evidentemente è una norma quantomeno perfettibile, è altrettanto vero che qualora si fossero cambiate le regole in corsa introducendo questa deroga, si sarebbe potuti andare incontro al pericolo di creare un precedente che avrebbe potuto avere una deriva difficile da frenare.
Il punto che qui importa sottolineare è che non è casuale se le quattro squadre che hanno impedito la deroga al Napoli sono Inter, Juventus, Milan e Roma, le quattro società in lotta contro i partenopei per ottenere un posto nella prossima Champions League. E pertanto, per quanto nessuna di queste società lo ammetterà mai, il sospetto è che il ragionamento di questi club non sia stato tanto legato alla pericolosità potenziale di introdurre nuove regole in corso d’opera quanto piuttosto di non agevolare la corsa di un concorrente. Questa vicenda è paradigmatica e spiega bene come funzionano davvero le cose all’interno della stanza dei bottoni della Lega Serie A.











