Ve lo imma­gi­nate Sin­ner dire che i favoriti all’Austra­lian Open sono gli altri? Lo scaricabarile esiste solo nel calcio

La Gazzetta, giustamente, con Arianna Ravelli sottolinea i paradossi (per non dire le assurdità) della comunicazione del calcio di casa nostra

Conte Marotta Antonio Conte e l’Inter Sinner calcio

Db Villar Perosa (To) 11/08/2013 - amichevole / Juventus A-Juventus B / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Giuseppe Marotta-Antonio Conte

Ve lo imma­gi­nate Sin­ner dire che i favoriti all’Austra­lian Open sono gli altri? Lo scaricabarile esiste solo nel calcio

Lo scaricabarile dei favoriti è un giochino che esiste solo o soprattutto nel calcio. Come accade in Serie A: da una settimana assistiamo a questo fuoco incrociato di dichiarazioni in cui ciascuno affibbia il ruolo di favorito all’altro. La Gazzetta dello Sport, con la vicedirettrice Arianna Ravelli, giustamente lo fa notare:

Il gioco dello sca­rica-scu­detto, inau­gu­rato dal cam­pione in carica Anto­nio Conte: «Tutti gli altri sono più forti di noi».

La coda di stuc­che­vo­lezze è stata ine­vi­ta­bile: «No, lui è net­ta­mente favo­rito» (Beppe Marotta), «Ma che dicono, sono entrambi favo­riti, per noi arri­vare quarti sarà dif­fi­ci­lis­simo» (Mas­si­mi­liano Alle­gri). E via così (con l’ecce­zione dell’iro­nia stra­lu­nata di Luciano Spal­letti che ieri ha com­men­tato così: «Ha ragione Conte sulle strut­ture, qui alla Juve c’è la bar­riera mobile per bat­tere le puni­zioni, al Napoli era fissa…»). Tutto già visto, una tra­di­zione per­fet­ta­mente rispet­tata, tra mind games, tratti carat­te­riali inscal­fi­bili, stra­te­gie comu­ni­ca­tive. «Non siamo favo­riti» è un ritor­nello col­lau­dato, che serve a pro­teg­gere il gruppo, a spo­stare la pres­sione, a costruire una trin­cea psi­co­lo­gica con­tro aspet­ta­tive giu­di­cate ecces­sive. Fun­ziona? Spesso sì.

Ve lo imma­gi­nate Jan­nik Sin­ner che si pre­senta all’Austra­lian Open da deten­tore del titolo e dice che i favo­riti sono (tutti) gli altri big? Ma il cal­cio è un mondo adulto, si sba­glia da pro­fes­sio­ni­sti, e si comu­nica così così. Vince chi si tira più indie­tro, chi abbassa di più l’asti­cella: l’arte del depi­stag­gio è diven­tata quasi una disci­plina tat­tica.  

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