La Fifa sfida il capitalismo Usa: al Mondiale non vuole che gli stadi portino il nome degli sponsor e copre le loro scritte
Lo racconta il quotidiano tedesco Fez: la Fifa pretende nomi “puliti”, geografici, senza marchi. E così, tra Texas, New Jersey e California, il calcio mondiale si è infilato in una giungla di naming rights, identità locali e interessi miliardari

US President Donald Trump looks at the golden glove trophy next to FIFA president Gianni Infantino after Chelsea won against Paris St Germain in the FIFA Club World Cup final, at the MetLife Stadium in East Rutherford, New Jersey on July 13, 2025. (Photo by Kevin Lamarque / POOL / AFP)
Gli stadi degli Stati Uniti sono diventati piattaforme di marketing a cielo aperto. Un modello che ha funzionato fin quando il Mondiale di calcio non ha bussato alla porta. La Fifa, infatti, pretende nomi “puliti”, geografici, senza marchi. E così, tra Texas, New Jersey e California, il calcio mondiale si è infilato in una giungla di naming rights, identità locali e interessi miliardari. Ne scrive il quotidiano tedesco Faz
Il conflitto emerge con chiarezza ad Arlington, Texas. Dove risiedono i Texas Rangers, la più antica delle due squadre di baseball dello stato nella massima serie, e la squadra di football dei Dallas Cowboys, soprannominata “America’s Team”. Il nodo è tutto nella decisione della Fifa di ribattezzare temporaneamente – durante il Mondiale – l’AT&T Stadium di Arlington come “Dallas Stadium”. Una scelta che pesa ancora di più se si considera chi ha pagato davvero lo stadio. Un immobile i cui costi di costruzione, tra l’altro, sono stati sovvenzionati dai contribuenti di Arlington. Si tratta di un importo di 325 milioni di dollari (circa 276 milioni di euro). E che ufficialmente appartiene alla città.
Anche se le rigide regole della Fifa gli impongono di rimuovere ogni traccia dei detentori dei diritti di denominazione, ovvero la compagnia telefonica AT&T che versa decine di milioni di dollari all’anno per questo privilegio. Tra le altre cose, i due loghi alti 13 metri e lunghi 117 metri sul tetto retrattile devono essere coperti.
La Faz prosegue:
Che si tratti di multinazionali come quella del Mercedes-Benz Stadium di Atlanta, di società finanziarie statunitensi come So Fi a Los Angeles o Met Life alla periferia di New York, di marchi internazionali di lifestyle come Gillette (a Foxborough, fuori Boston) e Levi’s (vicino a San Jose) o di aziende poco conosciute a livello nazionale come il fornitore di energia NRG (a Houston) o la società di telecomunicazioni Lumen (a Seattle), tutte stanno cavalcando un’onda che è stata messa in moto qualche decennio fa.
Il caso degli Europei del 2024 e del naming right degli stadi
La ridenominazione temporanea degli stadi non è una pratica nuova. Né è limitata agli Stati Uniti. Ad esempio, agli Europei del 2024 in Germania, solo due dei dieci stadi – il Volksparkstadion di Amburgo e l’Olympiastadion di Berlino – hanno potuto mantenere i loro nomi originali a causa delle normative della Federazione Europea di Calcio (Uefa). Tuttti gli altri stadi avevano venduto i loro diritti di denominazione agli sponsor, come il Signal Iduna Park di Dortmund, che è stato temporaneamente ribattezzato BVB-Stadion Dortmund.
Secondo gli osservatori americani, l’attuale intervento della Fifa nello sport nordamericano potrebbe ora “causare una certa confusione”. Lo hanno ipotizzato dalla stazione televisiva locale Fox 13, con sede a Seattle. Il caso simbolo è quello della finale del 19 luglio. Qui, dove le squadre della Nfl New York Giants e Jets – ufficialmente residenti nel vicino stato del New Jersey – giocano le loro partite casalinghe, hanno inventato un nuovo nome geografico. Chiunque digiti “New York New Jersey Stadium” in una ricerca Google vedrà effettivamente l’area corretta visualizzata sulla mappa allegata sei mesi prima dell’inizio del torneo.








