Il giocatore della Primavera del Pescara a Crans-Montana: «Era complicato scappare, il passaggio era bloccato»

Al Messaggero: «Per cinque secondi ho davvero pensato che sarei morto lì dentro. Ho visto persone ustionate, il dolore, le urla»

Crans-Montana:

Mourners gather near the site of a fire that ripped through a bar during New Year's Eve celebrations in the Alpine ski resort town of Crans-Montana killing around 40 people and injuring more than 100 others, in Crans-Montana on January 2, 2026. Investigators raced on January 2, 2026 to identify the victims of a fire that ripped through a bar in the Swiss Alps town of Crans-Montana, turning a New Year's celebration into one of the country's worst tragedies. Frederic Gisler, police commander in the Wallis canton in southwestern Switzerland, told reporters that authorities had counted "around 40 people who have died and around 115 injured, most of them seriously". MAXIME SCHMID / AFP

Il Messaggero ha intervistato oggi Eliot Thelen, 18 anni, giovane calciatore della Primavera del Pescara, che era andato a trascorrere il Capodanno a Crans-Montana. Era “Le Costellation”, dove la festa è diventata tragedia e oggi è fuori dall’ospedale, con lievi ustioni a una mano, ma profonde cicatrici psicologiche.

Può raccontare quando è divampato l’incendio?

«Eravamo dentro il locale io e i miei quattro amici, ballavamo, ci divertivamo. Poi all’improvviso ho visto il fuoco. Solo quello. Ma quando me ne sono accorto era già troppo tardi».

A quel punto ha cercato di scappare?

«Era complicato andare via, il passaggio era bloccato. Volevo uscire, scappare. Ma c’erano troppe persone, nessuno capiva più dove andare. Mi sono abbassato subito, cercavo aria».

Ha avuto paura di non farcela?

«Sì. Per cinque secondi ho davvero pensato che sarei morto lì dentro. È stato un pensiero chiarissimo, improvviso».

Come è riuscito alla fine a uscire dal locale?

«Qualcuno mi ha preso la mano e mi ha tirato con forza. Non so nemmeno chi fosse, ma mi ha salvato. Grazie a quella persona sono riuscito a scappare». 

Cosa l’ha colpito di più in quel momento?

«Le persone ustionate, il dolore, le urla. Io ero senza scarpe e senza maglia, ma ho cercato comunque di aiutare i miei amici che stavano peggio di me».

Come stanno ora le persone che erano con lei?

«Male. Sono in ospedale in condizioni molto gravi. Il mio migliore amico deve essere operato, un’altra amica è in rianimazione». 

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