Binaghi: «il tennis non è più uno sport per ricchi. Sin­ner, Pao­lini e Musetti sono figli di un cuoco, di un bari­sta e di un mar­mi­sta»

Il presidente della federtennis al Corsera. Era 14esimo in Italia: «Un grande campione di tennis mi definì il più forte delle pippe. Panatta? Il nome non importa. Se investissimo nel tennis un decimo di quanto spendiamo per le Olimpiadi...»

binaghi sinner wimbledon conferenze stampa

Roma 31/01/2024 - conferenza stampa Jannik Sinner / foto Image Sport nella foto: Jannik Sinner-Angelo Binaghi

Binaghi: «Un grande campione di tennis mi definì il più forte delle pippe. Panatta? Il nome non importa»

Angelo Bina­ghi, 65 anni, da 25 è pre­si­dente della Feder­ten­nis. Figlio d’arte, il padre fondò il Ten­nis Club Cagliari negli anni ’50. Il fra­tello del nonno paterno aveva gio­cato in seconda cate­go­ria. E lui, due volte cam­pione d’ita­lia nel dop­pio misto con Paola Ippo­liti (1980 e 1983), vinse l’argento a due Uni­ver­siadi, in dop­pio con Rai­mondo Ricci Bitti. È stato n. 14 nella clas­si­fica ita­liana asso­luta.

«Gio­cavo meglio in dop­pio che in sin­go­lare, dove pagavo lo scotto dello stu­dio. La mia vera clas­si­fica era quella dei “ten­ni­sti intel­li­genti”, che si incon­tra­vano ogni anno ai cam­pio­nati uni­ver­si­tari. Lì vin­cevo sem­pre: 6 titoli in sin­go­lare e 6 in dop­pio. Un grande cam­pione mi definì il più forte delle pippe».

Chi? Panatta?

Binaghi: «Il nome non è impor­tante. Conta la sostanza: diceva che quelli come me non diven­ta­vano pro­fes­sio­ni­sti per inca­pa­cità. Non con­tem­plava che poteva essere una scelta di vita ante­porre la lau­rea alla car­riera spor­tiva».

Non ha mai desi­de­rato diven­tare pro­fes­sio­ni­sta?

«No, ma aggiungo per for­tuna, per­ché altri­menti non mi sarei lau­reato in inge­gne­ria e non sarei diven­tato pre­si­dente della Feder­ten­nis».

Ha un figlio. È ten­ni­sta?

«Roberto, come il nonno e il tri­sa­volo, ha 26 anni e si è lau­reato in Eco­no­mia in Flo­rida. Ha gio­cato a ten­nis in seconda cate­go­ria, ero pre­oc­cu­pato che potesse diven­tare un buon gio­ca­tore».

Addi­rit­tura? Per­ché?

«Per­ché non avrebbe stu­diato. E quando un ten­ni­sta ter­mina la car­riera, atter­rare sul mondo reale è un pro­blema. Il mas­simo che il ten­nis ti può dare è quando non sei troppo scarso né troppo forte: l’atti­vità ago­ni­stica ti spinge a miglio­rare, ti fa misu­rare con te stesso e con gli altri». 

«Uno Slam in Ita­lia sarà pos­si­bile quando il governo inve­stirà nelle poten­zia­lità del ten­nis. Il mini­stro dell’eco­no­mia Gior­getti mi ha rac­con­tato che ai mee­ting finan­ziari mon­diali, prima ancora di salu­tarlo gli fanno i com­pli­menti per Sin­ner e il ten­nis».

Leggi anche: Binaghi: «Quinto Slam a Roma? Un investimento statale inferiore a quello per le Olimpiadi di Milano-Cortina»

Che inve­sti­mento serve?

Binaghi: «Se oltre che spen­dere 5 miliardi per le Olim­piadi, una gran­dis­sima e bel­lis­sima mani­fe­sta­zione che dura solo qual­che set­ti­mana, pro­vas­simo a spen­derne un decimo per un bene che pro­dur­rebbe ric­chezza per i pros­simi 100 anni, allora riu­sci­remo anche a por­tare uno Slam in Ita­lia. Basta guar­dare l’impatto eco­no­mico sul ter­ri­to­rio degli Inter­na­zio­nali di Ten­nis: lo scorso anno è stato di 895 milioni di euro, quest’anno dovrebbe arri­vare a un miliardo. Il rap­porto tra un Master 1000 e uno Slam è di uno a 4: par­liamo di un impatto eco­no­mico poten­ziale di circa 4 miliardi, con extra­get­tito fiscale intorno ai 600 milioni. Quello degli Inter­na­zio­nali è di 148 milioni, senza con­tri­buti pub­blici».

Binaghi dice che oggi il tennis è anche per i meno abbienti.

Per gio­care seria­mente non serve l’alle­na­tore pri­vato?

«La pra­tica di base costa come quella del cal­cio. Le nostre quote fede­rali non aumen­tano da 10 anni. E per la prima volta quest’anno più di 2.000 delle nostre società spor­tive hanno pagato zero quote fede­rali, per­ché vir­tuose. In 25 anni i nostri tes­se­rati sono decu­pli­cati: da 122 mila a 1 milione e 250 mila. I pra­ti­canti di ten­nis e padel in Ita­lia oggi sono 6,2 milioni. Abbiamo un sistema di sup­porto pira­mi­dale che il mondo ci invi­dia. Sin­ner, Pao­lini e Musetti sono figli di un cuoco, di un bari­sta e di un mar­mi­sta». 

Correlate