Ayoub El Kaabi (l’uomo delle rovesciate): dalla Baraccopoli a capocannoniere in coppa d’Africa col Marocco

Le Parisien racconta la sua storia: aveva più fame degli altri, non era ricco. Ha scoperto il calcio a 19 anni, giocava terzino. Il suo scopritore gli disse: “sei un attaccante” e lui scoppiò a ridere

Ayoub El Kaabi

Morocco's forward #20 Ayoub El Kaabi scores a goal during the Africa Cup of Nations (CAN) group A football match between Morocco and Comoros at Prince Moulay Abdellah Stadium in Rabat on December 21, 2025. (Photo by Abdel Majid BZIOUAT / AFP)

Ayoub El Kaabi (l’uomo delle rovesciate): dalla Baraccopoli a capocannoniere in coppa d’Africa col Marocco

Dalla falegnameria ai gol che decidono la Coppa d’Africa. È la storia di Ayoub El Kaabi lavoro, fame e attese. Scoperto tardi (ha 32 anni e mezzo), cresciuto lontano dai campi veri, oggi sta decidendo le sorti del Marocco ed è capocannoniere del torneo con tre reti (uno al Comore e due allo Zambia). La storia la racconta di Le Parisien.

Faceva l’apprendista in una falegnameria di Mediouna. Un piccolo comune situato a 18 chilometri da Casablanca. Un’infanzia fatta di lavori manuali e palloni improvvisati.

Il calcio vero arriva a 19 anni. Nel 2012 accompagna un amico a un allenamento delle giovanili del Racing Athletic Club, il club più antico di Casablanca, fondato nel 1917. Lì attira rapidamente l’attenzione di Abdelhak Mendoza, allora allenatore della prima squadra e oggi presidente del club. Mendoza ricorda con precisione il momento della svolta: «Gli dissi: Ayoub, puoi avere una grande carriera calcistica, lascia perdere la falegnameria». Una scelta sostenuta anche economicamente, perché «fino ad allora non aveva altra possibilità se non lavorare da giovane, dopo essere cresciuto in un ambiente molto modesto e aver vissuto in una baraccopoli». «Era più motivato degli altri perché alcuni giocatori avevano genitori ricchi e lui no», spiega Mendoza, in un club che storicamente rappresentava l’élite coloniale, mentre il calcio popolare di Casablanca aveva altri simboli e altre identità.

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Da terzino sinistro viene spostato in attacco: «Quando gli dico che giocherà centravanti, comincia a ridere». Il giorno dopo, in amichevole, «segna tre gol». A fine partita Mendoza gli chiede: «Cosa preferisci adesso?». Con «25 gol in 33 partite» El Kaabi trascina il Racing alla promozione, poi passa al Berkane e nel 2019 al Wydad, dopo due stagioni in Cina. Nessun rancore: «Bisognava lasciarlo partire», dice Mendoza. E il legame resta, perché l’attaccante «segue ancora i risultati del club».

L’esordio in nazionale a 25 anni, l’Europa scoperta tardi «nella squadra greca dell’Olympiakos», e persino il pericolo scampato «al terremoto che ha colpito il club turco dell’Hatayspor» — Mendoza non ha mai avuto dubbi: «Se mi ascolti, giocherai in nazionale». Oggi, davanti alle rovesciate decisive in Coppa d’Africa, il presidente sorride: «Quello che vive oggi è ciò che gli avevo detto allora». E scherza ancora: «Molto bene le forbici, ora dovresti diventare sarto!». Un’altra professione simbolica per l’ex falegname diventato l’uomo-gol dei Leoni dell’Atlante.

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