Altro che Premier paradiso del bel gioco: solo cinque attaccanti tirano in media più di tre volte in una partita
Le difese contano più del gioco. Il Times: le partite sono bloccate a centrocampo, le difese ti vengono a prendere molto alto. In media gli attaccanti segnano un gol ogni 0,17 partite

Arsenal's Brazilian defender #06 Gabriel Magalhaes (L) fights for the ball with Manchester City's Norwegian striker #09 Erling Haaland during the English Premier League football match between Manchester City and Arsenal at the Etihad Stadium in Manchester, north west England, on March 31, 2024. (Photo by Darren Staples / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No video emulation. Social media in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No use in betting publications, games or single club/league/player publications. /
Il calcio moderno vive una fase di stallo tattico, segnata da una “zona morta” a centrocampo dove difese sempre più organizzate neutralizzano il gioco offensivo. La marcatura a uomo e i blocchi difensivi riducono tocchi, tiri e gol, coinvolgendo sempre meno gli attaccanti. Ne deriva un calo delle reti e partite spesso bloccate nel possesso sterile. È un “interregno tattico”, in attesa di una nuova idea capace di rompere l’equilibrio. Ne scrive il Times
Dopo una fase in cui le idee della juego de posicion (il gioco di posizione) hanno dominato, fornendo un quadro offensivo per smontare le difese, seguite poi dai principi più diretti del gegenpressing (contropressing), focalizzati sulla creazione del caos e sulla via più rapida possibile verso la porta, oggi siamo arrivati a tattiche pensate per limitare l’efficacia di entrambi gli stili: marcature a uomo, ottimizzazione dei calci piazzati e un gioco più lungo e diretto, studiato per ridurre le opportunità di pressing.
“Nella zona centrale del campo — quei 24 metri — sentiamo davvero che il gioco si è bloccato, soprattutto in Premier League”, spiega Anthony Barry, viceallenatore dell’Inghilterra. “Ora sono tutti fortissimi. Hanno tantissime informazioni. Sanno come disporsi. Blocchi medi, blocchi bassi. La partita può davvero rimanere intrappolata lì. Stiamo cercando di concentrarci molto sull’accelerare il gioco attraverso quei 24 metri, quei quattro tagli d’erba. Cambia partita dopo partita e avversario dopo avversario. L’anno scorso si era spostato: erano questi 12 metri qui, questi due tagli d’erba [ai margini dell’area di rigore]. Se dominavamo lì, allora arrivava tutta l’accelerazione”.
Scrive ancora il Times
Ma questo fenomeno del calcio “bloccato” ha effetti più ampi. Nonostante si esca da un’epoca in cui il possesso e il controllo nell’ultimo terzo di campo erano l’obiettivo principale, quelli che Opta classifica come “attaccanti” stanno segnando meno gol e sono meno coinvolti nel gioco. Gli attaccanti hanno giocato complessivamente 1.680 partite di Premier League in questa stagione e segnato 290 gol: uno ogni 0,17 partite. È il dato più basso da quando esistono le statistiche (2008-09).
Tutto è collegato: i gol derivano dai tiri; i tiri spesso dai tocchi in area; e i tocchi in area sono, appunto, tocchi. Se i tocchi complessivi diminuiscono, esiste una catena logica che spiega perché calino anche i tocchi in area, i tiri e i gol. Gli attaccanti toccano meno palloni in tutto il campo, ma se molti allenatori non si preoccupano troppo di vederli poco coinvolti nella propria metà campo, il fatto che abbiano meno tocchi nel terzo offensivo e in area di rigore è un problema.
In questa stagione ci sono solo cinque attaccanti (quattro dei quali centravanti) che tirano in media più di tre volte ogni 90 minuti. L’anno scorso erano dieci attaccanti e sei centravanti. È più faticoso arrivare al tiro, perché meno azioni di gioco aperto coinvolgono i centravanti in area. Alla luce di ciò, forse dovremmo guardare con maggiore comprensione ai centravanti che faticano a entrare in partita. Attaccanti arrivati per cifre importanti in estate, come Alexander Isak, Benjamin Sesko e Viktor Gyokeres, sono stati criticati per la difficoltà a incidere sulle partite (Sesko e Isak, va detto, hanno avuto problemi di infortuni e hanno giocato in squadre disfunzionali). I giocatori possono sempre fare di più per farsi coinvolgere, ed è importante ricordare che contribuiscono anche senza palla, occupando i difensori o attaccando la profondità per allungare il gioco e creare spazio per i compagni.











