Compagnoni: «Alle Olimpiadi di Albertville 1992 non volevo andarci, avevo paura, mi rifugiai da nonna»

A Libero: «La cosa bella della Brignone è come sta affrontando la rincorsa verso le Olimpiadi. Lo sci ha aiutato Sinner a diventare un fenomeno nel tennis».

Compagnoni

"Al Passetto" owner Giorgio Ghedina and Italian former Alpine skier Deborah Compagnoni display one of the Olympic torches from Ghedina's collection, on January 20, 2023 at his restaurant in Cortina d'Ampezzo. (Photo by Tiziana FABI / AFP)

L’ex sciatrice Deborah Compagnoni ha rilasciato un’intervista a Libero per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

L’intervista a Deborah Compagnoni

Avevi un idolo da bambina?

«Sì, Ingemar Stenmark. Mi conquistava la naturalezza della sua sciata».

A Calgary 1988, infortunata, non c’eri, hai dovuto saltare quei Giochi: fu il primo rimpianto?

«In un certo senso sì ma vedere Tomba vincere due ori, e in quel modo, fu una preparazione mentale a quello che mi sarebbe accaduto poi».

Ad Albertville 1992 la consacrazione, con l’oro in supergigante prima dell’infortunio con tanto di urlo il giorno dopo in mondovisione:

«E pensa che non volevo neppure andarci, venni convocata perché avevo già vinto gare di coppa del mondo ma fui assalita quasi dalla paura, mi rifugiai a casa di mia nonna. Per fortuna mi fecero cambiare idea».

Ti sei ritirata a soli 29 anni: oggi gareggiano fino a 35 e oltre. Rimpianti?

«Ma no. Sono tempi diversi, prima di me una sciatrice a 25 era già passata, oggi basta guardare quel fenomeno della Vonn. L’esperienza sopperisce agli anni che passano se c’è la salute piena».

A Milano-Cortina quali sono le reali possibilità dell’Italia?

«Tante e in molte discipline, anche se l’infortunio della Bassino ci ha privato di una possibile medaglia. Però le Olimpiadi non sono soltanto lo sci. Un nome su tutti? Arianna Fontana nello shorttrack, è una campionessa infinita anche lei».

La Goggia giocherà in casa, in tutti i sensi:

«Sofia ha un’esperienza e una capacità di programmarsi che fa davvero ben sperare. E poi sulla pista Olimpia di Cortina è a suo agio, la conosce metro per metro. Farà benissimo».

E Federica Brignone? Pensi che ce la faccia a gareggiare?

«Lei viene da un infortunio pesante ma la cosa bella è come sta affrontando questa rincorsa, spero tanto che ci sia e in piena forma. Io ho sofferto, mi sono rotta le ginocchia più volte e per questo faccio un tifo particolare per lei».

Essere stato un campioncino di sci ha aiutato Sinner a diventare un fenomeno nel tennis?

«Ne sono convinta, essere stati bravi da ragazzini in uno sport dà una spinta unica se si cambia disciplina, soprattutto se professionistica. Nei movimenti laterali e nell’intuito che mette in certi colpi penso che Jannik debba parecchio allo sci, dove a 10 anni era una promessa».

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