Sinner e Alcaraz l’era dei “Big-Two”, gli avversari resistono massimo un’ora e poi crollano (CorSera)

Il terzo incomodo è ancora non pervenuto: i giovani Mensik, Fonseca e Tien non sono completi. La superiorità di Jannik e Carlos è meccanica, frutto di qualità innate..

sinner alcaraz

Italy's Jannik Sinner (R) winks at Spain's Carlos Alcaraz ahead of their men's singles final tennis match on the fourteenth day of the 2025 Wimbledon Championships at The All England Lawn Tennis and Croquet Club in Wimbledon, southwest London, on July 13, 2025. (Photo by HENRY NICHOLLS / AFP)

Jannik Sinner e Carlos Alcaraz si sfideranno oggi alle 18 per la finale dell’Atp Finals di Torino, dopo aver battuto rispettivamente Alex De Minaur e Felix Auger-Aliassime.

Non c’è ancora un terzo incomodo tra Sinner e Alcaraz

Il Corriere della Sera scrive:

“Si fa presto a dire scarsi. Le due semifinali di questo ultimo torneo della stagione tennistica hanno riproposto il solito tema. Appena usciti dall’era dei Big Three, ha scoperto l’acqua calda uno sconsolato Taylor Fritz, «siamo entrati nell’epoca dei Big Two». Lo diceva con aria sconsolata, comprensiva dell’imbarazzo di non essere all’altezza di Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. Gli stessi dirigenti dell’Atp si chiedono oggi quando arriverà il terzo incomodo, per dare più sapore a eventi che quest’anno sono stati una lunga traversata del deserto in attesa dell’epilogo annunciato e previsto da tutti. Le partite di ieri ne sono state una prova. La superiorità che esprimono «quei due» non è tattica, ma meccanica, non dipende dai coach, la cui importanza è spesso sopravvalutata, ma da qualità innate. Sinner va sul dritto dell’australiano? Ottiene il punto nove volte su dieci. Rovescio di Alcaraz contro quello di Auger? Stesso risultato: il canadese ha vinto il primo scambio su quella diagonale dopo un’ora e 4 minuti di gioco.

Anche la sceneggiatura è spesso simile. L’unica strategia che il resto del gruppo riesce a sviluppare nei confronti dei primi due giocatori del mondo è la ricerca dell’aggressività, l’attacco preventivo per impedire loro di sviluppare gioco a intensità e ritmi superiori. L’incantesimo riesce poche volte. Di norma, dura un’ora, come ieri. Jannik e Carlos sono eccezioni. Pepite nascoste tra due generazioni di giocatori forti e imperfetti. Quello che li accomuna alla Santissima Trinità è la completezza nei tre fondamentali da fondocampo. Senza quella, nel tennis odierno non vincerai mai nulla di davvero importante. Anche quello che si vede oltre la generazione perduta dei giocatori nati negli anni Novanta, non mostra segni di una completezza da predestinati. Jakub Mensik ha un dritto ballerino, mentre Joao Fonseca esibisce senz’altro doti superiori, unite però a fisico e forma sospetti. L’americano Learner Tien ha testa e gambe giuste, ma colpi che gli consentono solo di resistere, quasi mai di attaccare”. 

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