Conte ha lavorato per tutta l’estate sul 3-4-2-1, poi con l’inserimento di McTominay i numeri sono crollati. Le reti da nove sono diventate tre

Napoli, l’involuzione in attacco è cominciata col passaggio al 4-3-3 (Gazzetta)
La Gazzetta, con Vincenzo D’Angelo, analizza il mal d’attacco del Napoli.
Il Napoli è tornato solido, sicuro, determinato. E credibile nella lotta al vertice. Ma da due mesi fa una fatica incredibile a trovare il gol.
Un’involuzione offensiva che non ha messo in discussione il lavoro di Conte né l’obiettivo a lungo termine del club, che resta il rientro in Champions. Ma che è chiara nei numeri e nelle performance. Nelle ultime cinque partite, il Napoli ha segnato appena tre gol. Che hanno portato in dote comunque sette punti, ma che sono alla base delle due sconfitte interne contro Atalanta e soprattutto Lazio.
Il paradosso è che l’involuzione sia cominciata con il cambio di sistema e il passaggio al 4-3-3. La spiegazione, però, c’è. Conte ha lavorato per tutta l’estate sul 3-4-2-1, puntando forte sull’interscambio esterno-trequartista per aprirsi varchi e sfruttare l’effetto sorpresa. E nelle prime cinque giornate ha messo a segno 9 reti, calciando 80 volte verso la porta e 22 nello specchio, per una percentuale realizzativa dell’11,3% e un “expected gol” da 7,9. Poi, quando ha inserito McTominay, il suo Napoli è diventato via via più prevedibile e ora fatica a trovare la via del gol. Nelle ultime cinque, i numeri sono crollati: 3 reti, 60 tiri di cui 14 nello specchio, percentuale realizzativa al 5% e 4,8 di “expected gol”.
Ravezzani: «L’inciampo del Napoli accolto con gioia in Lombardia. L’Atalanta non durerà»
In diretta a Radio Punto Nuovo, nel corso di Punto Nuovo Sport, è intervenuto Fabio Ravezzani, direttore di TeleLombardia: «L’inciampo del Napoli è stato accolto con gioia in Lombardia, dove Inter e Atalanta ne hanno subito approfittato. Conte è inciampato per troppa insicurezza e lo si nota anche dalle sue parole ogni volta in conferenza. Deve sempre ricordare la litania che gli altri sono più forti e lui deve sempre rincorrere. Lo ha fatto sempre e ovunque, ma sono espedienti. È un manoavantismo dovuta alla sua insicurezza e con la Lazio ha commesso un errore capitale creando un alibi con le riserve in Coppa Italia. Ha perso anche in campionato ed è stato colpevole in primis con le sue scelte».
«L’Atalanta favorita ora? È una grande squadra, ma non è composta da giocatori fenomenali e basta vedere le individualità. Non ha la qualità di Napoli e Inter, ma ha un ambiente tranquillo e un dittatore in panchina che tira fuori il sangue dalle rape. Non credo che l’Atalanta durerà a lungo, perché non ha campioni che dal nulla la risolvano come Kvaratskhelia o Lautaro.
Lookman? Funziona in un contesto che funziona e fa un figurone col suo talento, ma l’Atalanta resta una squadra costruita con gli scarti. De Ketelaere è stato buttato via dal Milan, idem Lookman dal Lipsia e lo stesso Retegui era arrivato a fine agosto senza offerte al Genoa… Ci fosse Conte in panchina all’Atalanta, lo ricorderebbe ogni due e tre. Il Napoli non sarà costruito per lo scudetto ma sarebbe un fallimento non arrivare tra le prime tre. Guardate alla Juve dello scorso anno: con una rosa molto più scarsa di questo Napoli e senza coppe, riuscì comunque a vincere la Coppa Italia e ad arrivare terza».