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«Luther Blissett il giocatore più triste. Si sedeva davanti alla vetrata di Milanello e guardava fuori»

Ramaccioni intervistato dalla Gazzetta: «Non parlava con nessuno, aveva sempre il magone». I cazzotti alla sua spalla di Capello

«Luther Blissett il giocatore più triste. Si sedeva davanti alla vetrata di Milanello e guardava fuori»
Former footballer Luther Blissett poses with their medal after being appointed an Officer of the Order of the British Empire (OBE) during an investiture ceremony at Windsor Castle on May 10, 2023. (Photo by Andrew Matthews / POOL / AFP)

«Luther Blissett il giocatore più triste. Si sedeva davanti alla vetrata di Milanello e guardava fuori». Parole di Silvano Ramaccioni intervistato dalla Gazzetta dello Sport.

Silvano Ramaccioni, la storia del Milan. 85 anni, 32 in panchina con i baffi. Direttore sportivo, team manager, parafulmini, uomo di calcio, gran classe, cultura, ironia. «Silvano è tanta roba», diceva il suo amico Carletto Ancelotti, che lo adorava. «Rama ha visto cose che voi umani…».

Liedholm. Com’era il Barone?

«Un vero maestro. Tassotti è diventato il grande Tassotti grazie ai suoi insegnamenti. Nils diceva ai suoi giocatori: sì, siete bravi, ma siete soltanto al primo piano. Io voglio arrivare al tetto del palazzo».

Il Milan è arrivato sul tetto del mondo con Sacchi. I rapporti con Arrigo?

«Splendidi. Ci ha insegnato a giocare in trasferta come in casa. Ogni tanto usciva dalla panca, scattava e lo bloccavo. Arrigo, vieni qui. Siediti».

Fabio Capello?

«Tosto, duro. Una volta uno dei nostri sbaglia un gol e lui che non sapeva come sfogarsi mi molla un cazzottone alla spalla. Mi ha fatto star male tutta la notte e pensavo: domani faccio le lastre. Poi è passata. Eh, ne abbiamo viste tante, scudetti e anche fagiani. Andavamo a caccia assieme».

C’è qualcuno con cui è stato male?

«Guardi, ero direttore sportivo, poi team manager. Berlusconi ha inventato questo ruolo per me. Il mio lavoro era far andar d’accordo tutti, smussare gli angoli, vivevo e condividevo i problemi con allenatori e giocatori. Silvio diceva: bisogna essere concavi o convessi a seconda delle esigenze».

Luther Blissett, anglo-giamaicano…

«Il giocatore più triste che ricordi. Non parlava con nessuno, aveva sempre il magone. Si sedeva davanti alla vetrata di Milanello e guardava fuori, come fosse sul ponte di una nave».

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