Ramaccioni intervistato dalla Gazzetta: «Non parlava con nessuno, aveva sempre il magone». I cazzotti alla sua spalla di Capello

«Luther Blissett il giocatore più triste. Si sedeva davanti alla vetrata di Milanello e guardava fuori». Parole di Silvano Ramaccioni intervistato dalla Gazzetta dello Sport.
Silvano Ramaccioni, la storia del Milan. 85 anni, 32 in panchina con i baffi. Direttore sportivo, team manager, parafulmini, uomo di calcio, gran classe, cultura, ironia. «Silvano è tanta roba», diceva il suo amico Carletto Ancelotti, che lo adorava. «Rama ha visto cose che voi umani…».
Liedholm. Com’era il Barone?
«Un vero maestro. Tassotti è diventato il grande Tassotti grazie ai suoi insegnamenti. Nils diceva ai suoi giocatori: sì, siete bravi, ma siete soltanto al primo piano. Io voglio arrivare al tetto del palazzo».
Il Milan è arrivato sul tetto del mondo con Sacchi. I rapporti con Arrigo?
«Splendidi. Ci ha insegnato a giocare in trasferta come in casa. Ogni tanto usciva dalla panca, scattava e lo bloccavo. Arrigo, vieni qui. Siediti».
Fabio Capello?
«Tosto, duro. Una volta uno dei nostri sbaglia un gol e lui che non sapeva come sfogarsi mi molla un cazzottone alla spalla. Mi ha fatto star male tutta la notte e pensavo: domani faccio le lastre. Poi è passata. Eh, ne abbiamo viste tante, scudetti e anche fagiani. Andavamo a caccia assieme».
C’è qualcuno con cui è stato male?
«Guardi, ero direttore sportivo, poi team manager. Berlusconi ha inventato questo ruolo per me. Il mio lavoro era far andar d’accordo tutti, smussare gli angoli, vivevo e condividevo i problemi con allenatori e giocatori. Silvio diceva: bisogna essere concavi o convessi a seconda delle esigenze».
Luther Blissett, anglo-giamaicano…
«Il giocatore più triste che ricordi. Non parlava con nessuno, aveva sempre il magone. Si sedeva davanti alla vetrata di Milanello e guardava fuori, come fosse sul ponte di una nave».