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Thuram prende le distanze da Acerbi: «Non è il momento di andare in Nazionale»

Dal ritiro della Francia: «Deve rimanere al club per difendersi. Bisogna sbattere il pugno sul tavolo per far capire a tutti che il razzismo è inammissibile»

Thuram prende le distanze da Acerbi: «Non è il momento di andare in Nazionale»
Db Milano 17/03/2024 - campionato di calcio serie A / Inter-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Marcus Thuram-Nunes Jesus Juan Guilherme

Marcus Thuram, attaccante dell’Inter, è intervenuto dal ritiro della Francia sul caso di razzismo che ha coinvolto Acerbi, suo compagno di squadra, e Juan Jesus. Thuram ha di fatto preso le parti del difensore del Napoli. L’accusa rivolta ad Acerbi è molto grave e a meno di una prova schiacciante che attesti la tesi dell’Italiano, sembra difficile immaginare che Juan si sia inventato tutto.

Thuram: «L’esclusione di Acerbi? In corso una procedura grave»

L’attaccante dell’Inter ha dichiarato:

«L’esclusione di Acerbi? In corso una procedura grave. Quando c’è una procedura così grave in corso, il giocatore deve rimanere al club per difendersi o per dire ciò che è successo. Non è il momento di andare in Nazionale in questi momenti».

Il francese ha sostanzialmente dichiarato che un giocatore accusato di razzismo non può giocare e rappresentare la sua nazionale. Thuram ha poi continuato:

«Sono d’accordo con Maignan quando dice che bisogna uscire dal campo. Bisogna sbattere il pugno sul tavolo per far capire a tutti che il razzismo è inammissibile».

Ricordiamo che secondo alcune ricostruzioni, al termine di Inter-Napoli, quando Acerbi cerca di spiegarsi con Juan Jesus, indica al collega sul campo proprio Thuram. Come a sottolineare l’impossibilità di usare termini razzisti quando in squadra ci sono giocatori di colore.

«È Acerbi a dover dimostrare la propria innocenza, alla giustizia sportiva basta un indizio per condannare»

Eduardo Chiacchio, avvocato esperto di diritto sportivo, alla Gazzetta dello Sport ricorda e chiarisce che la giustizia sportiva funziona in maniera diversa rispetto a quella ordinaria.

«È una strada stretta, non si parla di intenti e non ci si può appellare al fatto che sia la propria parola contro quella dell’altro. Sempre in base ai presupposti della giustizia sportiva, l’unico elemento da dimostrare è se abbia pronunciato o meno la famosa espressione: “negro”. Il giudice valuterà tutto come da prassi, anche i comportamenti del giocatore precedenti e successivi al fatto. Si chiederà anche perché Juan Jesus avrebbe mai dovuto riferire un fatto non vero. E ricordiamoci che l’onere probatorio è invertito, è Acerbi a dover dimostrare la propria estraneità ai fatti».

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