Il campione del Milan: «Il razzismo è ovunque, purtroppo. Ecco perché noi calciatori dobbiamo provare a fare qualcosa, visto che abbiamo tanta popolarità»

Rafa Leao si racconta al Corriere della Sera in una lunga intervista in cui parla del suo primo libro «Smile», in cui ha provato a spiegare ai suoi tifosi perché sorride
«C’è gente che non ha l’acqua per bere. Quando puoi camminare, hai da mangiare, magari hai qualcuno che ti vuole bene, la vita è “smile”. Io ho tutto, ho anche di più, Dio mi ha dato un dono e io gli sono grato. Il mio lavoro è giocare a pallone, ho coronato il mio sogno di quando ero bambino. Come potrei non sorridere?».
Leao spiega di provare ad essere di esempio per i giovani
«Mai surfato in vita mia. È un modo di vivere, perché il surfista prova e riprova sempre, senza arrendersi mai. L’onda prima o poi arriva. E devi essere pronto a salire sulla cresta». A 24 anni è ricco. I soldi sono importanti? «Certo, ma non sono la prima cosa. Mio padre non era ricco, ma era felice. Mi ha fatto bene andare dal Portogallo alla Francia, avevo 18 anni. Quel salto intermedio mi è servito per maturare. Lille è una città piccola. Non sarebbe stato un bene arrivare subito a Milano. Oggi è diverso, sono più grande e so cosa fare».
Il campione del Milan parla anche delle sue passioni: Auto, orologi: le piace il lusso?
«Quando vieni da dove vengo io, i soldi del primo contratto ti sembrano non finire mai, sono tanti, non hai mai visto quel numero scritto se non nei film su Wall Street. Non si deve perdere la testa. Subito dopo la casa alla famiglia, ho comprato qualcosa per me: un Rolex submariner. Il segno che ce l’avevo fatta. Ma un amico lo ha perso non so su quale aereo. Non gli ho parlato per una settimana… però è rimasto il mio migliore amico».
Leao mette in guardia sui social
Lei è una star dei social, viaggia verso i 6 milioni di follower su Instagram.
«I social sono pericolosi, non è un mondo positivo. Troppo odio, troppe cattiverie. Le cose che so non le ho imparate lì. Li uso perché devo averli per il mio lavoro, però non mi piacciono. Si sorride poco sui social».
La sua risposta a un hater razzista ha fatto il giro del mondo.
«Sui social e non solo esiste gente così, purtroppo. Manca spesso l’educazione in famiglia, a scuola. Lui non sa nemmeno cosa ha fatto. E questo è un problema: i razzisti spesso non si rendono conto di come sono».
L’italia è un Paese razzista?
«Il razzismo è ovunque, purtroppo. Ecco perché noi calciatori dobbiamo provare a fare qualcosa, visto che abbiamo tanta popolarità. Dobbiamo sfruttare questa forza, mandando messaggi. Il Milan è molto sensibile al tema. Anche nella vicenda di Maignan a Udine si è visto. Abbiamo fatto bene a comportarci così, giusto uscire dal campo».