«Ci siamo mossi con un cervello solo. Ma gli ultimi venti minuti avevamo in mente più la vittoria che la ricerca di un successo più largo»

Sarri: «C’è rammarico per non aver segnato il secondo gol, lì andremo all’inferno».
Le parole di Sarri a Prime Video.
La vittoria della saggezza tattica
«È stata la vittoria della sofferenza, la soddisfazione di aver battuto una delle squadre più forti d’Europa, c’è anche il rammarico per il risultato che poteva essere più largo».
Sarri: «L’aspetto più bello è stato lo spirito della squadra, ci siamo mossi con un cervello solo per tutta la partita, sapevamo che ci sarebbero stati momenti di sofferenza ma anche opportunità. Una l’abbiamo colta ma poi c’è un pizzico di rammarico, gli ultimi venti minuti avevamo in mente più la vittoria che la ricerca di un successo più largo».
Sarri: «Avevamo deciso di abbassare un po’ la linea di pressione e loro a volte ce l’hanno abbassata anche oltre, quella di non allungare il campo era una scelta concordata, poi loro sono abituati ad attaccare in tantissimi. Vista la qualità e la loro caratteristica abbiamo deciso di abbassare un po’ la linea di pressione».
«Tuchel ha vinto molto più di me, sa benissimo quello che deve fare, sono una squadra forte, mi hanno impressionato anche un paio di ragazzi che si sono alzati dalla panchina come ad esempio Tel. Hanno un parco giocatori straordinario. Dobbiamo avere la consapevolezza che lì andremo all’inferno».
La Lazio di Sarri fa la storia
La Lazio firma una pagina memorabile della propria storia. Batte il Bayern Monaco 1-0 in Champions League e può legittimamente sperare anche di passare il turno e quindi accedere ai quarti di finale. La squadra di Sarri merita la vittoria. Tiene molto bene il campo, con sacrificio di tutti sempre pronti a coprire e ad andare in soccorso dell’avversario. In bavaresi sono più forti ma sono gli unici tedeschi cui piace giocare solo di fino, vorrebbero entrare in porta col pallone e nove volte su dieci chi si comporta così viene bastonato. Nel corso del match si vede addirittura Hysaj saltare in velocità Sané, altro che Bastioni di Orione. Luis Alberto è spettacolo allo stato puro. Lazio che fino alla scorsa settimana era sull’orlo di una crisi di nervi.
Isaksen e Immobile stavano per uscire prima del rigore
La rete decisiva arriva nella ripresa, al minuto 69. Sarri sta per richiamare in panchina Isaksen (che ha già avuto una chance clamorosa solo soletto davanti a Neuer) e Immobile. Poi però succede che la Lazio recupera palla al limite della propria area, Felipe Anderson avvia quella che oggi si definisce transizione, palla a Immobile che al limite dell’area si impegola in una serpentina che sembra impossibile ma stasera nulla è impossibile per Ciro Immobile che poi serve Isaksen sulla cui caviglia irrompe Upamecano. L’arbitro francese non ha dubbi: rigore ed espulsione. Dal dischetto va Ciro: Neuer da una parte, pallone dall’altra. La squadra di Sarri e Lotito ha anche una buona occasione per il raddoppio ma Felipe Anderson non se la sente di tirare al volo e perde il tempo.
Il Bayern produce davvero poco, non gioca mai da squadra: è un’accozzaglia di individualità che non giocano mai insieme, ciascuno è impegnato in una partita personale. E giocando così, difficilmente si arriva non solo alla vittoria ma anche a tirare in porta.
La Lazio ora ha venti giorni fino al match di ritorno. Match in cui potrebbe trovare Mourinho sulla panchina dei bavaresi al posto del discusso Tuchel che in pochi giorni rischia di perdere Bundesliga e Champions. In quel caso, in caso di esonero con l’arrivo di Mourinho, certamente il Bayern non si metterebbe a fare accademia.