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L’arbitro è la televisione, anche Orsato si è piegato alla dittatura del Var e dei rigorini (Il Giornale)

Di qui la spiegazione didascalica alla serie dei “rigorini” che moltiplicano le polemiche e accentuano la sfiducia nei confronti dei fischietti

L’arbitro è la televisione, anche Orsato si è piegato alla dittatura del Var e dei rigorini (Il Giornale)
Db Milano 25/02/2024 - campionato di calcio serie A / Milan-Atalanta / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Daniele Orsato

L’arbitro è la televisione, anche Orsato si è piegato alla dittatura del Var e dei rigorini. Lo scrive Franco Ordine sul Giornale dopo il mezzo rigore concesso all’Atalanta a Milano.

È ufficiale: nel calcio italiano arbitra la televisione. Di qui la spiegazione didascalica alla serie dei “rigorini” che moltiplicano le polemiche e accentuano la sfiducia nei confronti dei fischietti di casa nostra. L’ultimo caso è quello di Orsato, il numero uno degli arbitri italiani, un tempo anche lui poco incline a farsi richiamare al Var (precedente: un Lazio-Milan, gol di Correa dopo un pestone su Calhanoglu, Mazzoleni lo richiama e lui amichevolmente lo manda a quel paese confermando il gol, ndc) e adesso diventato invece un solerte collaboratore di Irrati, il varista più esperto in squadra che lo richiama per l’episodio Giroud-Holm di Milan-Atalanta.

In Francia non ne possono più del Var arbitro

In Francia, dopo l’ennesima polemica arbitrale sul Var, ci si inizia a chiedere se abolirlo, come aveva suggerito in maniera provocatoria il presidente del Brest, sia poi così una follia.

L’Equipe scrive:

Le partite Lione-Nizza (1-0) e Reims-Lens (1-1) sono state al centro di turbolente proteste.

«Abbiamo immaginato un sistema più affidabile e più giusto», ha affermato Bruno Derrien, ex arbitro internazionale. «Tuttavia, lo sport non è binario. Quando è bianco, è bianco, quando è nero, è nero, ma molto spesso è grigio. Dato che bisogna prendere una decisione, la difficoltà rimane la stessa, l’abbiamo semplicemente spostata dal campo, dove gli arbitri la facevano vivere, all’immagine, soggetta agli stessi problemi di interpretazione e soggettività di prima: arbitrare è interpretare un’azione. Quando ai miei tempi ci allenavamo al Clairefontaine, lavoravamo sulle situazioni di gioco per cercare di andare verso l’uniformità delle decisioni. Ma non c’è mai stata unanimità. Perché ci muoviamo comunque in zone grigie».

A questo punto, ci si inizia a chiedere se non avesse ragione il presidente del Brest a pensare che fosse giusto fare retromarcia sul Var.

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