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L’ha decisa l’arbitro Rapuano. Ma in Arabia il Napoli ha ritrovato l’anima e archiviato (si spera) il 4-3-3

Ha vinto l’Inter al 91esimo. L’arbitraggio schizofrenico lascia il Napoli in dieci. Ma senza 4-3-3 è un altro Napoli. L’augurio è che non si torni più indietro

L’ha decisa l’arbitro Rapuano. Ma in Arabia il Napoli ha ritrovato l’anima e archiviato (si spera) il 4-3-3
Italian referee Antonio Rapuano gives a red card for Napoli's Argentine forward #18 Giovanni Simeone during the Italian Super Cup final football match between Napoli and Inter Milan at Al-Awwal Park Stadium in Riyadh, on January 22, 2024. (Photo by Fayez NURELDINE / AFP)

L’ha decisa l’arbitro Rapuano. Ma in Arabia il Napoli ha ritrovato l’anima e archiviato (si spera) il 4-3-3

Rapuano due tempi e due misure

Il vero rammarico è che a decidere la Supercoppa è stato l’arbitro. Rapuano ha diretto con due metri di arbitraggio diversi: all’inglese nel primo tempo, sorvolando su tanti cartellini gialli; molto fiscale nella ripresa in cui invece ha distribuito ammonizioni con discreta nonchalance. In questo cambio di linea, il Napoli è rimasto in dieci uomini: espulso Simeone per doppia ammonizione in pochi minuti: al 55esimo e al 60esimo. Il secondo giallo era inevitabile (un pestone ad Acerbi) ma il primo è stato senza dubbio eccessivo. Se avesse adottato anche nel primo tempo lo stesso metro della ripresa, Calhanoglu non avrebbe finito la partita.

Il Napoli ha retto anche con un uomo in meno dopo aver giocato bene in parità numerica. In dieci contro undici ha sofferto relativamente, ha chiuso tutti gli spazi. Una partita di grande concentrazione e abnegazione. A conferma che in Arabia Saudita il Napoli ha ritrovato la sua anima. Poi, però, al minuto 91, ha ceduto. Gol del solito Lautaro Martinez.

Addio 4-3-3, si spera per sempre

Ma in questo momento di rabbia e delusione (Mazzarri ha lasciato la panchina dopo il gol interista), al di là del risultato finale – che ovviamente è importante ma è stato condizionato dall’arbitraggio – la vera novità è che il Napoli torna da Riad con una serie di novità importanti. Ha ritrovato sé stesso ma soprattutto ha capito che c’è vita oltre il 4-3-3, che si può giocare senza il 4-3-3 e, anzi, è persino meglio. È una vera e propria rivoluzione che, si spera, possa avere ripercussioni sul futuro del club e della squadra. A maggio si potranno ingaggiare anche allenatori estranei al dogma del 4-3-3.

In Arabia Saudita il Napoli è tornato a essere una squadra. Come in questa stagione non si era praticamente mai visto. Un’epifania resa possibile dall’abbandono del dogma cui De Laurentiis aveva inchiodato la squadra. Sin dalla ricerca dell’allenatore, il presidente ha ripetuto fino alla noia che cercava un tecnico in grado di far giocare il Napoli con l’unico schema di gioco accettato da queste parti. Il povero Mazzarri è stato costretto a sbandierare la sua conversione al 4-3-3 per convincere Adl a ingaggiarlo come tecnico al posto di Garcia. I primi due mesi del tecnico livornese sono stati un mix tra tristezza e depressione calcistica. Accade quando qualcuno si forza a comportarsi in maniera innaturale.

Arrivati al pozzo del fondo, Mazzarri ha capito che forse era il caso di cambiare. E la difesa a tre, o a cinque, è stata un toccasana. Ha rigenerato il Napoli come nemmeno la piscina di Cocoon.

La partita

Anche stasera ha ovviamente confermato la difesa a tre. Ma non si è fermato a questo. L’invenzione del livornese è stata Politano su Calhanoglu in fase di costruzione nerazzurra. Un’intuizione da grande tecnico. A questo servono gli allenatori: a trovare le soluzioni partita per partita, non certo a ripetere all’infinito il proprio gioco in nome di un’ottusità sbandierata per coerenza. Mazzarri ha mostrato lucidità e capacità di studiare gli avversari. Inzaghi non è mai riuscito a trovare le contromisure.

Mazzarri ha schierato il Napoli col 3-4-2-1, con Zerbin al posto di Mario Rui che aveva un problema al piede. Zerbin a destra e Mazzocchi a sinistra. Una serie di sostituzioni nella ripresa ha sconvolto le formazioni. Nel Napoli sono usciti anche Kvara e Politano, sono entrati Raspadori e Lindstrom.

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