«Potrei fare l’allenatore di calcio, o il caddy nel golf». Andy Murray non ne può più del tennis
L'ex numero 1 del tennis ragiona sul suo futuro, e anche sul passato: "Il più grande errore della mia carriera è stato firmare a 12 anni con una società di procuratori"

Andy Murray, che è stato numero uno del mondo di tennis, il quarto dei cosiddetti “fab four” con Federer, Nadal e Djokovic, potrebbe l’allenatore di calcio. O, al limite, il caddy del golf. Quello che porta le mazze ai giocatori e lo consiglia durante il percorso, per capirci.
Murray è sempre stato un inglese poco british e molto originale. Ruvido e scostante, in campo e fuori. Ha già dato l’addio al tennis una volta, per problemi alle anche pressoché irrisolvibili. Poi ha deciso di continuare nonostante le operazioni e il dolore di continuare. Ora in un’intervista a Gentleman’s Journal ripresa dal Guardian parla delle prospettive del suo futuro. Ma non solo. L’ha fatto poco prima di essere costretto a ritirarsi dal torneo di Miami, per uno strappo all’inguine.
“Mi piace molto il golf, quindi essere un caddy per esempio durante nel Golf Tour sarebbe una cosa che troverei eccitante“, ha detto. “Per essere vicino ai migliori giocatori di golf, e per conoscere un sport come quello. C’è qualche crossover tra i due sport dal lato mentale, e quindi potrei essere essere in grado di aiutare un giocatore di golf. O prendere il patentino da allenatore di calcio, sarebbe divertente“
Murray ha anche detto che uno dei suoi più grandi errori in carriera è stato aver firmato per una società di management da bambino. Ora è lui che ne possiede una, la 77 Sports Management. Dice che serve in parte ad aiutare gli atleti a evitare di commettere gli errori che ha fatto lui da bambino.
“Io e mio fratello abbiamo firmato per la prima volta un accordo con una società di gestione, credo, quando avevamo 12-13 anni. La maggior parte dei genitori non ha mai sperimentato com’è avere un figlio che è anche un atleta potenzialmente di livello mondiale, quindi ti affidi agli esperti per farti aiutare e guidarti, ma non penso che le società di gestione abbiano sempre a cuore i migliori interessi degli atleti. E far firmare atleti a 12-13 anni suggerisce che è così. Un bambino ha davvero bisogno della pressione di una delle più grandi società di gestione dello sport mondiale che si prenda cura di lui a 12-13 anni? Non so se questo è il messaggio giusto da inviare”.











