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Le dieci cose di Napoli-Inter che non dimenticheremo

Il lancio di Ospina che innesca il gol. La prima volta con cinque sostituzioni. Koulibaly che rifiuta i sali minerali. Callejon con il baffetto da cinema muto

Le dieci cose di Napoli-Inter che non dimenticheremo

Uno. Il minuto di silenzio. Il silenzio nel silenzio. Un doppio vuoto. Il momento nel quale ognuno ha modo di ripensare a come ha vissuto questi mesi pesanti, drammatici. La mente rivolta a chi ha sofferto, a chi ha perso un proprio caro, un amico, il proprio medico. Un gigantesco grazie a chi è stato in trincea al posto nostro. 

Due. 3’ pt. Il calcio d’angolo di Eriksen. E allora giochiamo. Il primo gol del calcio italiano dopo il lockdown non si sa chi l’ha segnato. A lungo resta in piedi il dubbio. L’ha toccata qualcuno? Chi? Nessuno? Di Lorenzo sembra sfiorarla, ma fino a che punto è stato determinante. La più attesa fra le novità di Conte mette comunque sia il piede nel gol che porta in vantaggio l’Inter e riequilibra il risultato dell’andata.

Tre. 24’ pt. L’anticipo di Koulibaly su Lautaro. Un anticipo di tempo infinitesimale, la scelta dell’attimo giusto per sottrarre il pallone all’argentino. Koulibaly c’è. Concentrato.

Quattro. 31’ pt. La manona di Ospina su colpo di testa di Lukaku. Una parata tutta di riflesso, la risposta a chi si dice certo che non sia calcio vero e che essere rimasti fermi per tre mesi incide sui gesti tecnici e sulle condizioni atletiche. Su Ospina non incide. Otto minuti dopo si ripete su Candreva.

Cinque. 33’ pt. La mancata espulsione di Young. C’è un fallo balordo su Politano, un’entrata scomposta che ha tutte le caratteristiche per essere puntia con un’ammonizione. Un fallo visibile, plateale, a metà campo. Giallo netto, sicuro. La VAR non può farci nulla. Rocchi procede sicuro sui suoi passi nell’ignorare. L’Inter avrebbe giocato un’ora con un uomo in meno. Il sospetto è che se non ci fosse stato il giallo precedente, avrebbe ammonito. 

Sei. 41’ pt. Il rilancio di Ospina da cui nasce il pareggio. Una giocata alla Reina. Pallone raccolto e velocemente rimesso in gioco con un lancio tagliato, palla tenuta bassa, rimbalza due volte sul prato, Insigne la tocca tre volte per scappare e servire a Mertens solo. Un contropiede micidiale. Un gol breriano. 

Sette. 8′ st. La piroetta di Insigne. Mertens gli dà la palla appena dentro l’area, Loreno controlla con le spalle alla porta, si gira rapido e calcia verso il palo lontano. Una soluzione nuova nel suo repertorio.

Otto. 35′ st. La quinta sostituzione. Per la prima volta nella storia anche il Napoli va oltre i tre cambi. Sono Allan e Younes a diventare la quarta e la quinta riserva chiamate a entrare nel finale della partita. Ma la sostituzione shock è quella che porta in campo Callejon: si presenta con un baffetto da divo del cinema muto.

Nove. 36′ st. Un’altra parata strepitosa di Ospina. Salva il risultato su una botta di Eriksen più o meno dal dischetto del rigore. Sulla respinta Moses calcia alto. L’incertezza sul gol subito è totalmente riscattata. Chiude la sua serata con 8 parate, cinque su tiri da dentro l’area. Il terzo giocatore con più tocchi di palla (48) dopo Hysaj e Di Lorenzo.

Dieci. 47′ st. Koulibaly non vuole i sali minerali. Il senegalese è stremato. Ha i crampi, ma rifiuta di essere soccorso per non lasciare all’Inter la possibilità di usufruire di altri minuti di recupero. Napoli in finale con il 32% di possesso palla e con 2 tiri nello specchio della porta.

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