Ponte Morandi. Per i difensori degli indagati le prove raccolte sono inutilizzabili. Tutto da rifare

La decisione spetterà al giudice. Per la prima volta la finanza irrompe negli uffici di Atlantia. I manager di Autostrade e Spea indagati anche per i report falsi

Ponte Morandi. Per i difensori degli indagati le prove raccolte sono inutilizzabili. Tutto da rifare

Sono stati tre giorni intensi quelli appena trascorsi, sul fronte delle indagini sul Morandi e di quelle nate da essa. Proviamo a ricostruirli.

I manager Autostrade e Spea indagati anche per i report falsi

Secondo la Procura di Genova, anche i manager di Autostrade e della sua controllata Spea Engineering  avrebbero partecipato alla falsificazione dei report sullo stato di salute dei cinque viadotti situati tra Liguria, Abruzzo e Puglia.

Per questo motivo, dopo essere stati indagati per il crollo del Morandi, Michele Donferri Mitelli, ex capo delle manutenzioni di Autostrade e Antonino Galatà, ad di Spea, hanno ricevuto un avviso di garanzia anche per l’inchiesta nata da quella sulla tragedia del 14 agosto.

In particolare, Donferri, ricorda Il Secolo XIX, lavora da trent’anni per Autostrade con mansioni operative ed “ha sempre goduto della fiducia di Giovanni Castellucci”, ex ad di Aspi e ora ad di Atlantia. È ritenuto, dagli inquirenti, “la figura chiave di ogni tranche d’accertamento”. Dal canto suo, Donferri replica che non gli sono stati mossi addebiti specifici: “Non riesco a immaginare per cosa potrei essere accusato di falso”.

Esclude qualsiasi implicazione Galatà: “Sono certo d’aver agito con professionalità”, dice, rinnovando la fiducia nella magistratura.

Il blitz negli uffici di Atlantia

Un’altra novità importante è il blitz compiuto tre giorni fa dalla Guardia di Finanza negli uffici romani di Atlantia. È la prima volta che i finanzieri si concentrano sulla holding da cui dipendono sia Autostrade sia Spea.

Sono stati acquisiti i protocolli di risk management, le direttive per il mantenimento della sicurezza nelle varie branche di attività. L’obiettivo – scrive Il Secolo XIX – è quello di verificare “se la policy dell’azienda è stata adeguata e quali input sono stati forniti alle società subordinate affinché garantissero la massima prevenzione”. Soprattutto, i militari vogliono capire se Atlantia ha appurato, anno dopo anno, che le stesse direttive fossero rispettate.

Autostrade ribadisce, in una nota pubblicata sul suo sito, che tutti i ponti della rete sono in sicurezza.

“Le prove raccolte sono inutilizzabili”

Non finiscono qui le novità.

Avevamo già parlato della possibilità che, aggiungendo alla prima lista di 21 indagati altri 53 nomi, c’era il rischio che questi contestassero la mancata possibilità di partecipare all’incidente probatorio. Ebbene, durante l’udienza di mercoledì scorso, i difensori di numerosi indagati hanno sostenuto che i diritti costituzionali dei loro assistiti sono stati lesi proprio perché sono stati inseriti nell’elenco degli inquisiti solo in un secondo momento.

I dodici avvocati di Autostrade hanno presentato una memoria in cui dichiarano nulli gli atti già espletati, “inutilizzabili nel processo”. Gli avvocati di Spea, invece, sono andati oltre, chiedendo che l’incidente probatorio riparta da zero e che vengano ripetute le prove ripetibili per dare la possibilità ai nuovi indagati di difendersi. Tra queste, anche gli esami dell’Empa sui reperti della pila 9.

A questo punto, spiega Repubblica Genova, la Procura ha due strade possibili da percorrere. Chiedere il processo per tutti i 74 indagati, rischiando l’annullamento dell’incidente probatorio in corso, oppure portare a dibattimento soltanto i primi 21 ed inserire gli altri 53 nel secondo incidente probatorio che il procuratore Cozzi si appresta a chiedere e che riguarderà le cause che hanno determinato il crollo.

L’ultima parola spetta al giudice.

L’udienza si è conclusa con un rinvio al prossimo 8 aprile.

Il blitz nel cantiere della demolizione

Due giorni fa c’è stato anche il blitz delle forze dell’ordine nel cantiere del Morandi per svolgere accertamenti su lavoratori con precedenti penali. Secondo quanto riportato dal Secolo XIX, il blitz sarebbe conseguente ad una serie di segnalazioni giunte nelle ultime settimane al prefetto Fiamma Spena che evidenziavano “che i clan legati alla criminalità organizzata, in particolare alla ’ndrangheta, potrebbero essersi preventivamente interessati ai lavori del viadotto, come d’altronde accade sempre quando di mezzo ci sono maxi-appalti, in Liguria e in altre regioni”.

Le forze dell’ordine hanno passato ai raggi X tutta l’attività operativa: sono stati controllati e registrati i nomi di tutti gli operai presenti, tutti i mezzi impiegati, con annesso screening dei telai e sono stati visionati e archiviati tutti i documenti di trasporto dei detriti.

Il materiale raccolto sarà analizzato da un gruppo di lavoro creato proprio per monitorare gli scavi del Morandi.

Finora, secondo quanto ricostruito dal Secolo XIX, sono stati segnalati alcuni nomi da approfondire, ma non è emerso alcun collegamento diretto con la criminalità organizzata.

Nelle settimane scorse erano stati gli ispettori della Asl ad intervenire nel cantiere e l’ispezione si era chiusa con una serie di multe. Le principali violazioni erano state rilevate per la presenza di macchinari sprovvisti di sistemi di sicurezza. Erano scattate multe tra 500 e 1500 euro, con il conseguente obbligo di mettersi rapidamente in regola. La notizia, scrive il quotidiano genovese, era stata confermata dall’associazione delle imprese demolitrici, composta da Omini, Fagioli,Ipe Progetti e Ireos, e non erano scattate denunce penali.

I compensi dei vertici di Atlantia indignano gli sfollati

Ieri Autostrade per l’Italia ha reso pubblica la relazione sui compensi percepiti dall’ad di Artlantia Castellucci e dal presidente Fabio Cerchiai: il primo ha incassato 5 milioni di euro, grazie ad un bonus da 3,72 milioni; Cerchiai, invece, ha incassato 1,28 milioni, incluso un bonus da 580mila euro.

Le cifre hanno provocato la reazione indignata del comitato degli sfollati del Ponte Morandi: “Chissà come sarebbe stato retribuito se il ponte non fosse crollato – ha commentato il presidente, Franco Rivera – Davanti a queste cifre penso al fatto che Autostrade per l’Italia ha chiesto conto delle spese sostenute finora dalla struttura commissariale e di quelle previste, visto che dovrà risarcire, ma forse quei presunti extra sono nulla in confronto a 5 milioni assegnati a un proprio dirigente”.

Dalla società fanno sapere che il bonus era stato fissato nel 2017 e che riguardava il raggiungimento della fusione con Abertis, avvenuta mesi prima della tragedia del viadotto Polcevera.

 

 

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