I “potrebbe essere” di Spalletti a Sky come Socci e la Milo: «È petto netto, forse siete tifosi»

L’attacco alla presunta partigianeria dello studio. Caressa è bravo a evitare lo scontro frontale (sarebbe finita malissimo), la stilettata di Gasperini

I “potrebbe essere” di Spalletti a Sky come Socci e la Milo: «È petto netto, forse siete tifosi»

«Non c’è bisogno di fare una votazione»

Serata televisivamente densa quelli di ieri nel salotto Sky. Fabio Caressa dà la parola a Luciano Spalletti al termine di Fiorentina-Inter. L’allenatore dell’Inter è infuriato per il rigore che l’arbitro Abisso ha concesso in pieno recupero alla squadra di Pioli per un fantomatico fallo di mano di D’Ambrosio che in realtà colpisce il pallone con il petto. I “potrebbe essere” di Spalletti come il Ciro di Sandra Milo o i perché di Socci urlati a Capezzone.

Spalletti attacca lo studio: «Più che visto, ho sentito te (riferito a Caressa) che le commentavi. Ci avete messo un po’, è chiara la cosa. Ho sentito una serie di “potrebbe essere”. Potrebbe essere che si stava coprendo il volto, potrebbe essere che è stato toccato da quello dietro, potrebbe essere che gli è scivolato sul braccio. Invece era petto netto, petto, petto. Hai detto – riferendosi a Caressa – quattro volte “potrebbe essere”. Non c’è bisogno di fare una votazione in base a come si è tifosi». Qui Caressa capisce che si sta andando su una china pericolosa e sceglie – secondo noi giustamente – un profilo dolce. Calcisticamente si direbbe che accompagna l’attaccante sull’esterno, senza entrare in tackle.

Spalletti non si ferma: «Potrebbe essere che qualcuno è tifoso di un’altra squadra e fa vedere quello che gli pare. Perché dici no?» Sempre riferito a Caressa che è l’unico interlocutore che riconosce. A un certo punto prova a entrare anche De Grandis che viene saggiamente fermato da studio. Gli altri – Bergomi, Ambrosini, Costacurta – restano in silenzio. «È petto netto – prosegue Spalletti -, è petto netto. Perché gli si muove anche la maglietta, no “potrebbe essere” “potrebbe essere” che gli è scivolata sul braccio. Non potrebbe essere niente, è petto. Io ho sentito bene. Non possono esserci dubbi».

Caressa evita saggiamente lo scontro frontale

Caressa cerca di addolcirlo: «È petto netto, lo abbiamo detto». Poi cerca di trovare un compromesso: «Se anche avesse toccato il braccio dopo aver toccato il petto, non sarebbe stato rigore».

Caressa continua nel low profile, si appella al loro rapporto: «Ci conosciamo da vent’anni. Più che dire che non è rigore, spiegare perché l’arbitro lo ha dato, che devo fare? Insultare l’arbitro anche io. Abbi pazienza, lavoriamo da trent’anni: tifosi de che? Non possiamo accettarlo».

Spalletti insiste: «Hai detto quattro volte “potrebbe essere”. Tutti s’è visto che l’ha presa di petto. Eravamo in quaranta. HO sessant’anni dai».

Caressa torna sul punto: «Non si mette in discussione la professionalità delle persone, sennò lì si finisce veramente».

Minuti su cui si potrebbe scrivere un trattato di comunicazione. Spalletti era evidentemente fuori di sé, ma altrettanto evidentemente ha tirato fuori un pensiero che altrettanto evidentemente porta con sé. Ripetiamo che a nostro avviso Caressa è stato molto bravo. Il muro contro muro, ieri sera, con Spalletti in quelle condizioni, avrebbe potuto portare a momenti davvero indimenticabili di televisione. Dopo, Caressa ha anche spiegato la sua reazione, si è appellato al rapporto di lungo corso con l’allenatore dell’Inter che ha lavorato molti anni a Roma.

Il non detto e la stilettata di Gasperini

I tifosi potranno dire che, in una serata per lui amara, Spalletti si è tolto uno sfizio. Come quando in un litigio di coppia, uno dei due ne approfitta per tirare fuori qualcosa che ha sempre pensato e non ha mai avuto il coraggio di dire. Anche se quella non era l’occasione adatta. Perché effettivamente mai Caressa e lo studio hanno espresso dubbi su un rigore che è evidentemente fantomatico.

La battuta più bella è quella di Gasperini che col sorriso sulle labbra ha detto: «Fosse successo all’Atalanta, mi sa che ne avreste parlato un po’ meno». Zacchete. Risatina generale e sguardo luciferino di Gasperson che con un colpo ha colpito sia Spalletti sia lo studio.

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