Proviamo Milik e vediamo se il centravanti ce l’abbiamo in casa

Prima o poi la formazione titolare nascerà, ovviamente avrà dei co-titolari. Sarà quello che possiamo definire il turn-over plusvalente

Proviamo Milik e vediamo se il centravanti ce l’abbiamo in casa

Fiorentina graziata, Napoli generoso. La partita, nonostante i commenti fuorvianti dei telecronisti sky, secondo cui i viola hanno dominato (sic), l’ha fatta con tutta evidenza la squadra azzurra, contrastata da Chiesa e soci fino ai soliti crampi e alle perdite di tempo. Un tiro a segno nella porta difesa da Lafont o lì vicino. Ma una vittoria mancata. Insieme ai gol che potevano essere e non sono stati, in buona compagnia con Joao Pedro (stesso errore di Mertens). È chiaro ormai, come suggerito dal Napolista, che, a questo punto, si apre il laboratorio Ancelotti. Ed è il giusto modo di interpretare un girone di ritorno, senza lepre da inseguire e senza inseguitori da sviare.

I soliti noti. Ma che senso ha dissertare sui punti di Sarri o di Ancelotti? Due stagioni imparagonabili, con squadre che cambiano, Var ancora da capire come, arbitri in stato di sudditanza analogica.

Luoghi comuni e alcune osservazioni da laboratorio.

Il centravanti, falso o nuevo che sia, è opportuno ruotarlo una domenica sì e l’altra no? O non occorrerebbe un bagno di “titolarità”, in grado di sfruttare continuità e stati di grazia, anche quando la linearità cartesiana esigerebbe una scelta diversa? È l’anno, oltre che del maiale per i cinesi, dei centravanti per le squadre italiane e Milik va definitivamente provato con continuità, per sapere se la prima punta vera ce l’abbiamo in casa oppure no. Una parola decisiva. La precarietà di ruolo e l’assenza nella parte alta della classifica cannonieri in genere non fanno bene e non motivano (visto cosa ha dovuto fare la Juve con Mandžukić). Argomento facilmente ribaltabile con l’opposto (il panchinaro che vuole far vedere di che pasta è fatto), ma propensione per il primo.

Centrocampo. Ruiz dovrebbe essere il nuovo regista, in sostituzione di Hamsik (sempre che ci vada in Cina), e Zielinsky la mezzala sinistra. In verità nessuno dei tre in quel ruolo ha mai convinto. Già Marek con i suoi pregi (Sarri diceva rapido nel pensiero) sembrava innaturale in quella funzione, che gli negava la possibilità di inserimento nell’area avversaria. Ora  lo sono in tre, perché ognuno a modo suo metronomo non è. Né il partente Hamsik, né gli eredi Ruiz e Zielinsky, abituati a giocare palla al piede in verticale. Il primo, secondo Ancelotti, favorito nel ruolo. Outsider nella linea mediana del campo Diawara, col suo gioco più posizionato. Mediano in purezza il rientrato Allan. Chiaro che, se le cose dovessero rimanere così, occorre per il predestinato Ruiz un compromesso tra innata istintività di mezzala che rompe le difese avversarie ed esigenze della squadra.

Non si segna. Si può essere smentiti in ogni momento. Semmai mentre si parla di crisi, arriva la goleada e tutti gli argomenti, fino a quelli esoterici, saltano. Andiamo per approssimazione.

Attaccanti imprecisi e privi di personalità? Non pare proprio, visto che sono nella parte alta dei gol segnati. Non sono al top di forma? Falso. I crampi, l’ossigeno mancante e le “stese” per uccidere il tempo che non passava mai erano della Fiorentina, mentre il Napoli continuava ad attaccare. Comunque –si dice- sono poco lucidi. E qui ci vuole la psicanalisi o la madonna di Pompei. Ma una ragione forse c’è nell’intensa applicazione del gioco, perché il Napoli sa giocare solo a mille e le sue punte, mezzepunte e laterali arrivano spompati sotto porta avversaria. Quindi, è vero che sono poco lucidi, ma ciò non spiega tutto. Qualcosa va ascritto anche agli schemi di gioco e al modulo, che dovrebbero mettere il Napoli nella condizione  di giocare anche sotto ritmo senza rischiare la catastrofe.

Il leader che non c’è. Hamsik lo è stato in modalità fratello maggiore  che dà l’esempio. Ma qui serve un “comandante” capace di orientare l’umore dei compagni e di essere il primo riferimento in campo per Ancelotti.

Il top che non c’è. E che non ci sarà, se intendiamo per top un indebitamento che scassa la società. Nel gioco delle plusvalenze senza trucchi DeLa, però, batte tutti e, da artigiano scintillante del calcio, ha superato in questi anni milanesi e romane, tranne l’INSUPERABILE, ovviamente.

Turn-over. Ancelotti (a proposito di top) ne fa troppo. Sì, qualche volta esagera, spinto dalla sua stessa sicurezza, ma è sicuro che una squadra titolare nascerà. Con un’avvertenza: ci saranno titolari e co-titolari, ovvero giocatori in panchina che sanno scendere in campo. E, per imparare, non resta che giocare. Si può dire un turn-over plusvalente.

Intanto, vediamo di alzare la coppa. Ma non sarà facile. I soliti noti sono avvertiti.

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