De Laurentiis: «Ai tifosi interessa solo lo scudetto, non un Napoli forte. Il calcio è un’industria»

«Contro la Sampdoria nemmeno 20mila persone e i prezzi erano bassi. Vogliono fare le nozze d’oro coi fichi secchi, è il terzo anno consecutivo che chiudo il bilancio in rosso»

De Laurentiis: «Ai tifosi interessa solo lo scudetto, non un Napoli forte. Il calcio è un’industria»

Il rapporto con i tifosi

La conferenza di De Laurentiis per la presentazione del ritiro di Dimaro che comincerà il 6 luglio e proseguirà fino al 26.

Aurelio De Laurentiis: «Mi dispiace che l’ambizione dei tifosi sia solo di vincere lo scudetto, non avere una squadra forte che rappresenta in modo entusiastico la città. L’altra sera c’era la Sampdoria, ci si doveva vendicare del 3-0 dell’andata, dovevano venire tutti allo stadio, e invece c’erano solo 17-18mila persone e i prezzi erano bassi. Così si è tifosi del Napoli? Sono molto meravigliato.

Milan e Inter non stanno brillando, però  anche in partite europee meno prestigiose e importanti delle nostre fanno incassare cinque milioni in una sola partita. Incasso che noi, se va bene, raggiungiamo in tre partite.

Vorreste fare le nozze d’oro coi fichi secchi? È il terzo anno che chiudo il bilancio in rosso.

E per quelli che dicono le fregnacce che io col calcio finanzio la Filmauro, voglio dire che in America sto preparando tre film film completamente finanziati da me

Ma poi bisogna mettersi in testa che il Calcio Napoli è una spa con finalità lucrative. Il calcio è una industria. Punto e accapo e voltiamo pagina.

«Il calcio in Italia è un’industria dal 1996. Il problema degli stati bisogna analizzarlo guardando anche a quello che è successo in Inghilterra. In Italia non abbiamo mai avuto un politico con la visione di una Thatcher che creò una nuova legge per fronteggiare l’emergenza hooligans, con le prigioni negli stadi. Per 3-4 anni gli stadi inglesi si sono svuotati, poi piano piano si sono ripopolati anche con le famiglie. Se noi in Italia durante Italia 90 ci siamo rubati i soldi per rifare gli stadi e non li abbiamo ristrutturati. a Bari hanno fatto lo stadio nuovo, magari sovrastrutturandolo. Nessuno si è accorto che era in essere la virtualizzazione dello stadio.

Hamsik

«Anni fa ero a pranzo con Galliani e c’era un signore che non conoscevo, era Mino Raiola. Parlava di Hamsik, volevano Hamsik. Così come mi chiamò Massimo Moratti e gli disse che non si sarebbe mosso da Napoli. Allegri, da sempre estimatore di Marek, sin da quando era al Milan, lo voleva alla Juve. Io dissi che era una bandiera del Napoli. Questo ragazzo d’estate mi ha chiesto di andare in Cina, ma d’estate è un mercato freddo. D’inverno si riscalda. Non potevo certo negare la sua richiesta. Gli dissi: sei convinto di voler finire in Cina? Feci una richiesta di prezzo e nessuno si presentò. Avendo cambiato allenatore, non volevo sottrarre un pezzo importante. Ero contento che non fosse partito. Poi abbiamo visto che Ancelotti fa giocare tutti, sperimenta tutti, anche in maniera ardita. Ha messo alla prova i nuovi arrivi. Lui non si è messo in testa di fare più punti di Sarri, ha voluto vedere che potenzialità ha il Napoli. quindi deve sperimentare e ha sperimentato. Con tutti gli infortuni e gli accidenti. Che Hamsik abbia chiesto di partire in un momento in cui a centrocampo siamo più consolidati, non ci creerebbe un problema. Adesso però, poiché tra i cinesi e i napoletani c’è una bella differenza, soprattutto quando il cinese vuole fare il napoletano più del napoletano. Vediamo quello che accadrà L’ho detto a Marek: il Napoli sarà sempre la tua casa, sei un pezzo della storia del nostro Napoli, credo che la città ti voglia bene, si è comprato una casa a Castel Volturno. Tutte le volte che gli ho detto di no, ha sempre fatto il suo dovere. Dal punto di vista professionale, è impeccabile»

Ferlaino mi fece una causa

Nel 1999, quando mi presentai con un assegno di 120 milioni a Ferlaino (che mi fece causa perché disse che distraemmo dalla campagna abbonamenti, causa che abbiamo vinto), io parlai dello stadio virtuale e tutti rimasero delusi perché si aspettavano che io parlassi di calciatori, di nuovi Maradona. Sconcerti mi disse che ero stato una delusione. Gli dissi che non capiva niente, che avevo una vision più ampia, che ero imprenditore, che non potevo fare il tifoso perché avevo altre responsabilità.

È il Paese più bello del mondo ma che da 60 anni è in mano alla criminalità organizzata che negli ultimi anni si è riqualificata. È difficile allontanare la criminalità che allontana le famiglie dagli stadi. Certi spalti sono diventati filosofia degli spalti, come se fosse un processo associativo con un marchio, tu appartieni a questa sponda. Nel 2014 Alfano insieme a Renzi ha modificato la legge dicendo: “negli stadi bisogna dare il Daspo a quelli che si comportano in un certo modo o a quelli che negli ultimi 5 anni hanno commesso determinati reati. Dovreste convocare una riunione con Gabrielli, capo della polizia, e De Jesu questore di Napoli, entrambi galantuomini. Nel 2019 dovremmo avere chiara anagrafe di chi ha commesso i delitti e avere nel tornello dispositivo automatico che ti rifiuta il biglietto. Il rischio è che lo stadio rimarrebbero sguarniti di un grande pubblico ma poi, come successo, si riempirebbero di nuovo. In Inghilterra c’era connotazione di tipo politico, da noi tipo mafioso. Che da 70 anni lo Stato sia compromesso con certi poteri, non lo dico io, lo dice la storia. Dallo Stato nasce una connivenza di irregolarità. Sono problemi importanti, di etica, di educazione».

Cina e Maradona

«Maradona e il suo manager su questo argomento non li sento da tanto tempo. Io amo molto la Cina, mio nonno cucinava in Cina. La Cina la adoro ma è molto lontana, non è come dice Bellocchio che la Cina è vicina. Le provo un po’ tutte, ho provato a fare due squadre americane ma in America sono grandi volponi e non hanno capito che devono accordarsi con i broadcasters. In Cina quando andai a visitare le squadre di Pechino e del porto di Pechino, mi dissero che il portiere doveva essere per forza cinese. Forse perché i risultati dovevano andare in un certo modo. La intendo essere stanziali lì e fare un ritiro di 21 giorni lì. Lì d’estate c’è il campionato, con chi giochi? Diventa complicato. Organizzare questi tornei alla Charlie Stillitano non mi interessa.

Ha parlato anche Carlo Ancelotti: «l’unica perplessità era legata la terreno di gioco, al terreno e al fatto che ce ne fosse uno solo. Ci siamo trovati molto bene a Dimaro, in Val di Sole».

«È un po’ il ritorno al passato. Si è tornato a fare i ritiri come si devono fare. Io dico che per preparare bene una squadra sono necessarie cinque settimane. Le prime tre al lavoro fisico, la quarta settimana con le amichevoli e poi la quanti settimana per la preparazione finale. Una volta si diceva che occorressero sette settimane».

«Non è un grosso problema per i calciatori che tra l’altro stanno in un posto bello, si divertono».

120 giorni alla fine della stagione: «Non sono tanti, manca poco alla fine. Ma se li facciamo bene, giorno per giorno, possiamo avere soddisfazioni alla fine. Ci dispiace molto essere usciti in Coppa Italia, ora inizia l’Europa League».

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