Ponte Morandi: la seconda fase dell’inchiesta potrebbe portare ad altri venti indagati

La Procura chiede alla Finanza di preparare un’informativa sull’attività investigativa svolta finora: enorme la mol di lavoro realizzata

Ponte Morandi: la seconda fase dell’inchiesta potrebbe portare ad altri venti indagati

A quattro mesi e mezzo dal crollo del ponte Morandi, l’inchiesta della Procura subisce un’accelerazione. La Repubblica scrive che, nei giorni scorsi, i magistrati hanno chiesto ai militari del primo gruppo della guardia di Finanza di preparare una super informativa in cui si faccia il punto sull’attività investigativa svolta dal giorno della tragedia.

L’enorme mole di lavoro svolto finora

È quella che in gergo si chiama Cnr, ovvero Comunicazione di Notizia di Reato, spiega l’edizione genovese di Repubblica: una sorta di annotazione-denuncia sulle ultime risultanze investigative che derivano dagli interrogatori di indagati e testimoni, dalle perquisizioni e dai sequestri operati in tutta Italia a carico di Autostrade, Spea, Mit e altre società che in passato hanno avuto a che fare con il viadotto. Una mole di lavoro straordinaria quella realizzata dai finanzieri diretti dai colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco: centinaia le persone interrogate, migliaia i documenti, video, progetti e contratti di appalto acquisiti agli atti.

“È normale – ha spiegato al Secolo XIX il procuratore capo Francesco Cozzi – che si faccia un riepilogo dei risultati portati dall’inchiesta per ragionare su come procedere”.

Secondo quella che Repubblica indica come “una qualificata fonte investigativa della Procura”, elementi importanti arriveranno “dai risultati delle analisi svolte su chat e mail sequestrate agli indagati in questi mesi”.

La nuova informativa della Guardia di Finanza richiede tempo: non meno di un mese.

Il numero degli indagati potrebbe superare i cinquanta

Con ogni probabilità, scrive il quotidiano, sulla base della relazione riassuntiva della Finanza aumenterà il numero degli indagati. Attualmente sono ventuno, ma potrebbero arrivare a più di cinquanta.

Nel mirino dei pm, secondo Repubblica Genova, ci sono soprattutto funzionari di Aspi: ingegneri che negli anni “non hanno fatto quanto dovevano”, oppure “hanno fatto malissimo”. Si tratta di posizioni che, nel corso degli interrogatori, si sono aggravate e diventate critiche dal punto di vista penale: “testimoni che si sono contraddetti, hanno raccontato il falso, depistato o non hanno voluto collaborare”.

In queste settimane i magistrati stanno anche valutando come procedere per chiedere il secondo incidente probatorio. La prossima udienza è fissata per l’8 febbraio, ma secondo Repubblica già si prospetta un ulteriore rinvio.

In ogni caso, ricorda Repubblica Genova, per completare il primo incidente probatorio si attendono ancora gli interrogatori di Vincenzo Cinelli (numero uno della Direzione Generale per la Vigilanza sulle Concessioni Autostradali, Dgvca), Carmine Testa (dirigente dell’ufficio ispettivo territoriale di Genova della stessa Direzione), e di Roberto Ferrazza, Provveditore alle Opere Pubbliche della Liguria.

L’ultimatum di Bucci

Questa mattina, al Comune di Genova, dovrebbero sedersi i rappresentanti delle aziende chiamate a demolire ciò che resta del ponte e della cordata di imprese a cui è stata affidata la ricostruzione.

All’ordine del giorno, scrive Repubblica, è l’intesa auspicata dal commissario Marco Bucci, che vorrebbe un contratto unico capace di coinvolgere tutte le aziende che lavoreranno sul viadotto.

Se entro oggi non si troverà un’intesa, Bucci andrebbe avanti con due contratti separati con la possibilità, però, di inserire delle penali che possano evitare “il potenziale rimbalzo di responsabilità in caso di mancato rispetto dei tempi.

Non sembra che ci siano molti margini per arrivare a un contratto unico, scrive il quotidiano. L’unico soggetto in grado di poter svolgere il ruolo di general contractor è Salini-Impregilo, ma i vertici aziendali nutrono molte perplessità: “un conto è assumersi la responsabilità sui tempi di costruzione del nuovo viadotto (dodici mesi, secondo l’offerta presentata dalla cordata), altro è, invece, prendersi in carico anche i possibili ritardi sulla demolizione, visto che soprattutto sul moncone Est c’è l’incognita delle esigenze giudiziarie legate all’inchiesta sul crollo del 14 agosto”.

FOTO DA REPUBBLICA

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