Il Napoli continui sulla strada del ricambio generazionale

La sconfitta di Liverpool sancisce probabilmente la fine del gruppo creato da Benitez. Mentre si punta all’Europa League, si coltivi il futuro

Il Napoli continui sulla strada del ricambio generazionale

La continua ricerca del capro espiatorio

È andata com’è andata, l’impresa di passare i gironi di Champions League è stata solo sfiorata ed il futuro europeo del Napoli si chiama Europa League. Da prendere come un’opportunità e da non snobbare, certamente, anche se l’amaro in bocca rischia di rimanere a lungo.

Le ragioni di questa eliminazione sono molte, ma non mi aggiungerò alla schiera foltissima di quelli che a Napoli sono alla continua ricerca del capro espiatorio. L’ultimo in ordine cronologico si chiama Mario Rui, il quale è stato addirittura costretto a chiudere i suoi profili social a causa della pioggia di insulti che i tifosi (sic) gli hanno recapitato.
Un’abitudine antica, questa, che la dice lunga sulla immaturità di una piazza che si crede grande, ma si scopre piccina e meschina ad ogni difficoltà. Solo per citare i casi degli ultimi anni, prima di Mario Rui hanno fatto le spese di questo atteggiamento Cannavaro, Britos, Insigne, Rafael, Inler, David Lopez ancor prima di sbarcare in città, Roberto Inglese. Che cosa spinga una tifoseria che continuamente si autocelebra ad insultare i giocatori della propria squadra, per me, rimane un mistero. Ma tant’è.

A questa squadra manca sempre qualcosa

Di sicuro, comunque, a questa squadra manca qualcosa. Chiamiamola intensità, chiamiamola cattiveria, chiamiamolo cinismo, ma sono troppe le occasioni sfumate per non trarre una considerazione generale. L’eliminazione contro il Liverpool sancisce, con tutta probabilità, la fine del gruppo formatosi con Rafa Benitez: Hamsik, Insigne, Mertens, Callejon, Albiol. Tutti ultratrentenni, tranne Insigne. La vecchia guardia, l’ossatura della squadra degli ultimi 6 anni ha dato il massimo e non è stato abbastanza per fare il salto di qualità. Serve una rifondazione, un reset, come dice Mario Colella con il quale sono inconsuetamente d’accordo. Una rifondazione che può partire da oggi, perché le condizioni ci sono.

Con la Juventus avanti di 8 punti e la quinta in classifica staccata di 10 punti, a meno di improbabili stravolgimenti, il campionato del Napoli è a questo punto privo di interesse. La qualificazione per la prossima Champions League è quasi una certezza e arrivare secondi o terzi non fa alcuna differenza. Tanto vale, dunque, guadagnare tempo e far nascere il nuovo Napoli. Quello di Meret, Younes, Zielinski, Ounas, Luperto, Fabian Ruiz, Rog, Diawarà, Milik.

La vecchia guardia può trascinarci a vincere l’Europa League

Se Insigne si è rammaricato, in un’intervista di qualche settimana fa, di aver incontrato Ancelotti troppo tardi, i ragazzi che ho citato hanno invece avuto la fortuna di essere allenati da uno dei migliori allenatori del mondo nel momento giusto. Il girone di ritorno del campionato in corso rappresenta l’occasione migliore per crescere in tutti i sensi, soprattutto mentalmente. Per farlo servono due cose: orecchie ben aperte per ascoltare gli insegnamenti del mister e il campo per metterli in pratica. La vecchia guardia, invece, ha la possibilità di mettere la ciliegina sulla propria carriera, provando a vincere l’Europa League. Tra i due gruppi ci sono i ventisettenni: Allan, Ghoulam, Koulibaly, Mario Rui, Malcuit, Maksimovic. Alcuni di questi (KK e Allan) sono delle certezze, ma potrebbero essere uomini mercato; gli altri dovranno dimostrare di essere all’altezza del progetto di Ancelotti.

La formazione più giovane messa in campo dal 2009, quindi, non costituisca un’eccezione. Ancelotti dia ancora più spazio ai ragazzi, gli faccia giocare soprattutto le sfide più importanti, quelle con Roma, Inter, Juventus, Milan e Lazio. Rischieremo qualche scoppola, ma ne guadagneremo in crescita e metteremo le basi per aprire un nuovo ciclo.
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