Pagelle – Conte e De Laurentiis sembravano Fini e Berlusconi il giorno del “che fai, mi cacci?”
Conferenza straniante, surreale. Adl parlava e Come scuoteva la testa. Appena Antonio è andato via, il divo Aurelio ha subito rinnegato il contismo

Italian Prime Minister Silvio Berlusconi (R) and Parliament Speaker Gianfranco Fini pay their respects at the tomb of Italian King Vittorio Emanuele II inside the Pantheon in Rome on March 17, 2011 during celebrations marking the 150th anniversary of Italy's unification. AFP PHOTO/ TIZIANA FABI (Photo by TIZIANA FABI / AFP)
Le pagelle di Napoli-Udinese 1-0 e della conferenza di Conte e De Laurentiis, a cura di Fabrizio d’Esposito.
MERET. Alfine arrivò il pomeriggio degli addii, non solo dell’Addio al biennio rivoluzionario di Antonio Conte, e tra rimpianti e nostalgie che già si appalesano, il giovane Meret dimostra con un paio di parate di essere stato il portiere di ben due scudetti. Eppure nella sua lunga parabola azzurra, chissà perché, non gli sono state lesinate critiche e stroncature (un po’ come Conte, diciamolo pure). Andrà via anche lui? – 7
CONTINI dal 79’. Il suo ingresso ha ravvivato il finale. Un’apparizione meritata – 6
DI LORENZO. Il Capitano dei due tricolori sostiene l’offesa sia nella terra di mezzo, sia ovviamente sulla destra che condivide con l’amico Na-Politano – 6
La personalità di Gilmour Billy the Kid
RRAHMANI. Maestro degli anticipi, Amir allunga sovente il gambone salvifico. Bravo – 6,5
OLIVERA. Il difensivismo puro ed efficace, senza tanti ghirigori, si addice parecchio a Mati l’Uruguagio – 6
JUAN JESUS dal 45’. Se ne va anche il senatore Giovannino Gesù, che il contismo ha trasformato in un centrale a prova di cappellate, come oggi. Addio anche a lui – 6
POLITANO. La solita ammuina destra-centro e poi la solita ossessione del tiro anche in condizioni non facili. Nel frattempo lui e il Capitano sommano ormai 64 anni in due, entrambi trentaduenni – 6
MAZZOCCHI dal 79’. Senza voto
LOBOTKA. Anche l’ultima della stagione non impietosisce la malaciorta. Il povero Lobo – dopo aver fatto finanche l’hombre vertical con quel discesone alla mezz’ora comprensivo di assist per il Macedone del Nord – si fa male un’altra volta – 6
GILMOUR dal 37’. Da quando è rientrato, Billy the Kid ha acquistato più personalità e dà un’interpretazione meno scontata al suo ruolo lì davanti alla difesa – 6
La vista marziana di De Bruyne
McTOMINAY. Affianca il Caro Lobo nella salida azzurra e poi non disdegna l’offesa. Ergo corre tantissimo e forse anche per questo si trangugia un gol già fatto al 71’, servito da un inedito principino Rasmus che per l’occasione fa l’ala sinistra – 6,5
GUTIERREZ. Michelino l’Ispanico ha una eleganza innata e col passare delle giornate si è integrato abbastanza bene. Epperò è come se gli mancasse il colpo finale, l’ultimo passaggio in grado dare una svolta alla partita. Forse per questo Conte gli ha preferito a lungo Zio Spina. Adesso Gutierrez viene indicato come una dei pilastri del futuro azzurro e si spera che possa crescere ancora parecchio e con continuità, ma al momento non è Ghoulam né lo stesso Zio Spina – 6
ELMAS. Tante palle sbagliate, talune anche promettenti – 5,5
ALISSON SANTOS. Appena sette minuti e s’infortuna. La sinistra di Santos Subito era diventata protagonista da subito, con la possibilità di segnare già al primo minuto – 6
DE BRUYNE dal 10’. King Kevin ha una vista marziana e anche da fermo vede e prevede il gol del principino Rasmus. E’ la conferma di un rimpianto immane, di quello che poteva essere e non è stato – 7
HOJLUND. Un pomeriggio uno e trino per il biondo danese: vince il duello con il suo secondino di turno facendolo espellere; grazie a King Kevin riesce a guardare di nuovo la porta e segna; serve una pelota meravigliosa, da sinistra, per McDomini dopo essersi liberato di tacco per entrare nell’area bianconera – 7
Conte e De Laurentiis, conferenza surreale
CONTE. È un’ovazione lunga e interminabile del Maradona a mettere il sigillo al suo biennio rivoluzionario, basato su una costante tensione mentale per lottare ai vertici della classifica. Una rivoluzione, appunto. Calcisticamente antropologica. Epperò mezz’ora dopo si presenta nella conferenza stampa congiunta con il presidente e annuncia che va via per le critiche di alcuni giornalisti falliti, nocivi, negativi e che seminano veleni e zizzanie. Il senso della sua rabbia è chiaro. Per la serie: vi ho dato uno scudetto e un secondo posto e voi anziché compattarvi mi mettete in discussione? Tant’è. Poi il retroscena si fa scena, un po’ come quando Berlusconi e Fini litigarono in pubblico e Fini pronunciò il famoso “Che fai, mi cacci?”, e lui e il presidente – tornato il Divo Aurelio nel giorno del suo compleanno – si menano in maniera evidente. Rendono pubblico il fatto di non essere d’accordo su nulla: sulla campagna acquisti; sull’impossibilità di diventare una grande d’Europa come le spagnole e le inglesi; sulla forza della squadra che quest’anno poteva vincere il quinto scudetto; sullo stesso fuoco amico alla base dell’addio di Conte. Uno spettacolo straniante, surreale. Ma che non toglie nulla al biennio che lo stesso rivoluzionario ha definito “storico”. Con tanto di auguri finali: “Vi auguro di vivere un altro biennio come questo”. La successione a Conte sarà la sfida più difficile della presidenza ventennale di De Laurentiis, per giunta nell’anno del centenario. Di buono, al momento, c’è solo la fine dell’incubo Sarri bis. Addio Conte – 10 (per il biennio rivoluzionario)
DE LAURENTIIS. Stasera ha straparlato dopo un lungo silenzio e Conte quasi sempre scuoteva la testa. Ma l’esternazione che preoccupa di più è quella che ha fatto quando Conte se n’è andato perché non voleva fare mezzanotte coi soliloqui del presidente. A una domanda sul futuro, lui ha risposto: “La squadra è forte e abbiamo tanti rientri che hanno pagato i limiti del modulo contiano”. Manco il tempo di farlo andare via, che il Divo Aurelio ha già rinnegato il contismo, almeno a parole – 3 (per la conferenza, compreso il cellulare che squillava in continuazione)
ARBITRO ZANOTTI. Espelle Kabasele dopo essere andato al Var, bravo lo stesso – 6,5