Ancelotti dirige la concorrenza leale tra Milik e Mertens

Il tecnico del Napoli ha scelto di creare gerarchie liquide, per cui gioca chi sta meglio. Ora Milik è titolare perché Mertens vive un periodo complicato.

Ancelotti dirige la concorrenza leale tra Milik e Mertens

Equità

Torniamo indietro di qualche settimana: il Napoli e il Napolista si rendono conto che Mertens è imprescindibile per Ancelotti. Come attaccante, per i gol segnati, del resto è da certi particolari che si giudicano i giocatori, quando di mestiere buttano la palla in porta. O cercano di buttarla dentro. Mertens, poi, smette di fare gol. Non diventa scarso o da rottamare, semplicemente inizia un periodo di appannamento ancora in corso. Dries non segna in campionato dal 2 novembre, tripletta in Napoli-Empoli. Ha segnato in Champions, due gol alla Stella Rossa. Un mese fa. Nel frattempo, è rifiorito Milik. Gol proprio all’Empoli, poi uno decisivo a Bergamo e due al Frosinone, prima dell’exploit balistico di Cagliari. Avrebbe potuto segnare a Liverpool, sarebbe stato una delle reti più importanti nella storia del Napoli. Ci è andato vicino, Alisson l’ha stoppato.

Per l’irrinunciabile equidistanza dai fatti e dai numeri, oggi dobbiamo dire e scrivere che Arek Milik è l’attaccante del Napoli. Non lo facciamo controvoglia, anzi, siamo contenti per il polacco. È L’equità della realtà e del caso, che fanno e tolgono in base ai momenti. Oggi tocca a Milik, secondo la giusta alternanza della meritocrazia.

La rosa equilibrata

Da sempre, quantomeno dal suo arrivo a Napoli, Ancelotti ha utilizzato il concetto di rosa equilibrata. Ovvero, un gruppo di calciatori dal valore importante, senza stelle assolute che spicchino sul resto dei compagni. Da qui nasce il turn over scientifico, da qui si concretizza l’idea che il Napoli possa ruotare i suoi attaccanti – come tutti gli altri giocatori – in base al contesto, alla loro condizione di forma. Oggi Milik sta meglio di Mertens, e allora gioca lui. Senza condizionamenti, né tensioni né tantomeno malintesi.

Una sana concorrenza interna, basata su dati di fatto e percezioni. Quello che abbiamo sempre auspicato al Napolista, e che si è verificato nelle ultime settimane. Milik ha superato pian piano Mertens, un sorpasso diventato ufficiale dopo Liverpool (partita anonima di Dries) e nelle formazioni iniziali di Cagliari-Napoli. Non c’è niente di male o di sbagliato, il Napoli è una squadra forte e Mertens deve aspettare il suo turno. Come Arek ha fatto per sé, mentre il compagno segnava a raffica.

È il discorso sulla punizione di ieri a Cagliari che si dilata per l’intera gestione del gruppo. Se Ancelotti ha deciso che da destra battono Mario Rui e/o Milik, non si discute. Mertens può anche incazzarsi, ma deve rimanere buono e guardare come va. Idem con la scelta degli attaccanti (giocatori) titolari: in campo vanno quelli che stanno meglio, o quelli più funzionali ad un certo piano partita pensato per l’occasione – quindi per un certo avversario o un certo contesto, come esige il calcio liquido e trasformista di Ancelotti.

E allora andrà così fino a fine stagione, senza remore e senza critiche. Dopotutto, Mertens ha dimostrato di saper/poter fare meglio di Milik come attaccante, dovrà solo ricominciare a farlo e tornerà ad essere titolare. Ieri anche Insigne è entrato a gara in corso, e questo discorso vale anche per lui, copia e incolla. Musi lunghi e frecciatine, casi e timori di una ribellione: sono tutte eventualità che rimandano ad un mondo di gerarchie tradite. Roba che non esiste più. Anzi, i rapporti di forza evolvono di settimana in settimana. Come è giusto che sia, in un contesto per forza dinamico come una squadra di calcio.

Concorrenza

Come dire: ora c’è una concorrenza interna, e secondo il nostro giudizio Ancelotti la sta gestendo con estrema lealtà, con lealismo e coerenza. Ha iniziato con Milik titolare, poi ha scelto Mertens nelle sue rotazioni a due livelli, i titolarissimi in Champions e le alternative in campionato. Ora Arek è tornato avanti, con i minuti giocati che in qualche modo confermano questa sequenza di eventi: il polacco titolare contro Stella Rossa e Liverpool (all’andata), poi sempre Dries dall’inizio nei match europei. In Serie A, Mertens conta 925 minuti mentre Milik tocca quota 882. Un’alternanza più o meno paritetica, legata a fattori di rendimento, ovvero i gol segnati, e alla percezione dei momenti migliori. Ancelotti e il Napoli hanno scelto questa strada. Non si torna indietro, ed è giusto così. Sono gli altri a doversi adattare. Milik ha superato il suo periodo no. Ora tocca a Mertens.

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