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L’orizzonte è la Superlega ma anche a Liverpool il sogno è lo scudetto

Non vincono il campionato dal 1990, come il Napoli. E sognano la Premier. Mentre i signori del business calcistico vanno in un’altra direzione

L’orizzonte è la Superlega ma anche a Liverpool il sogno è lo scudetto

Le nostre colonne d’Ercole

Liverpool. Finirà come finirà tra poche ore ad Anfield. Klopp ieri ha fatto capire che è nervoso, lo ha fatto capire quando ha ha cominciato a parlare di arbitri, quando ha detto che se tutto andrà come deve andare, se non ci saranno errori arbitrali, il Liverpool passerà il turno. Anche Ancelotti è teso. Come non mai. Sa che stasera il suo Napoli si gioca tanto. Non sarà uno spartiacque, come ha detto lui in conferenza stampa ieri, ma è troppo uomo di sport per non sapere che vittoria e sconfitta non possono essere la stessa cosa. Che il “grazie lo stesso” non è sovrapponibile a un passaggio del turno che equivarrebbe al superamento delle colonne d’Ercole.

E non per il raggiungimento degli ottavi di finale di Champions – che, come saprete, abbiamo raggiunto già due volte: con Mazzarri e con Sarri – ma perché il Napoli supererebbe un esame decisivo dopo aver giocato al meglio un gruppo apparentemente proibitivo. In caso di eliminazione, nessuno potrebbe obiettare granché, ma il Napoli rimarrebbe confinato nella propria comfort zone: qualche buona prestazione ma poi, quando il gioco si fa duro, puntualmente fa capolino il braccino.

Non vincono il campionato dal 1990 (come il Napoli)

La notizia, però, giunge da Liverpool. Dove i tifosi interpellati somigliano tanto alla maggior parte dei tifosi del Napoli: desiderano il campionato. Vogliono vincere quella Premier League che non hanno mai vinto. Hanno vinto il campionato inglese, certo, l’ultimo nel 1990: si chiamava ancora First Division. Come il Napoli, il Liverpool non vince il campionato dal 1990. E adesso che sono in testa al campionato – con un punto di vantaggio sul Manchester City sconfitto dal Chelsea di Sarri – pensano che potrebbe essere l’anno giusto. Lo hanno sfiorato – il campionato – un paio di volte. Una con Benitez, nel 2009, battuti dallo United di Ferguson; e l’altra con Brendan Rodgers nel 2014 quando fu proprio Gerrard, con una scivolata a metà campo che aprì la strada al contropiede del Chelsea, a spalancare le porte della sconfitta.

I signori del calcio

Liverpool, in questo, è come Napoli. Non diciamo che se ne fregano della Champions, ma nel loro cuore c’è il campionato. Guardano i tifosi del Napoli, parlano con loro, e spiegano che se – potessero scegliere – sceglierebbero tutti la Premier. E allora non possiamo non pensare che i signori del calcio, i gestori del business, stanno prendendo una direzione che è distante da quella dei tifosi. Almeno se consideriamo Napoli e Liverpool. La Superlega, il campionato europeo, l’orizzonte del business calcistico, un campionato a inviti (non lo hanno ancora detto, ma loro lo vorrebbero a inviti, con le squadre più blasonate e quelle con una fanbase la più ampia e la più consumistica possibile). Un orizzonte in cui, al momento, il Napoli non è compreso. Ne parleremo, eccome se ne parleremo. Ma il punto è che la base, probabilmente, desidera altro. Forse il campione non è rappresentativo, ma i tifosi del Liverpool non hanno dubbi. E, nostro malgrado, nemmeno quelli del Napoli. Due rondini non fanno primavera. Ma sono comunque un orientamento.

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