Corsera: «Usiamo il Var, c’è egoismo arbitrale»

Gli articoli pro-Var del quotidiano milanese e della Gazzetta: «C’è un problema nell’utilizzo della tecnologia, accesa per Inter-Udinese e spenta per Torino-Juve e Roma-Genoa».

Corsera: «Usiamo il Var, c’è egoismo arbitrale»

Due debolezze che non fanno una forza

Daniele Dallera apre un fronte compatto pro-Var da parte del Corriere della Sera. Dalle colonne del quotidiano milanese, parte un invito (accorato) alla dirigenza degli arbitri per sensibilizzare all’uso della tecnologia. Parole anche severe, leggiamo: «Facciamo i bravi: il Var esiste, quindi usiamolo. Facciamo i bravi. Altrimenti è la solita storia, caro Nicchi, governatore del mondo arbitrale, caro Rizzoli, designatore e ministro senza portafoglio (quando un vero responsabile?) del pianeta Var. A voi questa storia piacerà, vi farà sentire magari utili, invece rischia di minare competenze, responsabilità ed esperienze, le vostre, che sarebbe bene invece conservare e utilizzare aiutando il calcio italiano».

Il confronto tra alcune partite: «Perché la squadra arbitrale di Inter-Udinese si confronta nei suoi elementi mentre a Torino Guida si dimentica, sì è così, del Var, del collega Mazzoleni che anche lui si disinteressa, sì è così, dei due episodi sospetti, l’intervento di Alex Sandro su Zaza e la spinta di Matuidi su Belotti? Mazzoleni non chiama Guida. Non gli sussurra che sarebbe necessaria un’ulteriore valutazione facendosi aiutare dalla tecnologia. Ovvio che Mazzarri si arrabbi. E qui la Juve non c’entra proprio niente».

«C’è l’uso sbagliato del Var, come anche anche in Roma-Genoa s’è fatto finta di niente sulla spinta di Florenzi a Pandev). C’è l’egoismo arbitrale. Ci sono due debolezze unite, Guida & Mazzoleni, che non fanno una forza. Se a queste due lacune si associano quelle del giorno dopo, Nicchi & Rizzoli, che continuano nel loro stonato ritornello (“il protocollo Var non si tocca…”) non si va da nessuna parte. Non c’è nulla di «intoccabile», nemmeno loro: riflettano, invece, e mettano il loro sapere e le loro responsabilità al servizio di un calcio più equo».

Casarin e Gazzetta

Anche Paolo Casarin, sempre sul Corsera, si iscrive al partito Pro-Var: «Per l’arbitro è arrivato un collega (Var) con tecnologia che permette al primo di rivedere ed eventualmente cambiare la prima decisione. In Inter-Udinese è doveroso il richiamo del Var Calvarese ad Abisso per rivedere il fallo di mano di Fofana. Durante Torino-Juve il Var Mazzoleni ha dato l’impressione di non aver sollecitato Guida a rivedere il contatto tra Matuidi e Belotti (simile a quello tra Pandev e Florenzi in Genoa-Roma) che dubbi legittimi ha sollevato. In ogni caso sarebbe stato un atto di pregiata umiltà. Ormai il Var è entrato in gioco».

Al coro si unisce anche Alessandro Catapano, primo moviolista della Gazzetta: «Il problema, ça va sans dire, è l’utilizzo della Var. Dopo sedici giornate, l’approccio degli ufficiali di gara alla tecnologia continua ad essere troppo eterogeneo. Partite in cui si rivedono episodi quasi scontati si alternano a partite in cui il Var non si accende per episodi molto dubbi, o addirittura quasi evidenti. Una discrasia che sta mandando al manicomio i tifosi, incapaci di comprendere perché la tecnologia intervenga a smascherare fuorigioco quasi cervellotici o mani nascoste tra decine di corpi, e non venga tirata in ballo per assegnare rigori solari perfino in partite notturne».

Conclude la Gazza: «Se la scelta di non sanzionare la spinta di Matuidi su Belotti poteva anche rientrare sotto la voce “discrezionalità dell’arbitro”, la decisione di liquidare allo stesso modo l’intervento di Florenzi su Pandev rientra solo tra le topiche della stagione. E sbaglia anche il Var a non intervenire. Alimentando l’altro sospetto che accompagna questa stagione arbitrale un po’ zoppicante: quando l’arbitro sul campo (Marco Di Bello, internazionale dal 1° gennaio 2018) pesa più di quello al monitor (Daniele Chiffi, promosso pochi mesi fa in A), può accadere che quest’ultimo abbia qualche timore reverenziale a correggerlo. Sarebbe umano, del resto. Ma è un problema».

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