Ben venga l’onda verde per il Napoli di Ancelotti

Siamo di fronte alla terza rivoluzione del Napoli di De Laurentiis: giocatori giovani e di talento gestiti da uno dei migliori allenatori del mondo.

Ben venga l’onda verde per il Napoli di Ancelotti

Le tre rivoluzioni

I segnali della rivoluzione in corso al Napoli, oramai, non si contano più: la squadra più giovane degli ultimi 10 anni scesa in campo contro il Frosinone; la formazione, vincente a Cagliari, giovanissima dalla cintola in su e completamente priva di senatori; l’intervento di Ancelotti dalla panchina a stabilire che le gerarchie, anche sui calci di punizione, sono cambiate e decise dal tecnico; le parole di De Laurentiis al brindisi natalizio con la squadra che lasciano presagire una possibile, se non probabile, partenza di Koulibaly.

Sta prendendo forma, dunque, il Napoli di Ancelotti, a campionato in corso. È un modo intelligente di approfittare della strana situazione venutasi a creare, con il Napoli praticamente già sicuro del piazzamento Champions, con due coppe ancora nel mirino. Sarà la terza rivoluzione da quando il Napoli è arrivato in serie A. La prima coincise con il ritorno al grande calcio, con Reja in panchina, Hamsik, Lavezzi e tanti sudamericani in campo e che giunse al suo apice con la Coppa Italia vinta contro la Juventus ed il secondo posto dell’anno successivo.

La seconda, iniziata con Benitez, ha visto l’arrivo contemporaneo di giocatori affermati (Reina, Higuain, Callejon, Albiol) e investimenti (Koulibaly, Gholuam, Mertens, Jorginho). Si partì con il botto, la seconda Coppa Italia e la Supercoppa di Doha, per poi vivere di risultati altalenanti e non sempre coerenti con la strategia societaria. Il picco di questo ciclo sono stati i 91 punti di Sarri nello scorso campionato, la ciliegina sulla torta potrebbe essere rappresentato dall’Europa League in corso.

La terza rivoluzione, appunto, è quella in corso. La fine dei titolarissimi e dei senatori che scendono in campo “anche se stanno al 50%”; la provenienza quasi esclusivamente europea di buona parte della squadra; la guida di uno dei migliori allenatori del mondo che appare, per il momento, il punto cardine della strategia.

Il miglior Napoli possibile

Com’è già accaduto in altri momenti dell’era De Laurentiis, non è difficile prevedere la resistenza di una parte consistente della tifoseria rispetto alle prossime mosse societarie. Già la scorsa estate l’arrivo di Ancelotti è stato accompagnato da voci, vere o false che fossero, che andavano in direzione opposta rispetto alle scelte finali operate dalla società. Niente Di Maria o Benzemà, soprattutto niente Cavani e, in generale, niente top player. Sono arrivati Meret, Verdi, Fabian Ruiz, Malcuit e Younes. Buoni giocatori, giovani o giovanissimi, da integrare e far crescere, ma accolti nello scetticismo (se non nella diffidenza) generale da una piazza che avrebbe preferito Nainggolan (chissà se nel frattempo qualcuno si è ricreduto).

Chi scrive pensa, come Candide, che tutto sommato questo sia il miglior Napoli possibile. Una società di seconda fascia italiana, storicamente, strutturalmente ed economicamente inferiore alle tre strisciate, che grazie ad una guida sapiente ed accorta, si piazza dietro una Juventus strabordante di campioni, fatturato e peso politico. E non da un anno.

I numeri

Negli ultimi 10 anni il Napoli ha fatto 706 punti in Serie A. 90 meno della Juventus, certo, ma 22 più della Roma e, addirittura, 82 ed 88 più di Milan e Inter. Il Napoli ha anche il miglior attacco in assoluto (679 gol) e la seconda miglior difesa.

Numeri da capogiro per una società che meno di 15 anni fa fu costretta a portare i libri in tribunale. Numeri che è stato possibile ottenere grazie ad una pianificazione alla quale, a Napoli, non siamo mai stati abituati. E numeri che sarà possibile confermare, in futuro, solo se l’attuale proprietà manterrà la propria strategia. Oppure se sarà rilevata da qualcuno provvisto di ben altri mezzi, il famigerato sceicco di cui ogni tanto sentiamo parlare (ma che poi non si presenta mai).

Ben venga, quindi, l’onda verde che Ancelotti sta, lentamente ma inesorabilmente, portando avanti. Ben vengano, in futuro, anche le cessioni eccellenti, se serviranno a rinnovare il ciclo che ci permette di stare lassù, pronti ad approfittare del rallentamento, se mai ci sarà, di chi è più forte e ricco e potente di noi. E ben venga soprattutto la scelta di non tralasciare nessun obiettivo. Perché questa squadra e questa società meritano di scrivere il proprio nome in qualche albo d’oro. E io, sinceramente, non mi sento tanto sazio di trofei da pensare di poter snobbare qualche competizione

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