De Laurentiis ci pensi bene a lasciare Conte anche se Napoli attende il messia Sarri
Oggi un ipotetico referendum tra Conte e Sarri, vedrebbe Conte sconfitto con percentuali nordcoreane. Attenti, quel Napoli era esente da responsabilità di vittoria. Questo no

Napoli's Italian coach Antonio Conte is pictured before the Italian Serie A football match between Genoa and Napoli at the Luigi Ferraris stadium in Genoa on February 7, 2026. Isabella BONOTTO / AFP
La bramosia verso il ventilato ritorno di Maurizio Sarri è qualcosa che non conosce pause, non conosce stagioni e non conosce requie. Non ci sono scudetti e non ci sono vittorie che tengano. Sarri per il tifoso napoletano è il primo amore. Quello che sembra lasciare solo ricordi belli, ma poi alla prova della vita nulla di effettivamente tangibile. Anzi un lascito tangibile il primo amore te lo lascia: non ripetere con le altre gli errori che hai fatto con lei. Ci scusiamo non siamo declinatori del linguaggio inclusivo. Strano che ad oggi ancora non sia stato inserito in pianta stabile nel presepe natalizio. Il terrone medio crede che voglia significare felicità, ovvero gioco spumeggiante, grande bellezza, e tutte le dabbenaggini della narrazione del sarrismo a corollario. Il ricordo dei Napoli “sarriani” non potrà essere certamente riproposto nella realtà attuale. Quello era un Napoli che non si prendeva troppo sul serio, esente da responsabilità di vittoria. L’anno in cui ci si volle responsabilizzare, con la patetica espressione di “patto scudetto”, cercando di vincere, concorrendo di fatto solo per il campionato, disputando una Champions peggiore di quella di quest’anno, è finita non male, ma malissimo. Con i tifosi che ancora non hanno metabolizzato il lutto. Anzi alcuni considerano quello il terzo scudetto. E con gran parte della squadra che ha trovato in quel secondo posto lo zenit di una carriera di secondo livello. In tanti ancora “non si sono fatti capaci” che un’ammonizione non decide un campionato. I fatui ricordi hanno fatto dimenticare finanche le tare sarriane, non solo il sarrismo. Chissà se sarebbe capace di non lamentarsi di una rosa decisamente più ricca e varia di quella “dei suoi tempi”. Visto che all’epoca giocavano in tredici, massimo quattordici. Di immagine e comunicazione del Sarri laziale non apriamo nemmeno l’argomento.
Un referendum popolare tra Conte e Sarri sarebbe stravinto da Sarri
Se oggi Conte annunciasse la propria permanenza, un ipotetico referendum tra lui e Sarri lo vedrebbe sconfitto con percentuali nordcoreane.
Il nodo permanenza di Antonio Conte, una volta sciolto in un senso o in un altro, sarà interessante per il futuro del breve e medio periodo del Calcio Napoli. È auspicabile che la società spinga al massimo, non solo per la permanenza di Conte, ma che programmi insieme al tecnico almeno un altro ciclo triennale, non avrebbe senso avere un allenatore come Conte a scadenza. Anche perché le domande, a cui giustamente Conte non risponderebbe, sarebbero sempre le stesse: Conte va, Conte non va. Restasse con prolungamento potrebbe diventare l’allenatore più longevo dell’era De Laurentiis. Si potrebbe parlare addirittura di “Generazione Conte”. Ma non corriamo, visto che in questo periodo in cui si sbandierano farsesche longevità di governo, è un dato di fatto che il tecnico leccese, nonostante il fuoco di fila di pensionati Inpgi, ex allenatori di Intersociale ed una larghissima fetta di tifosi che per fortuna sono solo rumore di fondo per il decision making del Napoli, è garanzia di raggiungimento di obiettivi e di risultati. Nonostante gli obiettivi stagionali raggiunti, il giudizio sul suo Napoli è piegato anche alla valutazione del Conte direttore sportivo “salvato” dal Conte allenatore. Il quale un anno fa aveva un potere negoziale decisamente maggiore. Potere del tutto dilapidato da strafalcioni di mercato enormi: Beukema Lucca e Lang, sono i fratelli più costosi di Maksimovic, Rog e Diawara. Ma ripetiamo le sue enormi qualità di allenatore sono riuscite a rimettere tutto a posto.
Il problema non stati gli infortuni ma il recupero dagli infortuni
Altro punto piegato a sfavore di Conte sono gli infortuni. Il problema del Napoli non sono stati certamente “solo” gli infortuni. Ma i tempi biblici per i recuperi da questi. Non puoi avere Lando Norris alla guida, se poi non viene supportato da un gruppo,altrettanto competitivo di meccanici ed ingegneri. E su questo negli anni il Napoli è sempre andato in decrescita. Nomi autorevoli una volta andati via non sono mai stati adeguatamente rimpiazzati. Da Marino a De Nicola, passando per Micheli fresco finalista di Champions League con l’Arsenal. L’acquisto di Tommaso Bianchini è stata una piacevole controtendenza che dimostra che se c’è gente competente e capace, nei diversi ambiti societari, la competitività e la crescita sono garantite. Altrimenti si fa fatica. Come si fa fatica a recuperare gli infortunati. Punto, l’ultimo, che Conte lasciò intendere ad inizio stagione, quando la critica amica e quella meno individuavano il Napoli come candidata principale al bis tricolore.
Il Napoli di De Laurentiis non avrà mai lo stadio di proprietà
Nel giudizio stagionale pesa, e parecchio, il flop in Champions del Napoli. Che va considerato nel caso specifico, ma rientra invero, anche nell’annata drammatica che hanno vissuto le squadre italiane in Europa e che sta vivendo il calcio italiano, che per la terza volta di seguito vedrà il mondiale in televisione. Il Napoli, per propria sopravvivenza, deve partecipare alla massima manifestazione continentale per club, al fine per poter continuare a vivere al di sopra delle proprie reali possibilità. Le mancanze strutturali del Napoli sono ormai “di sistema”, e senza il booster Champions il Napoli vede allontanarsi le più avanzate realtà continentali più o meno della propria taglia. Del resto lo stadio è lontano. In tanti anni, al di là delle periodiche notizie circa il “grand tour” della provincia di Napoli e quelle limitrofe, strombazzate dopo pantagrueliche mangiate, e dal famoso plastico dell’architetto Zavanella che ogni tanto rispunta fuori, lo stadio di proprietà del Napoli non vedrà mai la luce. Non vedrà la luce fino a quando non vi sarà qualcuno in grado di essere per i prossimi vent’anni ciò che è stato Aurelio De Laurentiis negli ultimi ventidue anni e che non potrà essere nei prossimi venti per evidenti ostacoli biologici. Non vi saranno allenatori, non vi saranno calciatori.
Il futuro del calcio italiano è a tinte fosche, e di conseguenza è a tinte fosche il futuro del Napoli. Se il prodotto venduto è scadente nel suo complesso, l’ingrediente di migliore qualità non potrà certamente spiccare. Sarà inglobato nella mediocrità generale.