Ponte Morandi, un precedente per la revoca della concessione ad Autostrade

Una contestazione del Mit per la tragedia di Monteforte Irpino. Oggi tre mesi dal crollo. Prosegue il silenzio di Autostrade, un superconsulente in Procura

Ponte Morandi, un precedente per la revoca della concessione ad Autostrade

Tre mesi oggi. Da quando, la mattina del 14 agosto, alle 11.36, sotto una pioggia torrenziale, il Ponte Morandi si spezzò inghiottendo 43 persone, molte delle quali in viaggio verso le vacanze estive.

Oggi quasi tutti i giornali si soffermano quasi tutti sul crollo del viadotto, chi più chi meno, edizioni nazionali e locali.

Le testimonianze

Il Secolo XIX lascia spazio alle testimonianze di chi è sopravvissuto, ha perso qualche persona cara o lavora ogni giorno per alleviare il dolore di chi in un attimo ha perso tutto.

Tra queste, c’è quella di Emmanuel Diaz Henao, fratello minore di Henry, uno dei morti del Morandi: “Provo rabbia perché la nostra vita è stata sconvolta – dice – sono dovuto tornare in Italia, un Paese che avevo lasciato, e mi trovo a dover combattere con una società privata che ha giocato con la vita delle persone. Persone che hanno pagato i loro assassini”. Emmanuel aveva deciso di andar via dall’Italia e invece “devo ricominciare daccapo in uno Stato che Henry difendeva, ma io no”.

I danni economici dovuti al crollo

Poco o nulla è cambiato da quel 14 agosto, scrive la Repubblica.

Completamente sconvolto il traffico stradale e autostradale, tanto per cominciare: “Genova ha dovuto reimpostare la propria vita sulla base degli spostamenti in auto, anticipando le partenze del mattino o posticipando il rientro serale per evitare gli ingorghi urbani”. La ferrovia fa fatica a ripartire dopo essere stata liberata dai detriti del ponte crollato. I traffici via mare sono rallentati e mettono in difficoltà le imprese.

La Camera di Commercio ha presentato la lista dei danni, sulla base delle denunce dei suoi associati. Ne avevamo data un’anticipazione nei giorni scorsi: in tutto 422 milioni di euro. Oggi i quotidiani danno i dettagli delle perdite.

La sola Ansaldo Energia, situata sotto il ponte, denuncia circa cinquanta milioni di euro di danni.

Il prezzo più alto è pagato dal mondo del commercio. Oltre duemila i modelli “Ae” consegnati, 800 dei quali legati al commercio genovese, che dichiara danni per 121 milioni di euro.

Si tratta di numeri in difetto – scrive Repubblica – perché delle 1434 imprese insediate nelle zone arancione e rossa, soltanto 404 hanno presentato alla Camera di Commercio la denuncia dei danni. Molte imprese della zona hanno rinunciato in partenza, “o perché scoraggiate dalla mancanza di certezze sui fondi disponibili per gli indennizzi o perché non informate a sufficienza”, ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio Luigi Attanasio.

Subito dopo l’industria, con un numero molto minore di segnalazioni (212) ma un danno complessivo di quasi 118 milioni di euro. Al terzo posto, i trasporti e le spedizioni, con poco più di 95milioni di euro di danni complessivi, provenienti in larga parte da Genova città.

Se invece del danno complessivo si guarda al danno medio subito – scrive Genova24 – al primo posto sale l’industria con 554.890 euro, che diventano 1.997.531 nelle zone arancione/rossa e 2.217.488 in provincia di Genova. Al secondo posto i trasporti e le spedizioni, con un danno medio di 454.609 euro, e al terzo le costruzioni, con 221.610 euro.

La denuncia che arriva da più lontano è stata inoltrata da un’impresa con sede a Madrid. In Italia, il primato della distanza fra sede dell’impresa e luogo del danno va alla Sicilia. La provincia che ha inviato più modelli, a parte Genova, è Milano (25) mentre, fra i comuni, spiccano le 24 denunce di Serra Riccò. Ma è un danno ben ripartito su tutto il territorio nazionale, perché le province interessate sono 40.

La class action degli spedizionieri

Il porto, motore dell’economia cittadina, soltanto a ottobre ha perso l’8% dei suoi traffici, com’era accaduto il mese prima. Una caduta che si ripercuote sulle entrate, con le tasse portuali crollate del 20 per cento, sul lavoro dei camalli che hanno già perduto migliaia di giornate, su quello dei terminalisti, degli agenti marittimi, degli spedizionieri, degli autotrasportatori e di tutte le professioni legate all’economia del mare.

Proprio dagli spedizionieri dello scalo, ieri, è partita una class action contro Autostrade e Mit: si faranno assegnare da ogni azienda un mandato e una procura per agire in sede civile, penale e amministrativa. L’azione è stata notificata ieri ad Autostrade e al Ministero.

La commemorazione in via Fillak

L’edizione genovese de la Repubblica scrive della commemorazione prevista per questa mattina in via Fillak luogo dove si trova il presidio degli sfollati. Sarà una cerimonia semplice, senza l’intervento delle autorità. Al minuto di silenzio parteciperanno anche i familiari delle vittime del crollo, che fino ad adesso avevano sempre tenuto separati e nel massimo riserbo i propri momenti di commemorazione.

Sarà il primo tentativo di un inizio di percorso comune, annunciano gli sfollati: “Pur nella sofferenza delle nostre vite, completamente cambiate da un momento all’altro, pensiamo di doverglielo: a noi è stata concessa comunque una seconda chance di vita, un secondo momento da cui ripartire e ricominciare, ad altri invece è stato negato. Noi che abitavamo sotto il Morandi abbiamo anche creduto a quello che ci raccontavano sullo stato di salute del ponte, siamo stati dei creduloni, e capiamo di dover chiedere verità e giustizia anche un po’ per loro”.

La raccolta dei fondi per il Ponte: un milione dalle donazioni

Tante le raccolte di fondi avviate all’indomani del crollo, ma a tre mesi dal disastro i destinatari non hanno ricevuto ancora nulla e non si capisce ancora quali saranno i criteri di ripartizione delle somme raccolte, scrive sempre Repubblica Genova. Non per malafede, ma perché sono talmente tante le emergenze post crollo che il Comune non ha ancora pensato a come e a chi destinare le somme raccolte.

Non si sa neppure bene a quanto ammontino i fondi raccolti né in quali percentuali verranno divisi fra i parenti delle vittime e gli sfollati.

L’assessore Pietro Piciocchi, che ha il compito di gestire le donazioni, in un incontro con alcuni dei parenti dei 43 morti e i loro legali, a fine ottobre, ha parlato di 800 mila euro con la sottoscrizione aperta da Tursi. In quell’occasione Piciocchi ha anche chiesto a parenti e avvocati se avessero proposte su come ripartire i fondi, ma gli è stato risposto che deve essere un compito dell’istituzione deciderlo.

Piciocchi aveva anche annunciato che il Comune avrebbe studiato misure per aiutare attività commerciali e lavoratori della zona.

C’è poi il problema dei parenti di vittime straniere e quello dei residenti in altre città italiane che non hanno potuto beneficiare di detrazioni fiscali e servizi gratuiti, come ha invece disposto il Comune di Genova per i propri concittadini.

Senza contare che raccolte private, come quella lanciata dall’Ordine dei Commercialisti, prevedono anche aiuti ad imprese o attività commerciali.

Per venerdì è fissata una riunione tra i familiari delle vittime e Piciocchi e probabilmente si discuterà anche di questo.

La precisazione di Autostrade: “Nessuna trattativa con gli sfollati”

È di ieri la notizia riportata da la Repubblica relativa ad alcune trattative di Autostrade con gli sfollati. Oggi Autostrade ha risposto al quotidiano con una nota pubblicata anche sul suo sito web smentendo “categoricamente che siano in corso negoziati di qualsiasi tipo per rimborsare questi cittadini al di fuori delle regole del Programma Regionale Interventi Strategici (PRIS)”.

Le uniche somme erogate a beneficio delle famiglie della Zona Rossa, chiarisce la concessionaria, “sono contributi a fondo perduto per far fronte alle prime necessità dopo la tragedia del Ponte Morandi” di intesa con Comune e Regione.

Autostrade ricorda, invece, “di essersi fatta carico direttamente dei risarcimenti delle famiglie delle vittime, avendo   avviato già nelle scorse settimane contatti approfonditi con i loro legali per velocizzare le procedure normalmente previste dalle compagnie assicurative”.

Un consulente psicologico per aiutare la Procura

Non ci sono solo le conseguenze economiche ma anche le gravissime ripercussioni psicologiche. Tanto da indurre la Procura a considerare anche quelle.

“Qualcuno, affacciato alla finestra di casa in quella tragica mattina del 14 agosto scorso, racconta di essere rimasto impietrito davanti a quella scena apocalittica. E che da quel giorno ha difficoltà a guardare i monconi del ponte Morandi, a mettere il naso fuori di casa, a prendere sonno; durante la notte si sveglia di soprassalto – scrive l’edizione genovese de la Repubblica – Chi è rimasto sotto le macerie per diverse ore e non ha fatto la stessa fine dei 43 morti, teme il buio; c’è chi da questo evento rimarrà segnato per tutta la vita”.

Sono tutti casi descritti nelle denunce presentate alla Procura. Lesioni psicologiche che è difficilissimo da accertare, tanto che i pm Massimo Terrile e Walter Cotugno, titolari dell’inchiesta, hanno scelto uno psicologo come consulente tecnico “per accertare se quel danno rientra nella tipologia e se causato da quel reato”, ha spiegato il procuratore capo Francesco Cozzi.

Tra i danneggiati vi sono i due superstiti più gravi: il genovese Gianluca Ardini (29 anni) e Rita Giancristofaro (di Trieste), che per le lesioni fisiche gravissime sono rimasti in ospedale più di 40 giorni. In loro favore scatta d’ufficio il reato di lesioni gravissime, anche se i loro avvocati denunciano anche ripercussioni psicologiche.

“Per chi l’ha visto venire giù come un frollino, per chi vi si trovava sopra, per chi ci viveva sotto, il crollo del viadotto rappresenta uno shock indelebile”, scrive il quotidiano: spetterà allo psicologo fare delle valutazioni.

La Procura ha chiesto l’intervento dello psicologo anche in considerazione del fatto che hanno chiesto di partecipare all’incidente probatorio persone che non erano tra i parenti delle vittime e neppure tra i sopravvissuti.

Emblematico il caso raccontato da Il Secolo XIX dell’automobilista che ha chiesto di essere inserito tra le parti offese solo “per essere risarcito dallo spavento avuto dalla madre che dopo il crollo del ponte non era riuscita più a mettersi in contatto telefonico con lui”.

Il giudice ha respinto la richiesta ma la Procura vuole appunto evitare che casi del genere si ripropongano.

Il nuovo superconsulente della Procura

Nelle indagini entra anche un nuovo super consulente, scrive Il Secolo XIX. Si tratta di Nello Balossino, docente universitario di Torino che si è occupato della Sacra Sindone, delle riprese in spedizioni spaziali di sonde verso Marte, dell’omicidio di Garlasco e della strage di Erba.

Avrà il compito di ricostruire il momento del crollo attraverso le immagini delle telecamere di sorveglianza. Ha fatto un lavoro analogo nel corso del processo sulla Torre piloti crollata il 7 maggio 2013 (causando 9 vittime) dopo l’urto della portacontainer Jolly Nero. In quel processo era stato nominato dalla compagnia Messina e “aveva ricostruito il movimento del rimorchiatore Spagna, la configurazione del cavo di traino, sempre attraverso le immagini dell’incidente estrapolate da alcune telecamere di sorveglianza”.

Gli interrogatori

La lista dei tecnici di Autostrade che scelgono di fare scena muta si allunga ancora. Ai sette interrogati che avevano deciso finora di avvalersi della facoltà di non rispondere si è aggiunto Paolo Berti, direttore delle Operazioni Centrali, interrogato l’altro ieri dal pm Cotugno.

Oggi toccherà a Massimo Meliani, responsabile del settore Ponti e Gallerie.

L’iter per la caducazione della concessione

Una vecchia contestazione potrebbe agevolare la procedura di revoca della concessione ad Autostrade. Lo scrive Il Sole 24 Ore. Risale al 2016, quando il Mit contestò ad Aspi “gravi inadempimenti” nella gestione della propria rete al Centro-Sud nel 2016 e 2017.

L’esistenza del rilievo emerge dalla richiesta di acquisizione atti disposta dalla Procura di Avellino che nei mesi scorsi ha aperto una nuova indagine contro Autostrade nell’ambito del processo per la tragedia del viadotto Acqualonga, di Monteforte Irpino, che nel 2013 causò 40 morti (la sentenza è prevista per il 21 dicembre: i pm hanno chiesto condanne di 10 anni per i dirigenti Aspi imputati, tra cui l’amministratore delegato Giovanni Castellucci).

Un elemento importante “perché il Mit ha bisogno di elementi per puntellare la caducazione della concessione di Aspi avviata per il crollo del Ponte Morandi ma non è costituito parte offesa nell’udienza preliminare sul crollo. Così non può avere propri periti che esaminino direttamente i detriti del viadotto, mentre Aspi ne ha”, scrive il quotidiano.

Il camion della Basko, il simbolo del crollo

Il Secolo XIX intervista Annalisa Damonte titolare dell’azienda di trasporti diventata simbolo del crollo: la Basko. La foto del camion aziendale sospeso a pochi metri dalla voragine ha fatto il giro del mondo.

“Senza il ponte della A10 il nostro lavoro è completamente cambiato – dichiara – Ogni giorno, sul Morandi, passavano una settantina di nostri camion”. Oggi, quegli stessi mezzi devono percorrere molti più chilometri per svolgere il proprio lavoro.

La Damonte parla anche del camionista che si è salvato perché, probabilmente, ha rallentato dopo il sorpasso di un’auto poi risucchiata dalla voragine: “Sta bene. Nemmeno lui ha mollato”.

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