Ancelotti spegne i fuochi del papponismo (accesi da De Laurentiis)

L’allenatore si conferma uomo realistico del Napoli e sull’inutile mercato di gennaio dà risposte di buon senso (dopo una settimana intensa)

Ancelotti spegne i fuochi del papponismo (accesi da De Laurentiis)

L’annuncio in conferenza stampa

Il 24 novembre è un giorno come gli altri, solo che si avvicinano dicembre e le feste. E allora si avvicina lo spauracchio del mercato di gennaio, un periodo che Napoli e il Napoli vivono sempre nell’attesa, immersi nella tensione. Come se gli acquisti fatti durante questa finestra fossero decisivi per cambiare l’inerzia di una stagione. Può essere così, certo, ma l’esempio portato dai più affezionati a questa teoria è sempre lo stesso: il Milan 2010/2011 comprò Cassano e Van Bommel a gennaio, e così prese l’ascensore verso il titolo.

È un dato di fatto, anche se poi una rilettura attenta dei numeri ci racconta che l’impatto di Cassano al Milan si ridusse a quattro gol (nessuno decisivo) e 7 assist. Per carità, applausi a scena aperta. A lui e a Van Bommel che risultò decisivo dal punto di vista emotivo. Solo che nei successivi sette anni la Juventus ha vinto lo scudetto acquistando i seguenti giocatori al mercato invernale: Padoin, Caceres, Peluso, Anelka, Osvaldo, Matri e Rincon. Come dire: niente di realmente trascendentale, le squadre vincenti si costruiscono in estate. In concordato tra la società e l’allenatore. Esistono ovviamente le eccezioni. Una fu senza dubbio l’acquisto di Edgar Davids. La Juventus lo prese dal Milan a dicembre del 1997. Da allora fu fondamentale nel centrocampo della Juventus, per lo scudetto del 1998 e per tutti i trofei degli anni successivi

La conferenza di Ancelotti

Oggi, Ancelotti ha parlato di calciomercato in conferenza. Gli è stato chiesto di parlare di calciomercato in conferenza. Ha risposto a una domanda, e l’ha fatto in maniera semplice: «Abbiamo una squadra completa, tra qualche settimana recupereremo giocatori importanti. Siamo questi fino al termine della stagione». Senza ansie, senza proclami, senza alimentare illusioni o grandi trip mentali. Poi c’è stata la classica domanda su Cavani, ma vabbè.

Che poi il Napoli possa acquistare qualcuno, è un altro discorso, è una cosa diversa, magari è capitata l’occasione giusta per ampliare la rosa, non per completarla. Sono due discorsi differenti, che Ancelotti non condivide – o almeno dice di non condividere . Perché crede nel valore di questa squadra e nel possibile impatto del lavoro sul campo. Il tecnico emiliano, in questo senso, è quello con la barra più dritta sull’idea di progetto. Sulla linearità rispetto alle decisioni prese di comune accordo in estate, con la società.

Lo stesso De Laurentiis, nell’ultima settimana di dichiarazioni a pioggia, ha inviato tanti messaggi, troppi, tutti diversi. Ne ha scritto Vittorio Zambardino: «Abbiamo vissuto una settimana di logorrea presidenziale. Aurelio De Laurentiis è uscito dalla sua mutria abituale per parlare di tutto, dicendo spesso cose fra loro contrastanti. È intervenuto sullo stadio san Paolo, sui campionati e i loro imbrogli, sulla Juventus, sugli arbitri, sul mercato. Quanto è negativo avere una dirigenza bipolare, che passa dal silenzio al fragore e dal consenso con gli Agnelli e i “vasa vasa” in sede europea a un fiume di dichiarazioni dalle quali – saremo scemi noi, può darsi, l’età avanza – non abbiamo capito niente. Resta questa sensazione di frivolezza, di parole sparse al vento senza pensarci o forse pensandoci troppo e intendendo chissà che».

Cavani e oltre Cavani

Ecco, la suggestione rispetto al calciomercato del Napoli è proprio questa: De Laurentiis ha sparso parole al vento, senza pensarci o volendo far passare chissà quale messaggio. Ancelotti ha dovuto fare il pompiere rispetto ad una situazione che rischiava di diventare esplosiva, o comunque non era più facilmente intellegibile. Per un motivo semplice: De Laurentiis ha parlato di Cavani – anche perché stuzzicato da domande ripetute, sempre uguali – per sette giorni di fila, poi ha detto che «a gennaio prenderemo qualcuno ma non vi dico chi». Infine, ha – giustamente – sottolineato come i rientri di Ghoulam, Younes e Meret possano aumentare il valore di questa squadra.

È il concetto espresso oggi da Ancelotti che assume ogni giorno di più la sembianza dell’uomo-realismo di questo Napoli. Di questo progetto. È solo una questione di comunicazione, perché in realtà De Laurentiis tiene perfettamente in mano le redini della sua azienda, l’unica cosa è che a volte costringe sé stesso e tutto l’ambiente a complicate inversioni ad U sui temi tecnici, fino a scontrarsi con i fantasmi. Quelli di Cassano e Van Bommel, che a Napoli hanno i contorni meno esotici di Grassi e Regini, vecchi e indimenticati simboli ormai retoricizzati dell’avversione incondizionata al presidente. Un mare in cui nasce il plancton del papponismo e su cui Ancelotti si erge dall’alto, da uomo e allenatore di collina se non di montagna, abituato all’aria rarefatta dell’alta quota.

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