Oltre le voci di mercato: Milik come il Napoli, sta imparando un nuovo calcio

Liverpool-Napoli ha portato alla bocciatura di Milik, pur con tutte le attenuanti. La realtà è che Ancelotti intende diversamente il ruolo del centravanti.

Oltre le voci di mercato: Milik come il Napoli, sta imparando un nuovo calcio

Dopo Liverpool

Abbiamo scritto della prestazione scialba di Arek Milik dopo Napoli-Chievo. Lo abbiamo fatto ricordando le attenuanti da concedere al centravanti polacco, da poco ritornato dopo l’esperienza (negativa) al Mondiale in Russia. Insomma, giudizio sospeso ma comunque non positivo. Ora ci ritroviamo qui, ormai 48 ore dopo Liverpool-Napoli, con le voci su Belotti e il tam tam dei social su Cavani. Come se il Napoli avesse palesato un solo problema, a Dublino, quello del centravanti.

In realtà, l’ha spiegato anche Ancelotti: l’attaccante è un elemento terminale del suo gioco, quindi nel gioco del Napoli. Se la squadra costruisce «in maniera sporca», allora Milik o chi per esso non può fare bene. È impossibilitato a rendere secondo le sue potenzialità. L’eventuale arrivo di una nuova prima punta sarebbe un palliativo di entusiasmo (soprattutto nel caso in cui si trattasse di Cavani) o comunque di un ulteriore upgrade progettuale (se invece fosse Belotti). Ma Liverpool-Napoli sarebbe andata alla stessa maniera, più o meno. Anche perché c’è la testimonianza, qua sotto: un pallone pulito arrivato a Milik, un gol sfiorato. Con una buona giocata, tra l’altro effettuata col piede destro. Quello debole.

Velocità d’esecuzione

Noi del Napolista abbiamo parlato spesso del numero nove. Dell’incertezza sulla condizione fisica di Milik dopo due stagioni passate tutte in infermeria. Allo stesso modo,  però, pensiamo anche che Arek sia un calciatore cui è necessario dare fiducia. Per lui, per il bene del Napoli. Perché il suo percorso tecnico, seppur accidentato, è sempre stato promettente. E perché la qualità c’è, è percettibile, anche per il nuovo calcio di Ancelotti.

Un centravanti diverso

Anzi, probabilmente anche questo è un punto della questione. Veniamo da un triennio “particolare” per quanto riguarda il centravanti, Higuain, Milik e Mertens hanno dato un’interpretazione diversa del ruolo di prima punta, meno profonda e più associativa con il resto della squadra. Ecco, dobbiamo cancellare dalla memoria queste immagini. Oggi, Ancelotti vuole e chiede un’altra cosa, approccia al gioco in maniera diversa. L’ha sempre fatto, nel corso della sua carriera.

Ecco, ora Milik dovrà capire che il movimento ad accorciare e legare i reparti è una parte quasi laterale del suo set. C’è qualcosa di diverso da fare: allungare la difesa avversaria, studiare la profondità, occupare l’area, tagliare per aprire spazi ai compagni. Contro il Liverpool, basta riguardare la gif di sopra, è successo proprio questo: Allan alza l’intensità del pressing, Milik entra dentro per ricevere il pallone e/o aprire lo spazio al servizio su Insigne. Allan sceglie la prima soluzione, Arek riceve, stoppa, tira. Velocemente. Con precisione non ottimale, ma ok, il senso è giusto.

Se il Napoli ragionerà e produrrà calcio in modo diverso, e lo farà, Milik deve abituarsi. Esattamente come i suoi compagni. Cambia il modo di organizzare il gioco, cambiano i movimenti e la percezione della prima punta. Inevitabile, come sarà inevitabile giudicare il tutto attraverso il numero di gol. È l’altra faccia della medaglia, se ci pensi: spesso abbiamo scritto che il centravanti del Napoli di Sarri, soprattutto da Mertens in poi, risultava determinante per la squadra al di là del numero di reti realizzate. Ecco, ora la situazione cambierà. Le idee di Ancelotti presuppongono un modo diverso di interpretare questo ruolo, il gol prima di ogni cosa, il contributo tattico è una parte del tutto ma non la più importante. Da questo punto di vista, Milik entrerà in una dimensione nuova. Ma non sconosciuta, o sicuramente stretta rispetto alle sue possibilità: finora, con il Napoli in Serie A, ha segnato una volta ogni 98 minuti. Ecco, bisogna ripartire da lì. Non male, come base.

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  1. Luigi Metropoli 7 agosto 2018, 16:04

    Continuo però ad avere perplessità sul mercato, indipendentemente dall’apporto di Milik o altri attaccanti in rosa. Con Ancelotti mi aspettavo un’internazionalizzazione, quel passo in più rispetto al Napoli di Sarri. Se ciò non avviene, con quegli stessi calciatori in rosa e le altre squadre che, invece, si rafforzano è difficile ripetere quanto fatto lo scorso anno.
    E non c’entrano né sarrismo né papponismo: l’arrivo di Ancelotti per me rappresenta anche un’espansione sul mercato, un appeal maggiore. Finora a parte Ruiz non è giunto nessun calciatore in grado di mettere in discussione i migliori della rosa. Abbiamo ceduto Jorginho, abbiamo Mertens e Callejon che hanno 31 anni e che forse si adatterebbero solo parzialmente a quanto chiesto da Ancelotti. Quindi cui prodest? Perché Ancelotti? Solo per far vedere che abbiamo preso un tecnico di levatura internazionale e vincente. Se così fosse (mi auguro di no), sarebbe veramente troppo poco.

  2. Non capisco come si possa far cambiare gioco ad una squadra che ha fatto tanto bene

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