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Dimaro è la Frittole del tifo del Napoli: passione genuina e zero papponismo

La normalità del tifo, famiglie con bambini, gente tranquilla che lavorava (per dirla alla Celentano). Un luogo lontano anni luce dalla tensione che si respira a Napoli

Dimaro è la Frittole del tifo del Napoli: passione genuina e zero papponismo

La normalità del tifo

La normalità del tifo. Famiglie, adulti, bambini, signore. Sorridenti, pacifici, uniti dalla passione per il Napoli. Si sistemano sulle gradinate dello stadio di Carciato, frazione di Dimaro, e guardano l’allenamento della propria squadra del cuore. Qualcuno si spinge fino all’acquisto di uno Steccolecco – il gelato made in De Laurentiis – uno degli argomenti più gettonati dell’estate prima che subentrassero i tormentoni Cavani e nuova maglia.

I tifosi si dividono tra il campo, il bar, l’area commerciale e lo spazio all’aperto dove vengono rincorsi dai colleghi delle numerose testate giornalistiche presenti. Gli spalti si riempiono anche nei giorni infrasettimanali. I volti cambiano quasi ogni giorno. Alternano una visita al Napoli di Ancelotti a un’escursione al lago dei caprioli, a una capatina a Madonna di Campiglio o ancora a una delle tante malghe della zona. I più esperti si spingono fino al percorso dei Cinque Laghi una delle principali bellezza della zona. Un giorno Insigne e Hamsik, l’altro con i bambini a lezione di mungitura di mucche.

Gente normale, non i professionisti del tifo

Genitori con i carrozzini, persone più anziane. Atmosfera serena, distesa. A Dimaro non ci sono i professionisti del tifo, ci sono professionisti (e basta) ma non solo. Persone che fanno altro nella vita e che hanno deciso di trascorrere qualche giorno in Trentino, in Val di Sole, per coniugare la vacanza con la passione per il Napoli. Gente tranquilla, che lavorava, anche se non sono nati in via Gluck. C’è la famiglia di Pistoia, con lui che parla toscano ma poi scopri che è nato e ha vissuto i primi sei anni a Pozzuoli. È qui con la famiglia e due cani. Come Pasquale, di Castellammare di Stabia eppure residente da oltre vent’anni a Reggio Emilia. C’è persino chi, come il signor Federico, non ha perso nemmeno un giorno degli ultimi otto ritiri del Napoli: da Mazzarri ad Ancelotti.

Una platea che non buca il video

Una straordinaria atmosfera di normalità lontana anni luce dalla tensione e dal disfattismo che arriva da Napoli. Un clima che non riesce a catturare l’attenzione dei media. Non si sa perché, noi giornalisti – soprattutto quando si parla di Napoli – siamo sempre attratti dal personaggio folcloristico. Dall’eccesso che non è per nulla rappresentativo. Forse per continuare a diffondere quest’idea di città estrema, che vive sempre al confine, anche quando in realtà non è così. Nei giorni scorsi sono state rilanciate le immagini dell’uomo con l’incenso, oppure del singolo tifoso che guida i cori anti-Juve. Ma il corpaccione, la stragrande maggioranza, è l’immagine del tifo che in tanti vorrebbero negli stadi italiani. Si divertono ad assistere alle sedute di allenamento, applaudono sinceramente di fronte a una bella azione o a un gol spettacolare come la mezza rovesciata di Hamsik o il pallonetto di Insigne.

Gli applausi per Ancelotti

Persino l’allenamento in cerchio dei calciatori, come in un girotondo, con l’obiettivo di palleggiare e non far toccare terra al pallone, viene vissuto con trasporto dal pubblico. È un ritiro concepito proprio per le famiglie. Nel piazzale antistante lo stadio, è stata allestita un’area attrezzata per bambini, con gonfiabili, palloni e animatori. Quest’anno c’è anche un Tir trasformato nella temporanea sede trentina di Radio Kiss Kiss Napoli.

Giorno dopo giorno aumentano gli applausi per Carlo Ancelotti. Il coro “mister mister” è ormai diventato un appuntamento fisso. Ma la straordinarietà del popolo di Dimaro è un’altra: qui in Val di Sole il papponismo è decisamente marginale, quasi impercettibile. Dal lunedì al venerdì non ve n’è traccia, qualcosina si avverte solo nei fine settimana. È un altro mondo rispetto a Napoli, eppure la fede è la stessa.

La maglia Kombat

Basta riflettere su quel che è successo con la presentazione della nuova maglia Kombat. A Dimaro lo store ha aperto alle 14 e i presenti erano sinceramente emozionati. Ragazzini, ma non solo. Tifosi provenienti dall’Olanda. Tutti sorridenti, nessuna protesta, nessun malumore. Soltanto la gioia di poter indossare la futura maglia della propria squadra del cuore. Picco immediato di vendite. Poi torni alla tua postazione, ti connetti col pianeta virtuale e ti imbatti in un tripudio di attacchi nei confronti della novità. Giudizi tranchant sull’estetica della maglia e ovviamente sulla società. Malumori, dissapori, giusto per non pronunciare la parola odio. Un altro pianeta rispetto a Dimaro. Come se fossero due tifoserie diverse. Mentre giornali di tutto il mondo elogiano l’iniziativa.

Lo stesso vale per De Laurentiis che oggi è arrivato allo store a firmare le nuove maglie acquistate. Sì, ci sono state le richieste per Cavani, ma ci sono stati anche i cori per lui. E i contestatori col cartello “vinci solo tu” non arrivavano a dieci, non casualmente arrivati nel week-end. E ovviamente fanno notizia più del restante 99% dei presenti. La stragrande maggioranza dei tifosi a Dimaro non sa nemmeno cosa sia il papponismo. È semplicemente felice di vivere a stretto contatto con i propri beniamini. Di poter incrociare Allan in bicicletta, di vedere Insigne a pochi metri, di poter incitare Hamsik e ottenere la soddisfazione di una risposta immediata.

Dimaro è la Frittole del tifo del Napoli. L’immersione in un mondo che non esiste più.

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