Un anno fa, i tifosi del Milan esultavano per le follie di mercato

Oggi il club rossonero è fuori dall’Europa League, superato in classifica da quattro squadre costruite secondo una chiara progettualità.

Un anno fa, i tifosi del Milan esultavano per le follie di mercato

Un anno dopo

Il 6 luglio del 2017, Il Napolista pubblicava questo pezzo: “Basta il mercato a orientare le tifoserie: festa per 5mila a Milanello, in 15 per l’Inter”. Vi invitiamo a leggerlo tutto, noi vi riportiamo solo qualche frase:

Anzi, grandissimo entusiasmo. Tutti i media nazionali hanno celebrato il riaccendersi della passione attorno al Milan, pubblicizzando anche il ritorno al tifo della Curva Sud, l’ambiente ultrà più caldo della parte rossonera di San Siro.

Intanto, però, Fassone ha spiegato ieri come stanno le cose: dovesse andar male per due anni consecutivi – per andare male si intende la Champions che non viene centrata -, comincerebbero i problemi finanziari. Che, anzi, sono già cominciati. Perché, giusto qualche giorno fa, la Uefa ha bocciato il primo prospetto di bilancio della nuova proprietà rossonera, rifiutando il voluntary agreement in chiave fair play finanziaria. Ergo, il Milan rischia di incappare in sanzioni Uefa anche pesanti.

I tifosi del Milan, ieri, hanno apposto uno striscione che recitava: “Alla nuova proprietà, la nostra fedeltà“. È brutto da dire, ma evidentemente i cinesi non hanno acquistato solo dei grandi calciatori.

Nel pezzo c’era anche il contraltare nerazzurro, un discorso sull’Inter “salutata” da quindici tifosi prima della partenza per il ritiro. Bene. Cosa abbiamo imparato? Che il calcio si fa con la progettualità, si fa costruendo le squadre in base al bilancio. Sì, negli ultimi giorni le ipervalutazioni di alcuni giovani nerazzurri e le notizie su Mandragora ci aprono ad uno scenario in bilico sul fair play finanziario. Ma è solo un discorso etico, non (ancora?) regolamentare. Il vero discorso sulla violazione del FFP va fatto in relazione al Milan. Che ha visto concretizzarsi lo scenario peggiore, quello dell’Europa cancellata a tavolino. Nonostante i 231 milioni spesi un anno fa, al netto dei riscatti da versare quest’anno.

I rischi (calcolati e non)

Da anni il Napoli mette in pratica una strategia di business sportivo rigorosa eppure anti-economica, perché rischiosa, volatile. Da una parte c’è il rispetto assoluto della proporzionalità dei conti, dall’altra c’è un sostentamento finanziario riferito unicamente ai risultati sportivi, ai proventi dei diritti tv e del mercato. Con buoni e/o ottimi risultati, il Napoli limita le perdite ma non è in pareggio di bilancio; con le plusvalenze, diventa un modello virtuoso. Tutto si lega a questa doppia chiave, il mercato è limitato rispetto a queste esigenze finanziarie. Come dire: un rischio calcolato, che tiene la squadra in alto. A un passo dalla vittoria, lo dicono i numeri. A un soffio dalla Juventus, la squadra più ricca e forte e potente.

Dietro il Napoli, sono arrivate squadre che hanno iniziato a lavorare secondo progetti similari a quello di De Laurentiis. Al terzo posto (e in semifinale di Champions) la Roma che ha venduto Salah e ha sistemato la sua posizione con il Fair Play Finanziario. E che quest’anno ha riannodato i fili dello stesso circolo, virtuoso o vizioso a seconda dei punti di vista. Dietro i giallorossi ecco l’Inter. Sì, proprio l’Inter: una squadra rimasta incompleta lo scorso anno (soli tre centrali difensivi per due posti nella formazione titolare) eppure costruita in maniera lineare, sul bilancio e in merito alle esigenze dell’allenatore. I nerazzurri si sono giocati il quarto posto con la Lazio, una squadra costruita a immagine e somiglianza di Lotito e Tare, secondo il sistema sell-to-buy. Un progetto, appunto.

Solo dopo, il Milan. Un anno dopo, i tifosi rossoneri hanno perso capra e cavoli, magari rimpiangono un’estate fa e una campagna di trasferimenti che, fosse stata meno imponente, oggi il club sarebbe in una situazione diversa, più tranquilla. Forse sarebbe fuori dall’Europa League, ma potrebbe programmare con più serenità il suo futuro. Quello di Fassone, Mirabelli e della proprietà cinese è stato un rischio non calcolato. Un azzardo che non ha pagato. E che dovrebbe far riflettere in merito alla percezione del calciomercato, soprattutto quella dei tifosi.

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