Jorginho, Hamsik e quelli che hanno scambiato il Napoli per la Caritas

In qualsiasi altro luogo sarebbe una discussione da Tso, a Napoli acquista dignità di dibattito. Con calciatori miliardari trasformati in prigionieri

Jorginho, Hamsik e quelli che hanno scambiato il Napoli per la Caritas

Cacc’e sorde

Noi lo ripetiamo da tempo: Napoli è una città che fa fatica a concepire l’abc del capitalismo, l’economia di mercato. Ovviamente quando fa comodo. Quando si parla del Calcio Napoli, guidato dal pappone De Laurentiis, si ragiona nel seguente modo: in uscita il club deve sempre far prevalere i sentimenti, altrimenti i poveri tesserati resterebbero a Napoli col broncio e sarebbe ingeneroso; in entrata, viceversa, non bisogna lesinare altrimenti facciamo la solita figura degli accattoni e De Laurentiis deve cacciare i soldi. Che poi è il mantra che avvolge questo Napoli: cacc’e sorde. Tanto sono i suoi.

Altrove interverrebbero col Tso

In particolare in questi giorni stiamo assistendo a un teatrino che in qualsiasi altro contesto sarebbe stato messo a tacere chiamando gli operatori sanitari del Tso (Trattamento sanitario obbligatorio), ma che a Napoli addirittura acquista dignità di dibattito con al centro della discussione nientemeno che le parole gratitudine e libertà. Il tema, già sollevato qualche giorno fa, è appunto la “liberazione” di Marek Hamsik. Che, bontà sua, vuole andare a giocare in Cina per guadagnare 12-13 milioni netti all’anno. E ne abbiamo piacere. Però il capitano vorrebbe che De Laurentiis, il cattivo, abbassasse le sue pretese nei confronti del club orientale. I cinesi non spenderebbero mai trenta milioni per il cartellino dello slovacco – anche perché diventerebbero sessanta con la tassa sul lusso – e quindi Hamsik non potrebbe coronare il suo sogno. Si sono anche visti a cena e i giornali raccontano della delusione di Marek a fine pasto.

La Cina non è il Real Madrid

Non stiamo parlando di una scelta sportiva, del Real Madrid che corteggia Hamsik. Il che non cambierebbe i termini della questione, ma potremmo persino accettare dieci minuti di discussione. Non di più. Stiamo parlando di una scelta di vita rispettabilissima ma basata unicamente sull’aspetto economico. Il calcio cinese non ha nulla di attrattivo dal punto di vista agonistico, è un cimitero degli elefanti. Hamsik vuole ulteriormente arricchirsi – ulteriormente, perché a Napoli in questi anni non ha certo giocato gratis – è una scelta condivisibile; meno condivisibile è l’idea che per far ulteriormente arricchire Hamsik il Napoli debba indebolirsi dal punto di vista economico. A scanso di equivoci, ciò non vuol dire che non ci alziamo in piedi ad applaudire per tutto quel che Hamsik ha fatto con il Napoli e per il Napoli in questi anni.

Il broncio di Jorginho

Da Hamsik a Jorginho. Per lui è in piedi una trattativa tra il Napoli e il Manchester City. Anche qui, ovviamente, c’è un problema di soldi. Il City non va oltre i cinquantacinque milioni, il Napoli pare che ne voglia sessanta. Normalità assoluta per il calciomercato e per il mondo degli affari in generale. Non entriamo nel merito della valutazione. Ieri, però, l’agente del centrocampista ha fatto sapere che, in caso di mancato accordo, l’italo-brasiliano non solo non rinnoverebbe il contratto (e ci sta) ma tornerebbe anche col broncio, insomma ce l’avrebbe col Napoli che gli avrebbe impedito di coronare il sogno di qualsiasi calciatore: giocare con Guardiola.

Che cosa dire? In quel caso, ce ne faremmo una ragione. Conosciamo millemila persone che non sono contente del proprio lavoro e la mattina hanno una mazzata in fronte al pensiero di rivedere le stesse facce, all’elenco aggiungeremmo anche Jorginho che però può sempre contare su qualche zero in più sul conto corrente e quindi ha più carte da giocarsi per farsi eventualmente passare la malinconia.

La clausola di Sarri che però non ha parlato

È come se avessero scambiato il Napoli per la Caritas. Evidentemente, e stranamente, al momento della firma dei contratti De Laurentiis deve dare l’impressione che sia tutto uno scherzo, oppure il pensiero di fondo è che si tratti pur sempre di uno che produce cinepanettoni e che quindi non va preso sul serio.

All’elenco ci sarebbe da aggiungere anche il caso Sarri con la clausola rescissoria di otto milioni. Ma, pur avendo dimenticato l’abc della lotta di classe, il tecnico toscano non ha proferito parola. Non l’ha messa sul sentimentale. Del resto fu anche l’unico che in tempi non sospetti squarciò il velo di ipocrisia e disse: «Col prossimo contratto, vorrei arricchirmi». Guadagnandosi il caloroso elogio del Napolista. Quando ci si espone senza ipocrisia, l’appoggio del Napolista è garantito.

Vorremmo infine ricordare che se oggi sulla panchina del Napoli siede Carlo Ancelotti – che oggi festeggia il suo 59esimo compleanno – è perché De Laurentiis gli ha offerto un lauto ingaggio. Così come Ferlaino lo offrì a Maradona che lo confermò nel film di Kusturica. La poesia nel calcio è fondamentale, basta ricordarsi che è una sovrastruttura. A tal proposito, rimandiamo alla splendida intervista concessa da José Altafini al Corriere della Sera.

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