La differenza tra Ronaldo e Messi: il portoghese è ancora in crescita, nella testa e nel gioco

Il rigore sbagliato contro l’Islanda segna la distanza attuale tra la legacy di invincibilità e miglioramento di CR7 e la nuova fallibilità di Leo.

La differenza tra Ronaldo e Messi: il portoghese è ancora in crescita, nella testa e nel gioco

Il rigore, e tutto il resto

Cristiano Ronaldo batte Messi. Oggi più che mai. Ovviamente, sarebbe ed è sbagliato ridurre tutto ad un calcio di rigore segnato e/o parato dal portiere avversario. Non è solo sbagliato, ma anche ingiusto e superficiale. È solo che c’è tanto altro, intorno, che fa pendere decisamente la bilancia dalla parte del cyborg portoghese. Ecco, appunto, proprio questo: la condizione apparente, o forse reale, del cyborg che non accusa il peso degli anni. Anzi, che sembra quasi giovarsi dell’invecchiamento per scoprire nuovi limiti, e poi superarli.

Questa è la sensazione numero uno, che fa capolino ormai da diversi anni: siamo di fronte a due mostri, a due alieni, a due fenomeni assoluti che hanno segnato e stanno ancora segnando un’epoca calcistica. Solo che Ronaldo ci mette qualcosa in più, nel senso che ha continuato a costruire e coltivare e modellare sé stesso, modificando il possibile alla ricerca della perfezione. È una questione di trasformazione ancora in atto: dal punto di vista fisico, ma anche tecnico e spirituale, il Cristiano Ronaldo degli ultimi anni è un calciatore molto diverso da quello del Manchester United, o delle prime stagioni a Madrid. È diventato più attaccante ma anche più ledaer, più uomo squadra, meno primadonna isterica tanto per essere franchi e severi con le parole.

Dall’altra parte, c’è Messi. Un fuoriclasse assoluto, ma forse più statico nel suo percorso di aggiornamento. Certo, è anche una questione fisica: se Ronaldo ha un atletismo da tenere sempre vivo, da scolpire nella roccia e con il lavoro, Messi ha un fisico limitato, baciato dalla grazia del movimento ma privato dal tempo di alcune caratteristiche fondamentali, soprattutto sul lungo. Certi sprint e certi spunti degli anni migliori sono difficilmente ripetibili dal Leo del 2018, e persino una folle e maniacale professionalità – simile a quella di Ronaldo, per intenderci – non potrebbe cambiare questa situazione.

La testa

Da qui, potrebbe originarsi anche l’altra grande differenza: la psiche. Ronaldo ha saputo costruire una legacy assoluta di invincibilità, basti pensare alle ultime tre Champions League in fila e all’Europeo del 2016. Una condizione che Messi ha un po’ smarrito, tra le contraddizioni del suo percorso con la Seleccion (le sconfitte in finale, a Brasile 2014 e nelle ultime due edizioni della Copa America) e le ultime negative stagioni europee. Il famoso detto: vincere aiuta a vincere. Ecco, Ronaldo ha avuto la bravura e la fortuna di alimentare la sua aura sui palcoscenici più importanti del mondo. Fino a ieri sera, quando nel primo big match del Mondiale ha graffiato con una tripletta.

La questione mentale resta oggi fondamentale per dirimere lo storico duello a distanza. In questo momento, sembra non esserci paragone. Ronaldo è davanti, perché riesce a gestire al meglio la pressione, le incombenze, la responsabilità del suo status. Perché riesce a vincere e ad essere decisivo sempre, o quasi, mantenendo la freddezza dei grandi. Un cyborg, come detto prima. Un cyborg che continua a crescere, senza possibilità apparenti di arresto. Messi, da qualche tempo, è semplicemente più umano di lui. Più emotivo, meno continuo. Ha perso più spesso, a volte anche per colpa sua. Si è scoperto fallibile, in campo e soprattutto dal punto di vista mentale. A volte basta questo per scendere dal primo al secondo posto, quando la scala dei valori è così alta nel cielo.

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