Anche Sarri sa cambiare, lo ha già fatto contro l’Atalanta di Gasperini

In vista di uno scontro sempre complesso, ripercorriamo l’evoluzione e le trasformazioni del Napoli in alcune partite della stagione. Oltre i soliti luoghi comuni.

Anche Sarri sa cambiare, lo ha già fatto contro l’Atalanta di Gasperini
Maurizio Sarri (Hermann)

Oltre sé stesso, e i luoghi comuni

Durante l’intervista a Sky nel postpartita di Napoli-Udinese, Maurizio Sarri ha fatto un po’ di debunking e un po’ il paraculo, nello stesso momento. Riportiamo due frasi a supporto dell’accusa: «Noi siamo la squadra su cui viaggiano più luoghi comuni, il modulo lo abbiamo sempre cambiato con Milik a disposizione»; «Non abbiamo la struttura mentale né fisica per fare partite attendiste. La nostra filosofia è imporre il nostro gioco, abbiamo sempre cercato di farlo. E lo faremo anche a Torino».

Bene, ora ognuno scelga quale frase è di tipo debunking e quale illustra invece la figura del paraculo. Il nostro quiz è facile, ma ha una certa rilevanza in vista della partita di domenica. Perché se il modulo è solo un modo di incasellare numeri a somma dieci, la filosofia di gioco, la filosofia di imporre il proprio gioco, fa la differenza. Per il Napoli, in generale è un atteggiamento che cambia le cose, rispetto a un approccio ibrido o comunque tendente al reattivo, come quello di Allegri. È un atteggiamento che caratterizza la filosofia di Sarri, quindi il Napoli.

In ogni caso, è possibile mischiare il debunking e la paraculaggine. Perché nel corso del tempo, pure nel corso di questa stagione, abbiamo imparato ad apprezzare un Napoli in grado di trasformarsi. Di andare oltre sé stesso, e i luoghi comuni. Di giocare un calcio diverso, soprattutto a livello di ritmo. Questo non vuol dire stravolgere sé stessi, staremmo esagerando. Vuol dire calarsi in una realtà multiforme, che può spingere un tecnico e i suoi calciatori a provare qualcosa di diverso per vincere. Quindi, come dire: è già successo. Checché ne dica Sarri, e ovviamente lo scriviamo in maniera bonaria.

Gasperini

Nella sua analisi tattica di Atalanta-Napoli 0-1, Alfonso Fasano scrisse così: «È una partita che il Napoli non può dominare, e non è una questione tattica. La fisicità e il gioco derivato e derivante della squadra di Gasperini costruiscono un vero e proprio mismatch per quella di Sarri. Il tecnico azzurro, nel postpartita, ha chiarito – tra le righe – proprio questa parte del racconto, spiegando come il Napoli avesse «preparato la partita in modo diverso per arginare un avversario che ci ha sempre messo in difficoltà. Piuttosto che il solito approccio ragionato, la squadra di Sarri ha risposto fin da subito con un ritmo importante. Ha cercato di rispondere con intensità all’intensità, senza snaturare i propri principi ma modificando qualcosa nella costruzione e nei tentativi di finalizzazione della manovra. Che, mai come ieri, è stata rapida, intensa, quasi sempre alla ricerca della verticalità. Del resto, qual è l’unico modo per disinnescare un sistema di marcature a uomo? Creare i presupposti per far sì che gli uomini migliori possano essere serviti lontani dal loro avversario diretto».

Ovviamente, nel pezzo ci sono spiegazioni e immagini e dati che chiariscono e “confermano” queste letture. In qualche modo, quindi, abbiamo la certezza che il Napoli può cambiare di partita in partita. Può pensare a modificare qualcosina di sé. Fa parte della naturalità delle cose, della realtà della vita. È un’evoluzione, un aggiornamento. In un pezzo di gennaio scrivevamo del nuovo equilibrio ritmico trovato dal Napoli, nel momento migliore della sua stagione. Un concetto semplice: «L’intensità che nelle ultime due stagioni si convogliava in una manovra offensiva continua, martellante, quindi esaltante, ora è maggiormente canalizzata nella fase di recupero del pallone».

La Juventus

Ora che arriva la Juventus, ovvero la squadra migliore della Serie A nella qualità dei singoli e nella capacità di determinare il contesto tattico, Sarri potrebbe pensare a questo tipo di cambiamento “virtuoso”. Ovviamente, non vogliamo credere né tantomeno pensare a un esercizio di follia come il passaggio alla difesa a tre, al doppio attaccante col trequartista, tutta roba completamente fuori fuoco rispetto alle idee di un tecnico conservativo per principio. Anzi, per principi.

Ne facciamo un discorso di approccio al gioco, come detto sopra. E di convenienza specifica, ed emergenziale. Il Napoli si gioca lo scudetto, senza fare troppi giri di parole. Per vincere, deve vincere. Finora, contro la Juventus, il modello ormai mandato a memoria dalla squadra titolare è stato sempre depotenziato, se non intrappolato. Come accaduto all’andata. Da qui, l’idea: tentare di cambiare ancora il Napoli, di esasperare alcuni punti (ad esempio il gioco in verticale, piuttosto che la costruzione posizionale a sinistra) e di modificarne altri (ad esempio portare Mertens ad attaccare più la profondità, piuttosto che legare i reparti ed invitare la Juventus a posizionarsi per blocchi, una specie di hobby per Allegri) senza cancellare i concetti di base. È successo, può succedere. Oltre i luoghi comuni, oltre sé stessi. Vincere a Torino sconfesserebbe tutto, in una sola serata.

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