Milik può far bene alla testa e al corpo del Napoli

La riserva del Napoli è tecnica e mentale, piuttosto che fisica. Ecco perché il ritorno di Arkadiusz può fornire alternative e nuovi stimoli a Sarri.

Milik può far bene alla testa e al corpo del Napoli

Un rientro importante

Abbiamo già parlato in maniera diffusa del ritorno di Arek Milik, della sua prima partita di buon livello fisico e tecnico dopo l’infortunio. L’abbiamo celebrato in maniera “generalista”, appena dopo la partita; Alfonso Fasano ne ha parlato nella sua analisi tattica, individuando le differenze possibili tra il Napoli senza Milik e quello con Milik. Insomma, avere o non avere il centravanti polacco ha fatto e può fare ancora la differenza.

Quello che però ci ha colpito è il fatto che il Napoli sia riuscito a muovere un vero e proprio assalto al Sassuolo solo con Milik in campo. Nel secondo tempo, infatti, la squadra di Sarri è parsa ancora più stanca e senza nerbo rispetto alla prima frazione. Nel suo pezzo di commento, Massimiliano Gallo ha anche riportato e raccontato come il primo tiro “vero”. della ripresa del Napoli sia arrivato solo grazie ad Arek che ha colpito di testa, su calcio d’angolo. Una cosa che deve far riflettere, sul momento di stanca della squadra di Sarri e sull’importanza rispetto alla presenza (quindi, anche all’assenza) di un calciatore che offre e possa offrire soluzioni in più. Ricordiamo che Milik stava per entrare in campo anche col Genoa, poi arrivò il gol di Albiol.

Quello di Milik è un rientro importante. Che permette(rebbe) al Napoli di variare le sue caratteristiche di gioco in questo finale di stagione. Il tecnico azzurro ha sempre lamentato la mancanza di studio, in allenamento, rispetto a una possibilità alternativa a quelle garantite da Mertens, Callejon e Insigne. Mettiamo i nomi dei tre attaccanti, ma la presenza di questo o quel calciatore influenza tutta la squadra. L’abbiamo visto ieri dopo l’ingresso di Milik per Jorginho: il Napoli è apparso subito più pericoloso, semplicemente perché è riuscito a cambiare parte del proprio software.

Un Napoli in riserva

L’altra riflessione da approfondire è quella sulle difficoltà fisiche del Napoli. Non è un dato verificato o verificabile nei numeri: la somma di chilometri percorsi dai calciatori ieri in campo è stata superiore rispetto all’ultimo successo netto, 5-0 a Cagliari (112 km ieri, 108 in occasione della partita in Sardegna). Quindi è più un problema psicologico, che influisce sulla qualità delle giocate piuttosto che sulla quantità di lavoro in campo. L’ha spiegato anche Sarri, nel postpartita di Reggio Emilia.

La riserva del Napoli, la mancanza di carburante, è soprattutto tecnico-tattica. È il discorso fatto nell’analisi tattica, sempre da Alfonso Fasano: quando il Napoli non è al top, scopre i limiti del suo organico e del suo sistema di gioco. Rispetto alla Juventus, che è quattro punti avanti. Rispetto ad avversari come il Sassuolo, bravo ad essere difensivo ed ordinato; fortunato a non subire gol sulle occasioni di Insigne (eravamo sullo 0-0) e a trovare il vantaggio alla prima occasione buona.

Il futuro

Mancano otto partite. Un periodo in cui è difficile immaginare cambiamenti sostanziali, al di là del reinserimento progressivo di Milik. Mettiamo insieme i punti, come per la Settimana Enigmistica: nel caso in cui Mertens, Insigne e Callejon – ma è un discorso che vale per tutti – dovessero continuare a palesare i limiti mostrati ieri, la possibilità di cambiare qualcosa mandando in campo un calciatore che permette certe modificazioni, può essere un’occasione. Già contro il Chievo, la prossima settimana, mancheranno Albiol e Jorginho. Probabilmente, due dei calciatori che più orientano le scelte strategiche di Sarri. Non pretendiamo l’immediato lancio di Milik da titolare, quantomeno di studiare un cambiamento in questo senso durante il lavoro settimanale. Il “Piano B” che è mancato finora per forza di cose, e che ora sembra necessario. Per mancanza di lucidità, perché il pallone inizia a diventare pesante. Anche per sopraggiunti limiti, se vogliamo. Nessun processo sommario, piuttosto l’invito ad andare ancora oltre. È possibile, è il sale dello sport.

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