Quando il Napoli non è al top, diventa limitato e ripetitivo

Sassuolo-Napoli, l’analisi tattica. Quando la qualità dei calciatori è depotenziata dalla situazione, la squadra di Sarri paga i limiti del suo sistema codificato.

Quando il Napoli non è al top, diventa limitato e ripetitivo
Foto Ssc Napoli

Le scelte di Iachini

Due settimane dopo Napoli-Genoa, un replay di Napoli-Genoa. Per le scelte fatte da Sarri, per le scelte fatte dal tecnico che ha affrontato Sarri. Dal punto di vista difensivo, il Sassuolo di Iachini ha deciso di ripercorrere in maniera quasi lineare il piano partita impostato da Ballardini al San Paolo. Il modulo, il tipo di pressing, i movimenti degli uomini: il Napoli è stato inibito nello stesso modo, non tanto per la qualità delle occasioni costruite ma per la pura quantità.

A fine partita, le conclusioni della squadra di Sarri sono state 12, di cui 5 nello specchio della porta (traversa di Milik compresa). Una quota più bassa rispetto alla media stagionale (17.3), che spiega i ragionamenti fatti dai tecnici che affrontano il Napoli: so di dover concedere qualcosa, cerco di fare il massimo per concedere il meno possibile. Vediamo com’è andata ieri.

Come bloccare il Napoli

Fin dai primi istanti di partita, il Sassuolo ha ricreato lo stesso scenario visto due settimane fa al San Paolo. Tre difensori deputati alla cura dei tre attaccanti del Napoli; due esterni a coprire le fasce, e a rinculare in fase di non possesso; tre centrocampisti a ricreare uno contro uno posizionale nei confronti della linea mediana di Sarri. Nel frame appena sopra, la disposizione è chiarissima.

Nel cerchio bianco, Mertens si abbassa per giocare il pallone tra le linee e viene seguito altissimo da Acerbi, che lascia vuoto il suo spazio nella linea difensiva (rettangolo verde a destra). I quattro difensori rimasti del Sassuolo (i due centrali più Rogerio e Lirola) sono bassissimi; Insigne e Callejon stringono in mezzo su linee differenti, portando a scalate diverse: Goldaniga segue Lorenzo, in alto a destra, Callejon è troppo arretrato e accentrato e quindi non viene tallonato da Peluso; Allan ha lo spazio per andare in ampiezza, ma Rogerio agisce come terzino di contenimento. Infine, il centrocampo: Jorginho è seguito da uno degli attaccanti, Missiroli, Sensi e Mazzitelli presidiano le linee di passaggio.

La fatica del gol

In questo modo, il Napoli riduce la sua produzione offensiva. Le occasioni capitate prima del vantaggio del Sassuolo, a ritmo basso, sono state costruite quando i meccanismi e gli appoggi che li attuano sono stati precisi. Non è un caso che l’accuratezza nei passaggi del Napoli, a fine partita, sia stata pari all’85%. Una quota decisamente più bassa rispetto alla media stagionale (89%). Anche Sarri, nel postpartita, ha parlato di «scarsa precisione» ed «errori tecnici». Il “problema” del Napoli, in questo periodo complicato, è proprio questo: la squadra di Sarri ha bisogno di alta qualità per portare a termine il proprio gioco e trovare il gol. Parliamo di costruzione, come di conclusione. Quando questa qualità manca, e le squadre avversarie giocano (giustamente) una partita soprattutto difensiva, il Napoli fa fatica a creare occasioni pulite. E quelle create non vengono finalizzate.

Era accaduta la stessa cosa col Genoa, la partita fu risolta da una palla inattiva. Ieri, invece, la palla inattiva è capitata al Sassuolo. Che, come leggiamo nei numeri, ha creato le sue occasioni offensive solo in seguito ad errori del Napoli. È ovviamente un demerito della squadra di Sarri, imprecisa anche negli uomini difensivi. La mappa dei tiri dei neroverdi, sopra, chiarisce questo concetto: le cinque conclusioni realmente pericolose sono concentrate tutte in occasione del gol (arrivato dopo il palo di Peluso) e all’inizio della ripresa.

Per il resto, le interpretazioni offensive della squadra di Iachini sono state limitate a tentativi di risalita secondo lanci lunghi (80 su 206 palloni giocati) e riconquista della palla in fase di pressione. Ripetiamo il concetto precedente: contro una squadra dalla qualità del Napoli, la scelta deliberata di un piano partita difensivo è rischiosa, ma può pagare. Ieri ha pagato, per esempio.

Le alternative del Napoli

Partiamo dal gol di Callejon (autogol di Rogerio) per introdurre il concetto delle alternative. La presenza di Milik in panchina consente al Napoli e a Sarri di variare gli sviluppi del gioco in fase offensiva. La presenza di un attaccante con le caratteristiche del polacco, fisicamente portato e mentalmente addestrato all’attacco della porta, rende possibile il cross verso il centro, alto o basso: Mario Rui, in questa azione, mette il pallone tra il portiere e la linea difensiva, Milik porta via un uomo allo schieramento posizionale della difesa avversaria e Callejon fa il resto sul lato opposto.

Con Mertens, invece, le chance diminuiscono: la struttura fisica dell’attaccante belga lo porta ad un movimento naturale verso il centro dell’area, per poter ricevere il pallone basso da battere in rete. In questo modo, il calciatore del Napoli sull’esterno è meno portato a cercare il servizio a centro area, o sul secondo palo – dove c’è il solo Callejon. Inoltre, il difensore preposto alla marcatura di Mertens non deve accorciare (come è costretto a fare Acerbi nell’animazione di sopra, per seguire Milik) ma può restare a presidio del proprio spazio.

Un discorso ciclico

Il Napoli di e con Mertens è una squadra che ha bisogno di essere perfettamente in forma per poter venire a capo di partite sporche. O di un episodio favorevole, come ad esempio contro il Genoa. Solo quando i meccanismi funzionano bene, e con precisione, è facile trovare il gol. Altrimenti, c’è da perseguire un aumento di intensità che ha bisogno ancora di una maggior cifra qualitativa. È un discorso ciclico, torniamo al punto precedente: se il Napoli offre una prestazione imprecisa e ricca di sbavature, come quella di ieri a Reggio Emilia, fa fatica a creare occasioni pulite. E se quelle create non vengono finalizzate, la cosa si mette male.

Quindi, c’è bisogno di un’alternativa. Come Milik, appunto. Solo che finora il polacco è mancato, nel lavoro settimanale più che in partita. Privando quindi il Napoli di uno studio più approfondito rispetto ad un “Piano B” da applicare in situazioni di emergenza. Dopo il pareggio con l’Inter, scrivemmo che la ripetitività del Napoli «è un limite del dispositivo di Sarri. Ma è un limite controbilanciato dai risultati eccellenti ottenuti finora grazie a tutti i pregi dello stesso sistema. I punti conquistati finora sono stati barattati con la ripetitività di alcuni concetti. E con la necessità che i migliori calciatori siano sempre precisi nelle scelte e nei momenti determinanti». Ieri, a Sassuolo, abbiamo visto la dark side di questo racconto.

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