Noi italiani all’estero siamo senza patria anche perché votiamo un Paese che non c’è

Siamo i cervelli in fuga, ma al momento del voto diventiamo i coglioncini che non capiscono i problemi dell’Italia. Infatti votiamo Pd e Sì al referendum. Siamo i rafaeliti della politica

Noi italiani all’estero siamo senza patria anche perché votiamo un Paese che non c’è

Siamo i cervelli in fuga (quando fa comodo)

Queste poche righe sono dedicate alla totale irrilevanza di noi famosi “italiani all’estero”. È una irrilevanza leggera, passeggera, ininfluente nel poco e nel molto.

Durante i mesi e gli anni lontani dalle campagne elettorali (pochi, tipicamente, in Italia) siamo i cervelli in fuga, il Meridione depredato, le lettere lagrimevoli alle uggiose rubriche sui giornali, il motore lontano del Paese che rende fiere le puntate di approfondimento politico e sociale della prima serata della tv nazionale. Poi si vota e ci trasformiamo in dei coglioncioni lontani che hanno smarrito il polso dei problemi reali del paese, che non comprendono il cuore dei discorsi perché dove si soffre ci sono nati ma non cresciuti. Che non capiscono il campionato italiano.

I rafaeliti della politica

Insomma esiste un rafaelitismo della politica, ed esso è composto dagli expat alla amatriciana quali noi siamo. Somigliamo ai bambini che scrivono poesie di Pasqua e Natale alle elementari: servono alle mamme per fare belle figure con le zie durante le feste, ma poi rimaniamo dei soggettoni fuori da ogni gioco rilevante e le compagne di classe finiscono sempre col preferire il figlio del custode che mette le miccette nella serratura della scuola perché ruba le chiavi al padre la notte.

Gli italiani all’estero sono per loro costituzione rafaeliti. Hanno scelto di essere stranieri in un altro paese e finiscono con esserlo nel proprio. Si iscrivono a quel delirio chiamato AIRE per mandare un voto, dieci anni dopo essere venuti via da Soccavo puramente per curiosità, eppure quella scheda – che magari dice candidamente che i problemi dell’Italia sono quelli di tutti, che magari spinge per esperienza a ripartire con meno inutile mitologia del passato e più concentrazione su quanto si può raggiungere nel presente  – non racconta niente. Sono anni che gli italiani all’estero votano in controtendenza – favorevoli al referendum del 4 dicembre e premiando il PD alle ultime politiche – senza che ci sia un solo giornale nazionale a spendere due righe sul fenomeno. Non si dica provincializzazione, per carità di dio. Ci si offende. Si chiama sbadataggine.

Una volta partiti, sarete sempre stranieri

Per cui le mie righe sono per voi, fratelli e sorelle italiani che state riflettendo sul da farsi, interrogandovi se sia il caso di vincere la paura e partire. La mia esperienza mi permette di consigliarvi di farlo. Nessuno può voler vivere tutti i suoi anni nello stesso luogo. O nella stessa squadra. Solo fate attenzione ad una cosa: una volta partiti sarete sempre stranieri. Sarete sempre mercenari. Riempitivi per per qualche dodicesima pagina o orgoglio passeggero per qualche parente. Sarete per sempre rafaeliti – a gioire per l’unica coppa degli ultimi anni che il presidente padrone e il tifo identitario vi strapperanno di mano la sera del trionfo. Voi sorridete. Contate i trofei vostri, personali. A ciascuno il suo momento di gloria.

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  1. Non capisco il motivo per il quale gli italiani all’estero debbano avere una rappresentanza in Parlamento. Tanto per fare qualche esempio, agli italiani di Svezia o Danimarca, cosa gli cambia se il nostro sistema sanitario fa pena o se raddoppiano le tasse universitarie? Loro, gli italiani dell’altrove, continuerebbe a fruire dei servizi dei paesi in cui vivono. Quindi perché dovrebbero avere dei rappresentanti le cui decisioni non ricadono sui propri elettori. È folle , ingiusto, antidemocratico. È come se io, napoletano di nascita, ma toscano di residenza da un trentennio, avessi conservato il diritto di votare per le comunali partenopee. Via, giù

  2. Io comunque sono mazzarriano, la verità

  3. stefano de simone 7 marzo 2018, 15:02

    L’ho sempre detto che i cervelli sono fuggiti dal Paese e sono rimaste solo molte zucche vuote…..

  4. Ma perche’ votate? Siete intenzionati a rientrare nei prossimi 5 anni? No? E allora cosa significa votare per delle persone che non vi rappresentano? Capisco chi sta fuori per uno o due anni ma qui siamo fuori per restarci, i nostri figli sono stranieri, non ha senso votare per chi prendera’ delle decisioni che non avranno effetto su di noi.

    Io poi non voterei neanche fossi in Italia, ma quello e’ un altro ragionamento.

    • Mah, non puoi mai sapere i motivi per tornare possono sempre esserci. Poi c’e’ il fatto che gli eletti alla circoscrizione estero dovrebbero farsi voce di alcune istanze degli expat…

  5. Cervelli in fuga(pochi) molti invece i camerieri, i tassisti, i baristi e i pizzaioli. Forse esprimono una maggiore razionalità non essendo avvelenati quotidianamente dal rancore e dal malessere espresso dai social media. L’Italia paese “di merda” , dove non funziona nulla, regno della corruzione e del malaffare non è loro patrimonio. Forse.

  6. Giuseppe Corvino 6 marzo 2018, 18:00

    più semplicemente: esportiamo materia grigia e lasciamo dentro materia marrone. Esportiamo professionisti e lasciamo ignoranti.

  7. Forse non e`che noi all’estero siamo meno ipocriti e riusciamo a percepire le differenze tra quello che serve ad un paese e il populismo becero e razzista?
    Non e’ possibile che leggendo una stampa non condizionata e faziosa pensiamo sempre e solo al minore danno visto che la mezza parolina la sentiamo sempre dagli altri. Quando ascoltiamo i nostri colleghi che si meravigliano che siamo quelli eletti a Bruxelles sono i “fantasmi” che appiano solo per prendere qualche gettone di presenza. Siamo quelli che che pagano di più e non sono in grado di utilizzare i fondi comunitari perch`in Italia si perde tempo a pensare a sparare più grossa degli altri o a scopiazzare le riforme degli altri e poi falle fallire per faide interne e restare sempre fanalini di coda di questa Europa. Noi all’estero abbiamo fatto una scelta ponderata e coraggiosa, ma vivendo in ambienti completamente diversi dall’Italia forse riusciamo a percepire cosa serve a l’Italia. Rafaeliti di forza meglio la coppetta del nonno, che occhi pieni e mani vuote. Indicarci come cervelli in fuga e’ l’immagine più tetra, siamo Italiani alla ricerca di quello che l’Italia in modo ipocrita priva i suoi cittadini e tra populismi e razzismi che corrono per quello scanno che gli garantisce un vitalizio forse siamo controcorrente nel volere una politica più sociale e meno xenofoba, ma alla fine “il popolo burino e`sovrano”

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