Repubblica: Serie A vicina al pareggio di bilancio solo grazie alle plusvalenze (691 milioni)

Il rendiconto economico del campionato è (quasi) positivo solo in apparenza: la difficoltà dei club sta nell’aumentare i ricavi degli stadi e delle sponsorizzazioni.

Repubblica: Serie A vicina al pareggio di bilancio solo grazie alle plusvalenze (691 milioni)

Le due facce della medaglia

Serie A, perdite da 28 milioni nell’ultimo rendiconto stagionale (2016/2017). Ci sarebbe e c’è da esultare, se non fosse che questo buon risultato economico nasce dalla dittatura delle plusvalenze. Lo spiega Repubblica in edicola questa mattina, sommando i dati dei 20 bilanci del massimo campionato italiano. E stendendo un vero e proprio rapporto medico sui conti del calcio.

Torniamo alle plusvalenze – che, ricordiamolo, rappresentano il surplus economico tra acquisto e rivendita di un calciatore a bilancio -: toccano quota 691 milioni, in aumento del 102% rispetto alla stagione 2015/2016 (342 milioni). COsa vuol dire: il dato finale, quello dei 28 milioni di rosso a bilancio, è drogato da quelle che sono entrate straordinarie e non strutturali. Da quel punto di vista, quello dei ricavi al netto del calciomercato, il calcio italiano ha vissuto una crescita lenta (lentissima). Dai 2182 milioni dello scorso anno, siamo a 2715. Qui ci sarebbe da stappare lo champagne, se non fosse che il sistema è tenuto in piedi dai diritti televisivi (54%) e da entrate commerciali in aumento (417 milioni, +40% rispetto allo scorso anno) ma ancora lontanissime da altre realtà. I nostri 417 milioni, pari al 15% del fatturato, corrono con il 29% della Premier e contro il 41% della Bundesliga.

Crescono i debiti

Il risultato di questa politica economica, secondo Repubblica e secondo i conti, è facilmente individuabile: aumento dei debiti. Sì, perché i soldi incassati dal calciomercato (entrate straordinarie, ricordiamolo) sono incassati a rate. Sono quindi “virtuali” nei bilanci. Le 20 squadre di Serie A toccano quota 3,4 miliardi di debiti lordi. Media di 170 milioni per squadra.

Il vero problema, quindi, sta nell’incapacità di far rendere i club in altri settori del business. Gli stadi, ad esempio, che incidono per l’8,3% delle entrate (226 milioni). Contro il 16% della Premier e il 20% della Liga. Dal punto dei vista dei costi, la situazione è meno negativa. C’è stato un aumento nelle spese del personale, ma limitato (+4%, totale 1,37 miliardi). Questa è la voce più pesante del bilancio completo, incide per il 45% sui ricavi complessivi (con plusvalenze) e addirittura per il 61% su quelli “netti” (escluso plusvalenze).

ilnapolista © riproduzione riservata