Milan-Arsenal dimostra che la Serie A è periferia tecnica (ma ci sono le eccezioni)

La notte di San Siro segna la distanza con la Premier League. Ma Juventus, Roma e Napoli spiegano che fare calcio di livello internazionale anche in Italia.

Milan-Arsenal dimostra che la Serie A è periferia tecnica (ma ci sono le eccezioni)

Percezioni

Guardare Milan-Arsenal, ieri sera, ci ha lasciati interdetti. Non siamo catastrofisti, non giudichiamo così male o in maniera così severa il calcio italiano rispetto ad altri movimenti, la Premier ha dei problemi – basta guardare proprio l’Arsenal – esattamente come la Liga e la Bundesliga. Tornando al match di ieri sera, però, è impossibile non pensare all’evidenza di un gap enorme tra i rossoneri e i Gunners. Ovvero, la sesta forza della Serie A e la sesta forza della Premier League. Lo 0-2 finale è un risultato bugiardo, ma per difetto.

Certo, ogni analisi va circostanziata. Da una parte abbiamo un club che ha appena cambiato proprietà (in un modo decisamente nebuloso, ma vabbè), dall’altra abbiamo una squadra trombata eccellente dalla Champions League. Nel senso che questa è la prima stagione fuori dalla maggior competizione europea dopo vent’anni di partecipazioni continue. Non eccezionali, a parte casi isolati, ma continue. Questione di forza dei calciatori, di enorme differenza di intensità nel gioco e del gioco. Tutta roba che si costruisce e si alimenta nel tempo, non si possono e non si devono condannare il Milan e Gattuso.

Però, ripetiamo: la differenza è parsa gigantesca. E ci porta a riflettere non tanto sul nostro campionato, ma su come la qualità e la stabilità di un progetto tecnico siano fondamentali per competere a certi livelli.

Juventus, Napoli, Roma

Il nostro ragionamento parte dall’evidenza dei risultati: le tre squadre migliori della Serie A, nell’ultimo lustro, sono state Juventus (sopra tutte, ovviamente), Roma e Napoli. La regina e le due “reginette”, ormai dal 2013 sono loro che si alternano al secondo posto. Quest’anno, inoltre, la lotta scudetto sembra essere vera per la prima volta, o comunque si è basata finora su un duello reale, con il Napoli che è ancora (virtualmente) davanti. Insomma, al netto degli stravolgimenti di mercato, i progetti di questi tre club sono quelli più riconoscibili, più stabili, con la migliore qualità e i migliori esiti.

Ecco, Juve e Roma sono ancora in Champions League. I bianconeri sono reduci da due finali, hanno appena battuto il Tottenham (quarto in Premier). I giallorossi potranno accedere ai quarti di finale battendo in casa lo Shakhtar Donetsk. Un’impresa non impossibile. In autunno hanno eliminato l’Atletico Madrid e hanno relegato il Chelsea al secondo posto del gironcino. Il Napoli non ha giocato una grande stagione europea, ma è reduce da un’annata con una Champions di altissimo livello, con un ottavo perso ma di grande crescita contro il Real Madrid. E nel 2015 ha sfiorato la finale di Europa League.

Cosa vogliamo arrivare a dire: Milan-Arsenal segna la grande distanza tra Serie A e Premier, ma il gap si restringe quando la squadra italiana che affronta quella di Premier League ha un’identità e una forza radicate, riconosciute. Ha un progetto in fase più avanzata, per dirlo in maniera semplice. Il campo è sempre una conseguenza di ciò che avviene fuori, in società, noi saremmo anche di parte ma crediamo che Napoli-Arsenal non sarebbe finita così. O meglio: lo 0-2 è un risultato possibile, d’altronde il Napoli-Lipsia è finita 1-3. Ma le percezioni erano diverse, tutti eravamo coscienti che il vero Napoli avrebbe potuto battere il Lipsia. E lo stesso discorso vale per Roma e Juventus, figuriamoci.

Crescere in periferia

Il Milan è parso lontano anni luce dall’Arsenal perché la qualità dei calciatori-chiave di Wenger è decisamente più alta rispetto a quella dei Suso, Cahlanoglu, Bonaventura di Gattuso. Il campionato italiano, in questo momento storico, è periferia tecnica perché è periferia economica. Proprio per questo, l’unico modo per tenere il passo è stabilizzare lavoro ed obiettivi, è costruire una progetto serio. Che, appunto, tenti e tenda ad uscire dalla periferia.

La stessa Lazio, ieri sera, ha offerto più o meno le stesse sensazioni. La Dinamo Kiev ha una dimensione non molto dissimile dai biancocelesti, che però hanno da recriminare sul risultato. Perché la Lazio è un dispositivo funzionante, che può aspirare ad un certo livello di prestazioni e di confronti. Poi c’è il risultato di una partita, ma quello può essere casuale. Appunto, basta guardare il 2-2 venuto fuori ieri sera all’Olimpico. O quello di Juventus-Tottenham, tre settimane fa.

Il Milan è all’inizio del suo percorso, e rispetto all’Arsenal ha un handicap abbastanza importante. C’è modo e tempo di lavorare, per i rossoneri, scoraggiarsi e buttare all’aria un intero movimento non è saggio, né tantomeno realistico. Merito della Juventus, per gran parte: le campagne europee dei bianconeri dimostrano che è possibile aspirare ai massimi livelli anche partendo dalla Serie A. Poi ci sono gli esempi di stabilità, la Roma, il Napoli e la Lazio. Che stanno crescendo, nonostante condizioni di partenza difficili. Ci vuole tempo, ci vuole calma. Ci vuole logica.

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