MaraZola e Fonseca in un Napoli-Cagliari: com’è nata la mia “malattia”

Da ischitano, scegliere il Napoli mi sembrava la cosa più ovvia. Vado ancora al San Paolo, che rispetto allo stadio sull’isola mi sembrava enorme la prima volta che ci andai.

MaraZola e Fonseca in un Napoli-Cagliari: com’è nata la mia “malattia”

Ho “rifiutato” Juventus e Milan

Sono nato nel 1982, disabile, in una famiglia dove non si seguiva il calcio. Avrei potuto avere vita facile scegliendo Juve o forse Milan come mi invitava a fare mio zio (ischitano ma milanese e milanista d’adozione). Invece scelsi il Napoli perché mi sembrava una scelta ovvia. Tifare per la squadra più vicina. Mio zio a fine anni 90, quando avevo tra i 15 e i 16 mi invitava a cambiare squadra. “Il Napoli sta per fallire, tifa Milan, vinci sicuro.” Io rispondevo ingenuamente che il Napoli si tifa sempre a prescindere da tutto. Non avevo capito ancora che il Napoli era diventata una malattia. E nessuno mi aveva trasmesso il virus.

Napoli-Cagliari

Non c’è quindi un giorno all’improvviso specifico. L’epopea Maradona non la conoscevo. Per me c’è stato MaraZola. Solo anni dopo ho visto quasi tutti i gol di Diego. Il mio primo match al San Paolo fu un dì di fine febbraio, Napoli-Cagliari 1994 (1-2, per noi segnò Fonseca su rigore), avevo 11 anni, e il vicino stava per andare al San Paolo, mi invitò a seguirlo e con mio padre andammo a vederlo. Si poteva ancora fare il biglietto al botteghino, qualche minuto prima della partita, il vicino aveva l’abbonamento alla Curva A inferiore. Abituato al “Mazzella” d’Ischia, quello stadio mi sembrava un’enormità. E solo 15 anni dopo vidi che, dai distinti superiori, il San Paolo era ancora più bello – oltre che poco accessibile per i miei problemi. Quest’anno ci sono andato tre volte. Sempre alle 15, perché di sera, correre sul porto è impossibile, non sapete come soffro il non poter vedere un big match, visto che si fanno solo di sera.

Posso dire però cosa ho pensato al gol di Maradona ai mondiali americani. Ero in ospedale a Roma e nel mentre esultavo a tutta forza dicevo tra me e me: “Che mi sono perso!” pensando al periodo d’oro napoletano. Probabilmente quel Napoli Cagliari del 27 febbraio fu la freccia definitiva, fu il giorno all’improvviso, ma credo che la storia lo stesso non sarebbe cambiata.

 

In questo articolo, tutte le lettere pubblicate dal Napolista nella campagna “Un giorno all’Improvviso”.

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