La richiesta d’aiuto dei lavoratori MediaWorld arriva al Ministero

Non migliora la situazione dopo lo sciopero del 3 marzo. Molte le sedi italiane in chiusura, mentre il silenzio aziendale continua. E allora i sindacati si rivolgono a Roma

La richiesta d’aiuto dei lavoratori MediaWorld arriva al Ministero

Sabato scorso i lavoratori del Mediaworld di Casoria hanno scioperato tutto il giorno – con tanti altri colleghi in tutta Italia – perché l’azienda nega da tempo di confrontarsi con loro, non assicurando ai suoi dipendenti il rispetto a cui avrebbero diritto.

I precedenti

I sindacati, in quell’occasione, ci hanno scritto una lettera che abbiamo pubblicato ma le cose, da allora, non sono migliorate, tanto che, a distanza di una settimana, i lavoratori ci hanno contattati di nuovo per raccontarci i tentativi fatti dall’azienda per contrastare il loro sciopero.

Mediamarket contrasta lo sciopero

L’azienda, dicono, “ha messo in atto azioni di contrasto sostituendo le lavoratrici ed i lavoratori o offrendo colazione e pranzo a chi non scioperava”, ma questo non ha fermato l’ondata di sciopero “che ha percorso tutta Italia”.

Ci hanno anche inviato il messaggio che, il lunedì successivo allo sciopero, il board aziendale ha pubblicato sulla rete intranet e che suona, agli occhi degli scioperanti, provocatorio nei loro confronti.

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Chiudono Roma e Grosseto

La situazione li preoccupa non poco e, non ricevendo segnali distensivi dall’azienda, e neppure disponibilità ad un colloquio, i lavoratori non sanno più cosa fare. Una situazione generalizzata, che riguarda le sedi Mediamarket di tutta Italia, non solo quella di Casoria. “Le risorse umane di Mediamarket  hanno comunicato ai colleghi dei punti vendita di Roma che entro il 15 marzo molti di loro riceveranno la lettera di trasferimento verso altre sedi italiane e allo scadere del contratto di solidarietà, quindi dopo il 30 aprile, saranno costretti a trasferirsi a centinaia di chilometri di distanza”, ci scrivono.

Stessa sorte toccherebbe al punto vendita di Grosseto che sarà chiuso tra pochi giorni: “I lavoratori hanno già ricevuto lettere di trasferimento verso punti vendita distanti 400km dal precedente e spesso si tratta di lavoratori part-time. Questo pur avendo l’azienda altri punti vendita in Toscana”. Succederà probabilmente lo stesso ai dipendenti in esubero dello store di Casoria, circa 15: “Trasferirsi a 400km o oltre obbligherà alcuni colleghi di cui molti anche part-time a licenziarsi”.

Nessuna garanzia per il perimetro occupazionale

I sindacati aggiungono: “L’azienda non ha neppure garantito ai dipendenti che verranno trasferiti la tenuta del perimetro occupazionale. Infatti il punto vendita di Grosseto fino a pochi mesi fa veniva indicato dall’azienda come un store in cui potersi trasferire e colleghi di altri store in difficoltà che si sono trasferiti a Grosseto oggi si trovano a dover di nuovo rivoluzionare la propria vita ritrasferendosi in un’altra parte d’Italia a centinaia di km dalla precedente”.

I sindacati chiedono aiuto al Ministero

Nonostante i tentativi di colloquio con i vertici aziendali, i lavoratori si sentono abbandonati. I sindacati si sono quindi rivolti al Ministero del Lavoro, raccontando tutta la vicenda che li vede coinvolti e chiedendo di essere convocati presso il Ministero assieme all’azienda: “Vorremmo che l’impresa fornisse di fronte alle istituzioni i dati e le informazioni che fino ad ora ha negato”. Non resta che aspettare la mossa del Ministero.

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