Due anni fa, a San Valentino, il gol di Zaza. Il Napoli di Sarri smentisce Giambattista Vico

Le vittorie si contano e si pesano, e quella sulla Lazio è la più pesante della stagione. Certifica la crescita mentale del gruppo in questi due anni, da quel maledetto sabato a ieri sera.

Due anni fa, a San Valentino, il gol di Zaza. Il Napoli di Sarri smentisce Giambattista Vico

Il tempo non è passato invano

Ci sono vittorie e vittorie. Come per i voti, anche i successi in campionato non solo si contano ma si pesano. E quello di ieri sera del Napoli sulla Lazio – 4-1 in rimonta, l’ennesima – segna uno spartiacque nel campionato e non solo in quello della squadra di Sarri. Oggi, nella nostra rassegna stampa, ci siamo soffermati non a caso sull’analisi de La Stampa. Garanzini sa di calcio, e ha centrato lo stato d’animo dell’universo bianconero: “il gol di De Vrij sembrava la svolta della stagione”. Gol cui è seguito un primo tempo confuso del Napoli, con la Lazio che pur senza dominare sembrava padrona del campo.

Era il 10 febbraio. Di questi tempi, due anni fa, allo Juventus Stadium si consumò il sorpasso firmato Zaza che decretò la fine del sogno del primo Napoli di Sarri e forse anche la decisione di Higuain di lasciare Napoli. Era il 13 febbraio, vigilia di San Valentino.

Un lavoro non solo sulla tattica

Due anni non sono passati invano. Con buona pace di Gonzalo. È nella differenza tra questi due sabato di febbraio che c’è tutto il lavoro compiuto da Sarri con il suo gruppo. Un lavoro che non riguarda solo il campo. Un miglioramento continuo e progressivo, un’attenzione a tanti dettagli della preparazione: tattica sì, ma non soltanto. C’è stata una evidente crescita mentale del gruppo. E la parola gruppo non è soltanto un’incursione nell’universo della retorica.

La forza dei non titolarissimi

Maurizio Sarri si è ritagliato l’immagine di tecnico legato a una idea fissa di formazione. Non ama cambiare per cambiare. Non crede molto alle graduatorie di minuti giocati. Lo abbiamo scritto anche noi molte volte. L’ultimo ad averlo detto è stato in settimana Giaccherini. È vero, pensieri che – come sapete – condividiamo. Eppure la partita di ieri sera ha smentito anche questa versione del lavoro di Sarri. Il Napoli ha giocato una delle partite più complesse della stagione – contro la Lazio terza in classifica – senza Ghoulam, senza Albiol, senza Chiriches, e nel secondo tempo senza Hamsik.

La maniacalità degli allenamenti

E la reazione è stata travolgente. Il Napoli ha invertito una situazione complessa, grazie a un complesso di fattori. Alla maniacalità degli allenamenti, all’abitudine di certe giocate come quella che ha consentito il pareggio di Callejon alla fine di un primo tempo che si stava chiudendo col vantaggio della Lazio. Poi c’è stata la reazione rabbiosa che poggia su un sistema di gioco collaudato. E che sul 3-1 ha trovato l’apoteosi del calcio di Sarri con l’azione che ha portato al quarto gol di Mertens.

Non casualmente, proprio il quarto gol è arrivato così. Quando c’è stato spazio per la gioia degli occhi. Ma ce ne sono stati altri tre prima. Che sono arrivati in maniera diversa – anche fortunata, perché la fortuna è una componente essenziale e poi sa sempre dove andare – a conferma che la crescita del Napoli è stata complessiva. Su una base tecnico-tattica, Sarri ha lavorato alla crescita mentale del gruppo che oggi sente di poter reagire a qualsiasi avversità. Che sa usare il fioretto e la spada. Che è sempre con la testa nella partita. Sempre. È entrata negli ingranaggi psicologici dello sport. È questa – a parere di chi scrive – la svolta del Napoli di Sarri.

Lo sgomento degli avversari

Per questo, oggi basta farsi un giretto negli spazi condominiali degli avversari per notare un certo sgomento dopo il successo di ieri sera. Il campionato è aperto, ma se vinci otto partite consecutive – subendo un solo gol – e sei ancora dietro come due mesi fa (e come dall’inizio dell’anno) qualche domandina cominci a portela. C’è anche – persino tra gli juventini – chi fa complimenti spassionati al Napoli. Gli azzurri avranno pure la rosa corta – così dice la vulgata – eppure se ha un problema il capitano, entra Zielinski (non sappiamo quanti hanno i nostri cambi in mezzo al campo); eppure quando Sarri è costretto a schierare Tonelli dal primo minuto, viene fuori la partita più bella della stagione; per non parlare di Mario Rui che ha sostituito Ghoulam forse il giocatore più in forma al momento dell’infortunio.

C’è un problema davanti, lo sappiamo, ma del calciomercato abbiamo parlato in abbondanza e lo ha fatto anche Sarri. Ma ieri sera il Napoli ha inviato un messaggio chiaro: non ci saranno regali né cali di concentrazione. Napoli è la terra del calcio spettacolo, del tiqui taca vertical, ma anche di una ferrea forza mentale: caratteristica non inferiore alle altre. Perciò ieri abbiamo scritto che il 10 febbraio 2018 è una data da cerchiare in rosso sul calendario. La data in cui si è dovuta arrendere persino la teoria di un napoletano illustre: Giambattista Vico e i suoi corsi e ricorsi storici.

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